Monitoraggio dei malati covid da casa, la Puglia in ritardo per l'attivazione delle Usca: "Partenza a macchia di leopardo"

Sarebbero dovute partire il 24 aprile scorso: ad oggi, 7 maggio, la regione attende l'attivazione delle le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, arma in più per la lotta al coronavirus

Sarebbero dovute partire il 24 aprile scorso: ad oggi, 7 maggio, la Puglia attende l'attivazione delle Usca, le Unità Speciali di Continuità Assistenziale, vere e proprie equipe di medici e sanitari che, allertate dai medici di famiglia, potranno monitorare le singole situazioni di pazienti sintomatici covid-19 in isolamento domiciliare. Un'arma importante per il contrasto capillare all'epidemia, non ancora a disposizione dei pugliesi. Da lunedì', però, potrebbero esserci novità con l'avvio dei primi gruppi: "Si sta partendo - spiega a BariToday Nicola Calabrese, vicesegretario nazionale Fimmg, la federazione che riunisce i medici di medicina generale - a macchia di leopardo. Al momento c'è da definire la situazione legata alla logistica, alle sedi, al materiale e alla formazione". Su quest'ultimo aspetto, infatti, i medici che dovrebbero cominciare dalla prossima settimana non avrebbero ancora completato il percorso.

Le Usca, inizialmente progettate con una distribuzione di 1 per 50mila abitanti, potrebbero vedere alcune sedi comuni, per razionalizzare costi e ridurre le difficoltà di ricerca e allestimento delle sedi. I punti Usca, infatti,l saranno adoperati come hub per mezzi e personale: all'interno medici e operatori si potranno preparare adeguatamente con i dispositivi di protezione individuale, per poi intervenire su segnalazione dei medici di famiglia: "Non saranno luoghi - aggiunge Calabrese - contattabili dall'utenza. Quando sarà necessario vi sarà la visita a domicilio con il monitoraggio del paziente". Circa 100 gli operatori che saranno coinvolti per un impegno non semplice che richiederà massima attenzione per evitare di essere contagiati. Nelle prossime ore vi saranno ulteriori confronti tra Asl Bari, Regione e rappresentanti dei medici per definire nel dettaglio il protocollo. 

Sui ritardi le opposizioni in Consiglio regionale attaccano Emiliano: "Chiediamo dati precisi - hanno affermato i consiglieri del M5S - sulla reale situazione dei dispositivi di protezione individuale in Puglia e la tracciabilità della distribuzione dei DPI sul territorio, sia quelli che la Regione riceve dalla Protezione Civile nazionale, che quelli che reperisce autonomamente”. Critiche anche dal centrodestra: "Si brancola ancora nel buio - attacca il consigliere Domenico Damascelli (Fi) -, nella più totale disorganizzazione, e in barba alla necessità di fare tutto il prima possibile. Tanto vero che alcuni medici che avevano dato la loro disponibilità a far parte delle Usca, hanno lasciato la Puglia e hanno preso servizio nelle Unità della Basilicata. Voci sempre più pressanti iniziano a sostenere che molti medici non abbiano aderito perché mancano, ancora oggi, i dispositivi di protezione individuale completi (e i 32 milioni spesi in Cina per i dpi che fino hanno fatto?). Operatori sanitari e sociosanitari non si sentono, a ragione, sufficientemente protetti per penuria dei dispositivi" conclude Damascelli.

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