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Lo spettacolo è fatto di sola voce, ecco i 'Teatranti dello Stivale': "Performance da ascoltare"

L'esperienza della compagnia teatrale 'virtuale' nata dall'idea di Vincenzo Di Bari e Alessia Mereu. Dalla Puglia alla Lombardia, il gruppo unisce attori e attrici con disabilità visiva: "Raccontiamo storie e stati d'animo con voce e suoni"

Mettere 'in scena' uno spettacolo teatrale usando solo la voce. E' quello che dal 2020 fanno 'I teatranti dello Stivale', compagnia teatrale virtuale nata dall'idea di Vincenzo Di Bari e Alessia Mereu. Pugliese lui, sarda lei, Vincenzo e Alessia nella vita, oltre ad essere marito e moglie, condividono la passione per il teatro. La stessa che quattro anni fa, in pieno lockdown per il Covid, li ha portati a dare vita alla loro compagnia, che oggi conta 17 attori e attrici. Un gruppo di persone dai 19 ai 60 anni, con disabilità visiva, sparse in giro per l'Italia: c'è chi vive a Bari e in provincia, chi in Lombardia, chi in Toscana o nelle Marche. 

"E' proprio da qui che arriva il nostro nome", dice Vincenzo, 38 anni, un lavoro all'Università di Bari. "Ho sempre fatto teatro, e durante il lockdown volevo trovare un modo per continuare", racconta. Così, insieme ad Alessia, che all'epoca è la sua fidanzata e si trova in Toscana per completare gli studi universitari, nasce l'idea: "Un po' con il passaparola, un po' con gli annunci, abbiamo creato il nostro gruppo. Il primo podcast, basato su una storia scritta da Alessia, lo abbiamo pubblicato nel 2020. Non avevamo strumentazioni professionali, ma la cosa ci piaceva sempre più e siamo andati avanti, migliorando sempre più i nostri contenuti". Sino ad oggi, la compagnia, fatta di attori volontari che partecipano alle attività in maniera gratuita, ha dato vita a quattro lavori, tutti pubblicati online come podcast. Perché la caratteristica dei Teatranti dello Stivale è proprio questa: le loro sono opere teatrali da ascoltare. 

Una volta a settimana, la compagnia si riunisce attraverso incontri online, per preparare testi e spettacoli: "Nei laboratori, tenuti da me - spiega Vincenzo - lavoriamo moltissimo sulla voce. Non essendoci il linguaggio del corpo, chi ascolta deve immaginare, e quindi bisogna essere bravi a far immaginare la situazione, per questo diamo molta all'importanza all'impostazione vocale, all'improvvisazione". 

Attraverso le loro opere (disponibili online sulle principali piattaforme streaming), i 'Teatranti' affrontano i temi più vari. "Il nostro primo lavoro - racconta ancora Vincenzo - è stato tutto basato sulla fantasia. Abbiamo preso personaggi del passato, sia inventati che realmente esistiti, e li abbiamo catapultati nell'epoca attuale, immaginandoli alle prese con la tecnologia, per dire che sì, la tecnologia può essere importante, forse indispensabile, ma magari ci sono anche altri valori". Un altro dei podcast, invece, ha tratto ispirazione dal libro 'L'accarezzatrice' della scrittrice Giorgia Würth: "E' un testo che parla della figura dell'assistente sessuale, che in Italia non è legalmente riconosciuta. Abbiamo voluto dare un messaggio alla società, perché si tratta di una figura importante, che ha competenze medico-sanitarie e che per alcune persone con disabilità può essere indispensabile". L'ultimo lavoro, invece, scritto a quattro mani da Vincenzo e Alessia e pubblicato online proprio qualche giorno fa, è ispirato alla figura di un uomo che, pur avendo ogni ricchezza materiale, decide di diventare un senzatetto. "Il protagonista è un ragazzo pieno di beni materiali ma privo di amore ricevuto. Il protagonista è ispirato a una persona che ho conosciuto tempo fa: uno può avere anche tutto dal punto di vista materiale, ma non è detto che abbia effettivamente trovato il suo posto nel mondo".

Di recente, i Teatranti dello Stivale si sono esibiti anche 'in presenza', mettendo in scena uno dei loro spettacoli in occasione di una mostra sensoriale ospitata dalla Pinacoteca della Città metropolitana di Bari. "Abbiamo collaborato con l'associazione Tiche - racconta Vincenzo - che ha realizzato la riproduzione tridimensionale di alcune opere d'arte. Noi abbiamo portato in scena una storia che prossimamente uscirà anche sotto forma di podcast, recitando con il pubblico bendato". Un modo per far immergere lo spettatore in una modalità di fruizione diversa dello spettacolo teatrale: "Spesso nel linguaggio comune si dice 'andare a vedere uno spettacolo', 'andare a vedere l'opera'. Ma non è così: un'opera si può anche ascoltare. Noi, nel nostro modo di fare teatro, abbiamo messo da parte l'aspetto visivo per far capire che anche solo attraverso la voce e gli effetti sonori che richiamano il luogo in cui si svolge la scena, uno spettacolo può essere bello, si può fruire. Certo, quando la voce diventa l'unico strumento di espressione, è importante saperla usare al meglio, saper trasmettere tutti gli stati d'animo, ed è questo che noi cerchiamo di fare".
 

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