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Terapia monoclonale antiCovid al Policlinico, Saracino: "Un'altra arma contro il virus, valuteremo caso per caso"

A supervisionare la prima somministrazione è stata la direttrice dell'unità operativa di Malattie Infettive, Annalisa Saracino: "Le persone sono segnalate da medici di medicina generale e Usca, non ci sono altre vie"

“Il messaggio deve essere chiaro: a segnalarci i casi di pazienti cui è possibile somministrare la terapia devono essere i medici di medicina generale o le Usca attraverso appositi moduli, richieste arrivate in privato con email in queste ore non sono prese in considerazione”. Lunedì 29 marzo nell'ambulatorio di malattie infettive del Policlinico di Bari è avvenuta la prima somministrazione della terapia monoclonale antiCovid per via endovenosa su un uomo di 38 anni a pochi giorni dall'insorgenza dei sintomi della malattia. In questi giorni ne avverranno delle altre fino all’entrata a regime della macchina organizzativa del presidio sanitario, cui partecipano tutte le unità operative coinvolte nell’emergenza Covid. Così come avverrà negli altri centri scelti sul territorio. A supervisionare la prima somministrazione è stata la direttrice dell'unità operativa, la professoressa Annalisa Saracino, che fornisce alcune raccomandazioni e spiegazioni.

“La terapia – sottolinea - non può essere somministrata a tutti, ma solo a chi ha contratto il virus e non ha sviluppato polmonite severa. Le regole sono stabilite dall’Agenzia del farmaco Aifa e prescrivono la somministrazione in alcune precise categorie di pazienti a rischio in assenza di una serie di patologie entro dieci giorni dall’insorgenza dei sintomi e dopo risultato positivo del tampone molecolare, ma realtà è necessario intervenire nei primissimi giorni perché sia il più possibile efficace. In base alle richieste dei medici generici attraverso gli appositi moduli valutiamo se sia il caso di somministrare una terapia comunque costosa per il nostro sistema sanitario e chiamiamo a stretto giro”.

Saracino spiega anche come agisce tecnicamente la terapia. “Funziona – racconta -  con la somministrazione delle immunoglobuline proteine anti-Spike prodotte in laboratorio.Gli anticorpi si legano alla proteina per bloccare la replicazione del virus, contenendone così la progressione e l’evoluzione verso forme severe della malattia. L’immunizzazione è definita passiva, a differenza di quella del vaccino, ed è temporanea. L’obiettivo è quindi ridurre i casi gravi, l’ospedalizzazione e la mortalità. Ma non è garantita l’efficacia al 100 per cento, anche perché non c’è ancora un’ampia letteratura scientifica in materia

Il farmaco ha anche un minimo di effetti collaterali, per questo la somministrazione deve avvenire sotto osservazione, per circa un’ora. Le richieste sono già tante e il gruppo multidisciplinare creato dalla direzione sanitaria del Policlinico, con il coinvolgimento di infettivologi, pneumologi, rianimatori, internisti, sta valutando le singole schede cliniche e validato la proposta terapeutica richiedendo la fornitura del farmaco alla farmacia ospedaliera del Di Venere. “Fin dall’inizio della pandemia – ricorda Saracino - siamo abituati alla valanga di lavoro, quindi saremo in grado di dare le risposte richieste valutando caso per caso se somministrare la terapia, che rappresenta una soluzione ponte utile nella lotta al Coronavirus, una più ampia copertura vaccinale”.

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