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Un anno di Covid, il professore rientrato dalla pensione per riorganizzare il San Paolo: "Serve l'Esercito per i vaccini"

A 71 anni, Gioacchino Angarano lo scorso 12 novembre è rientrato dopo un mese dalla buonuscita per organizzare l’ospedale a Nord di Bari: "Formo medici neoassunti utili alla battaglia contro il virus"

“Farei organizzare la logistica per i vaccini dall’Esercito: sarebbe utile per far arrivare le dosi dove servono e nel momento in cui servono”.

Il professore Gioacchino Angarano, a 71 anni, lo scorso 12 novembre è rientrato dopo un mese e mezzo dalla pensione per dare una mano nell’organizzazione dell’ospedale San Paolo di Bari durante l’emergenza Covid. Il suo contratto con l’Asl con scadenza il prossimo maggio lo ha portato a coordinare gli aspetti scientifici e di supporto organizzativo della riconversione dell'ospedale in struttura Covid: formazione personale medico neoassunto, organizzazione reparti, vaccinazioni. Un contributo prezioso dovuto alla sua lunga esperienza nel campo dell’infettivologia e immunologia, oltre 44 anni trascorsi nelle cattedre di Malattie infettive al Policlinico di una carriera universitari iniziata nel ’73 e due parentesi, di dieci anni a Foggia fino al 2009 e di un biennio in California tra il 1980 e il 1982.

Professore, com’è questa nuova esperienza?

“Al San Paolo ho trovato gente splendida, dal punto di vista professionale, umano e organizzativo medici e infermieri bravi e di qualità altissima. Un’ottima situazione. Ora siamo impegnati nelle vaccinazioni, a cominciare da quelle delle persone più anziane. Sono molto soddisfatto del lavoro compiuto, perché ho la sensazione di essere stato utile, non una cosa scontata arrivando in una situazione già consolidata, con i proprio equilibri interni”.

Sta formando nuovi medici

“Sì, soprattutto quelli destinati alle unità Usca. In questi giorni 15 neoassunti, la prossima settimana 20. Sono risorse che torneranno utili alla battaglia contro il virus”.

Se pensa a questo anno di emergenza cose le viene in mente?

“Che è stato un anno appassionante dal punto di vista professionale e umano, nel quale ho dovuto applicare tutte le cose per le quali mi ero preparato e avevo preparato negli anni i miei collaboratori. Già nel ’73 mi trovai subito ad affrontare l’emergenza Colera. Tornato in Italia nell’82 quella dell’Hiv. Negli ultimi anni quella dell’influenza suina e della Sars nel 2003.

In cosa è differente questa epidemia?

“È diversa perché caratterizzata da un virus che si trasmette per via aerea, quindi più contagioso, il primo che va a colpire persone che non hanno un minimo di immunità. Non è quindi come l’influenza ma è destinato prima o poi a diventare tale, via via con la vaccinazione della popolazione, i medicinali e la parziale immunità della popolazione. Forse, però, in futuro saremo costretti al vaccino annualmente per far fronte alle varianti”.

Che farà dopo maggio?

“Credo che la situazione per quel periodo sarà molto migliore di adesso. Se rientra tutto andrà per il meglio tornerò alla mia pensione, se invece l’emergenza dovesse continuare e mi rendessi conto di essere ancora utile all’Asl sarò pronto ancora a rendermi disponibile, ma con chiarezza: devo sentire che ciò che andrò a fare potrà davvero servire, voglio vivere intensamente i miei anni”.

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