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Un anno di Covid, Vurchio sindaco soccorritore del 118: "Vedevo mia figlia dopo giorni, chiudiamo prima per salvare vite"

Il primo cittadino di Cellamare è autista di ambulanze, durante la pandemia lavora con turni anche di 12 ore per poi vestire i panni dell'amministratore: "Ho avuto il Covid per 45 giorni, ho perso 5 chili ma ora sono di nuovo in prima linea"

Nella duplice veste di sindaco di Cellamare e soccorritore del 118 di Bari, Gianluca Vurchio racconta l’anno contrassegnato dal Covid come il più drammatico della sua vita, soprattutto i primi mesi della pandemia. “Ho una bimba di 20 mesi, Mia Maria, e mia moglie, Alessandra, è infermiera. Staccavamo dal turno in ambulanza anche dopo 13 o 14 ore e poi andavo in municipio a coordinare con la Protezione civile le operazioni e il monitoraggio della situazione. Mia figlia è capitato che non la vedessi anche per quattro giorni. Incrociavo lo sguardo con mia moglie al cambio del turno mio col montaggio del suo. Sono stati momenti davvero difficili, la salvezza sono stati i nonni”.

Ma non è l’unico momenti critico personale vissuto da Vurchio.“Ho avuto il Coronavirus. Sono risultato positivo al tampone il 31 dicembre, l’ultimo dell’anno. Mi sono dovuto isolare perché per fortuna gli altri della famiglia erano negativi. I primi giorni sono stati tremendi, ho avuto la febbre a 40 e dolori articolari. Ho perso cinque chili. Sono risultato negativo solo a metà febbraio, l’isolamento è durato 45 giorni. È il motivo per cui non ho ancora ricevuto il vaccino, devo attendere che risalgano del tutto le mie difese immunitarie”. Il sindaco di Cellamare è comunque di nuovo in prima linea tra turni in ambulanza, corse in ospedale e coordinamento con prefettura e protezione civile. Si dice favorevole alle ordinanze che anticipano il coprifuoco alle 19 con la chiusura degli esercizi commerciali perché la crescita dei contagi è tornata a preoccupare.

“Abbiamo 40 persone tra positivi e in isolamento fiduciario. La situazione è piuttosto critica, ci vogliono più controlli, noi siamo sul fronte e continuiamo a suggerire misure per il contenimento dei contagi e per avviare al meglio la vaccinazione di massa. Siamo convinti che sia necessario un punto vaccinale per ogni comune e non per ambito territoriale di zona col cosiddetto Hub. Così ogni comune, come ogni medico di famiglia i suoi pazienti, vaccina i suoi cittadini. Qui a Cellamare, ad esempio, abbiamo individuato una struttura di 500 metri quadri, è il Centro polivalente per anziani, luogo perfettamente adatto per evitare assembramenti e svolgere le operazioni al meglio”. Un anno di pandemia ha segnato quindi la sua vita e il suo lavoro, da sindaco e da operatore del 118. “Sono diventato sindaco a 33 anni – racconta – nel maggio del 2019. Dopo sette mesi è scattata l’emergenza Coronavirus. Il nostro è stato il secondo comune colpito da un caso, quello di un docente dell’Università della Basilicata. Ricordo i timori e la tensione. Il momento più duro è stato proprio quello della fase iniziale della gestione dell’emergenza, tra marzo e aprile. Io stesso sono dovuto intervenire direttamente per portare ossigeno a casa di persone ho colto la sofferenza, attraverso i loro sguardi. Per questo è stata un’esperienza straordinaria professionale e politica, perché ho esso le mani in pasta fin dall’inizio dell’emergenza. Ricordo fino a notte fonda in Comune il coordinamento col centro della protezione civile per contenere quanto più possibile il progredire dei contagi”.

Una formazione sul campo inaspettata, perché un’epidemia, poi divenuta pandemia, non la si era mai vista al tempo d’oggi. “Nessuno poteva pensare di affrontare un periodo del genere, un’emergenza simile, diversa dall’intervento per il crollo di un palazzo o un incidente, ha arricchito il nostro bagaglio sanitario, ma soprattutto all’inizio con la carenza di personale è stata durissima. Ora la è rappresentata dalla vaccinazione di massa”. Vurchio, nel frattempo, però, raccomanda ai suoi cittadini: “Continuiamo a seguire le regole, distanziamento sociale, mascherina e igienizzazione delle mani, anche se vaccinati”.

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