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Vaccini antiCovid, i medici di base: "Disponibili a farli ma servono frigo adatti e mezzora a dose, così non riusciamo"

In settimana Regione Puglia e rappresentanti dei medici di base si incontreranno nuovamente, dopo la riunione di martedì 16 febbraio con il direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro

Difficoltà tecniche nella gestione dei flaconi, mancanza di personale infermieristico e, soprattutto, delle dosi, in arrivo per un terzo rispetto al previsto. In settimana Regione Puglia e rappresentanti dei medici di base e dei pediatri si incontreranno nuovamente. Dopo la riunione di martedì 16 febbraio con il direttore del dipartimento Salute, Vito Montanaro, a stretto giro va organizzata la campagna vaccinale antiCovid Pfizer e Moderna per gli ultraottantenni, che vedrà il coinvolgimento dei dottori di famiglia. Poi toccherà a quella del personale scolastico, universitario e delle forze di polizia, con AstraZeneca. Ma i problemi tecnici e logistici sono ancora tanti. A cominciare dalla gestione delle dosi dei vaccini Pfizer, molto più complicata di AstraZeneca, per la conservazione a bassissime temperature. Un dettaglio che complica oltremodo l’eventuale servizio dei medici e che comporta un notevole dispendio di tempo per ogni vaccinazione, considerando i grandi numeri ai quali è destinato (sono oltre 115mila i pugliesi over 80 che si sono prenotati sulle varie piattaforme attivate per la vaccinazione contro il Covid -19 secondo i dati registrati dalla Regione alle 18 del 16 febbraio).

Francesco Pazienza Smi medici-3

“Non abbiamo – spiega Francesco Pazienza, segretario regionale del Sindacato medici italiani (Smi) e portavoce intersindacale di un’aggregazione di cinque sigle, tra cui Cgil Medici – frigoriferi in grado di reggere quelle temperature. Ma ci sono anche limiti dettati dai tempi, lunghi, e dalla risorse di personale. Io sono stato vaccinato, per completare una singola operazione ci vuole almeno mezzora, divisa tra parte burocratica, l’inoculamento e l’osservazione di circa 20 minuti per gli effetti collaterali. Soprattutto per gli anziani. È necessario per ogni flacone un’equipe di sei persone, se consideriamo poi le vaccinazioni a domicilio, per ogni paziente sarebbe necessaria un’ora. Da soli per noi diventa impossibile, uno spreco di energie. Con AstraZeneca l’operazione, invece, è più agevole”.Serve organizzarsi e vaccinare al più presto, ma con gli attuali livelli di approvvigionamento delle case farmaceutiche i tempi rischiano di allungarsi a dismisura.

“La mia idea personale – aggiunge Pazienza – è che per fare grossi numeri si potrebbero utilizzare i grandi spazi, come ad esempio le fiere, e mobilitare il personale amministrativo messo a disposizione dai Comuni per sbrigare le faccende burocratiche. Così si potrebbe organizzare una campagna a tappeto con grossi numeri, con una mobilitazione generale. Nel Lazio lo hanno fatto a Fiumicino”.Ma su tempi, modalità e numeri rimangono le incertezze. “La nostra disponibilità c’è – sottolinea Pazienza -, certo non si può fare filosofia in questo momento, se siamo convinti che l’unica arma che abbiamo contro il virus è quella dei vaccini. Ma il primo problema restano le forniture. La Regione è in affanno, come le altre. Per questo si attende il nullaosta dell’Agenzia per il farmaco all’utilizzo di AtraZeneca fino ai 65 anni. In Inghilterra già lo fanno e a noi servirebbe per il personale scolastico. La metà è sopra i 55 anni, il limite finora consigliato per la sua somministrazione”.

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