Venerdì, 19 Luglio 2024
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Da Toritto al premio in moda a Milano: il laureando Marco Servedio convince con una collezione per gli operai

Il premio del Fashion System assegnato al progetto sulla sicurezza nei cantieri nel corso di IED Avant Défilé 2024, evento graduate dell’Istituto Europeo di Design. Tra i 10 finalisti anche Stefano Marra di Bari, che si ispira al mito di Icaro.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Due giorni di sfilate e installazioni nel cuore di Milano - fronte Duomo (a palazzo Giureconsulti), tra invitati e passanti, addetti ai lavori e turisti, studenti e giornalisti - hanno portato lo sguardo dei neo fashion designer IED al pubblico di IED Avant Défilé 2024, evento graduate della scuola di moda IED Milano che ha coinvolto la città. Oltre 1100 i votanti che hanno decretato i tre vincitori tra le dieci collezioni dei giovani protagonisti, pronti ad affacciarsi al mondo delle professioni della moda. Il Premio del Fashion System, assegnato dal cavalier Mario Boselli dell’azienda Luxury Jersey, è andato a Marco Servedio, 21enne di Toritto (Bari) autore della collezione 3K ispirata al lavoro nei cantieri, anche grazie al papà operaio, e che pone l’accento sulla sicurezza e sulla prevenzione dei rischi. Tra i 10 selezionati per l’evento, anche Stefano Marra, 20 anni, nato e cresciuto a Bari, cha ha presentato una collezione ispirata al mito di Icaro. Marco Servedio, prossimo di laurea in Fashion Design in IED a Milano, compie gli studi superiori all’Istituto Nautico di Bari. Dopo la maturità a prendere il sopravvento è la passione per la moda, sentita sin da ragazzino. Si definisce determinato e dotato di un forte senso di responsabilità e vede nella sua curiosità un plus per le fasi di ricerca stilistica che precedono la progettazione. L’essenza della collezione workwear 3K, ma potenzialmente indossabile da chiunque, nasce dalla definizione giapponese dell’operaio: Kitanai (sporco), Kiken (pericoloso), Kitsui (esigente). La sua ideazione fiorisce nell’ambiente famigliare del designer: anche grazie a sopralluoghi nei cantieri, Marco ha la possibilità di riflettere sui rischi connessi e sull’importanza della prevenzione: normalmente, infatti, l’abbigliamento da lavoro presta scarsa attenzione nei confronti delle tipologie di fisicità ed è poco funzionale rispetto allo specifico lavoro svolto in termini di aderenza al corpo e di mobilità, di resistenza alle abrasioni e di impermeabilità. 3K impiega tessuti tecnici (Majotech) dalle alte funzionalità performative, resistenti alle abrasioni e all’acqua, traspiranti e dunque adatti ad ogni stagione, doppiamente protettivi contro gli agenti atmosferici. Guardando all’innovazione e alla sostenibilità, grazie all’inserimento di batterie e pannelli fotovoltaici in punti strategici in grado di alimentare dei led, i capi autoproducono la luce necessaria, ricaricandosi di giorno e attivandosi durante la notte per garantire maggiore sicurezza e visibilità agli operai. Completano la struttura accessori (YKK) che garantiscono mobilità e versatilità, agganciandosi e sganciandosi all’occorrenza: zip coil spalmate waterproof con doppio cursore bidirezionale, oltre a zip vislon e invisibili. Quanto a Stefano Marra, il neo designer frequenta le scuole superiori in Germania (Renania-Palatinato) e ercepisce sin da piccolissimo la passione per la moda, giocando con i ritagli di tessuto della nonna materna, sarta, e assimilando la forza della manualità dalla nonna paterna, professionista della maglia. Si definisce un iper-realizzatore, con un bisogno autodistruttivo di strafare. L’interesse per la psiche umana lo ispira nei suoi progetti, esplorando le emozioni spesso ignorate o tralasciate e toccando le debolezze e le paure dell’uomo moderno. La collezione uomo che ha presentato, Icaro, esprime la dicotomia tra annientamento e costruzione, sinergiche tra loro, ispirandosi al mito di Icaro: vuole dare un messaggio di rinascita, una speranza a partire dai propri errori e dalle proprie debolezze. Negli outfit emerge la volontà di ricostruzione, che si esprime nel mettere insieme elementi affini tra loro (pelli e piume di struzzo, o scarti di chiffon) per creare però qualcosa di completamente nuovo: gonne voluminose, casacche che incapsulano il corpo e che rimandano alla costrizione del volo, ma anche alla libertà di cadere. Tutto è connesso alla hybris di Icaro, la tracotanza del non conoscere i propri limiti, presentando capi che, nell’estetica distruttiva, rappresentino delle prospettive più inclusive e armoniose. “I nostri diplomandi hanno accolto una grande sfida, lanciata direttamente dal cuore di Milano: quella di aprirsi con coraggio e responsabilità a un pubblico ampio, di conoscenti e non solo, spiegando - ciascuno con il proprio linguaggio e la propria estetica - cosa significhi progettare e cosa stia dietro al pensiero che si tramuta, attraverso il Design, in azione” – commenta Olivia Spinelli, Head of Fashion School IED Milano, che ha curato anche la direzione artistica dell’evento. “Come scuola orgogliosamente italiana trasmettiamo ai nostri studenti e studentesse una metodologia che è figlia della nostra cultura, con uno sguardo sempre aperto allo scambio e alle commistioni e che va oltre il solo lavoro. Citando Ettore Sottsass - da un decalogo inedito del 1994, intitolato Design: come saranno i fiori funzionali? - ‘il Design in Italia non è una professione, è un modo di vivere’”. 10 in totale le installazioni statiche e 10 al giorno i momenti di performance live di IED Avant Défilé in cui gli outfit hanno preso vita dentro e fuori Palazzo Giureconsulti, in una cornice di racconto personale e collettiva insieme. Tra le altre tematiche affrontate nei progetti, accomunati dal potere altamente espressivo (se non addirittura “sovversivo”) attribuito all’abito e dall’esaltazione del legame con la famiglia e i luoghi di origine.

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