"Cacciata dal posto di lavoro perchè trans", parla Anita: "Oggi non ho più paura, non sono io a dovermi vergognare"

Con il supporto di Arcigay, assistita da un legale, ha ottenuto un risarcimento. La sua vicenda era stata resa nota con un nome di fantasia, oggi lei ha deciso di raccontarla "mettendoci la faccia": "Un gesto per dare coraggio a chi viene discriminato"

"Umiliata e offesa", mandata via dal posto di lavoro "per colpa di uno smalto", indossato senza mai immaginare che quel suo segno di femminilità avrebbe potuto scatenare insulti e discriminazioni. Perché lei come lavapiatti (in nero) in quella sala ricevimenti del Barese ci lavorava da circa un anno. Un anno in cui non aveva mai fatto mistero del percorso di transizione intrapreso per diventare una donna. 

A rendere nota la sua storia è stata nei giorni scorsi Arcigay, che ha supportato la ragazza mettendola in contatto con l'avvocato Maria Teresa Carvutto: così ha potuto ottenere un risarcimento danni per quanto subìto. Una "piccola rivincita" legale, a fronte di un'esperienza che l'ha profondamente segnata. Una vicenda finora raccontata usando nomi di fantasia. Ma oggi lei ha deciso di uscire allo scoperto, di raccontare la sua storia in prima persona, con il suo nome e il suo volto, perché, dice "ciò che è accaduto, purtroppo, non è fantasia. È la realtà. La realtà è che mi chiamo Anita e oggi voglio “metterci la faccia”. Oggi ho deciso di espormi. Oggi non ho più paura".

Anita, 23 anni, bitontina, oggi, dopo quello che le è accaduto, non ha ancora trovato un nuovo lavoro. "E' sempre più difficile, per noi", dice. Però vuole trasformare la sua esperienza in un messaggio per chi può trovarsi a vivere situazioni simili.

"Ho lavorato in quella sala da novembre 2017, tranquillamente - racconta a BariToday, ripercorrendo la vicenda - tutti sapevano di me. Nel corso dell'anno facevo vedere i miei cambiamenti nelle foto, non avevo mai nascosto il mio percorso di transizione, a volte ricevevo anche degli apprezzamenti. Comunque indossavo sempre una divisa, ho sempre rispettato il luogo".

Anita continua a lavorare senza problemi, fino a quando, a inizio dicembre 2018, cominciano gli episodi di discriminazione. Uno, in particolare, in seguito al quale Anita viene cacciata dal lavoro: "Avevo messo uno smalto, era un semipermanente nero. Comunque per lavare i piatti indossavo sempre i guanti, raramente era visibile". Eppure lì è successo quello che mai avrebbe immaginato: "Sono stata insultata - dice - mi hanno detto di tutto: 'ti devi nascondere', 'se eri normale non succedeva tutto questo casino', 'questa sta diventando la sala dei ricchioni', 'sei venuto qui da ragazzo e devi uscire da ragazzo'". Un litigio che sarebbe avvenuto in particolare con due dipendenti, in assenza del titolare "con cui comunque - precisa Anita - non c'erano mai stati problemi di questo tipo", ma che dopo l'accaduto "non mi ha comunque creduta". Anita quel giorno viene cacciata. "Lì con me c'era anche una mia amica, lavoravamo insieme e stavamo sempre insieme - racconta con amarezza - ma da quando sono cominciati gli screzi si è allontanata, non voleva avere problemi per non perdere il lavoro".

Dopo essere rimasta senza lavoro, disperata e anche spaventata, Anita si rivolge ad Arcigay per avere aiuto. Lì incontra l'avvocato che la ha poi assistita, Mate Carvutto: "Da settembre - racconta Carvutto, dello studio legale Key Law - ho assunto questo impegno con Arcigay. Mi dissero di voler creare uno sportello d'aiuto per offrire assistenza aanche a chi si trova in queste situazioni e magari non può permettersi un avvocato. Ho accettato, così abbiamo siglato una convenzione con cui io mi impegno a fare un primo colloquio gratuito con chi si rivolge a noi, per poi capire e valutare la situazione. Quello di Anita è stato il primo caso seguito interamente da me, seguito anche a livello umano, ci siamo sentite a tutte le ore, veniva sempre in studio. Abbiamo raggiunto una conciliazione con il titolare della sala, ora starà ad Anita valutare se e come agire ancora nei confronti delle singole persone che hanno assunto certi comportamenti verso di lei".

Oggi, dice Anita, la sua battaglia legale nei confronti di chi l'ha maltrattata non è ancora finita, ma ha messo da parte le paure e ha deciso di raccontare a viso aperto quello che le è accaduto. "All'inizio avevo paura del giudizio della gente, del clamore, anche sui social. E invece ho visto che molta gente, grazie a Dio, è con me. Che una buona parte della società ha capito. E allora ho pensato: sono loro che si devono vergognare, non io. E' stato un gesto fatto anche per dare coraggio ad altre persone che si trovano in questa situazione, per dire: denunciate, non subite".

*Ultimo aggiornamento ore 18.35
 

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