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Lo scatto della dottoressa barese dopo il vaccino anti Covid: "Nel siero abbracci dimenticati, viaggi e strette di mano"

Il lungo messaggio è stato ripreso dalla pagina Instagram del governatore pugliese Michele Emiliano. Nel vaccino, dice in senso metaforico il medico, "c’erano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco"

"Oggi ho capito perché quelli che ricevono il vaccino lo esibiscono con un selfie. Perché nel momento in cui abbiamo sentito il liquido entrare nel nostro corpo abbiamo capito che lì dentro c’erano soprattutto i baci e gli abbracci dimenticati, le gite scolastiche, gli anziani a capotavola il giorno di Natale, le mense affollate": comincia così il toccante post di una dottoressa del Policlinico di Bari, Ilaria Donadio, anestesista-rianimatrice, sottoposta pochi giorni fa alla vaccinazione anti Covid.

Il lungo messaggio, diventato subito virale sui social, è stato ripreso anche dalla pagina Instagram del governatore pugliese Michele Emiliano. Nel vaccino, dice in senso metaforico il medico, "c’erano i ragazzi con lo zaino sulle spalle, i cinema all’aperto, i teatri pieni e il concerto di Vasco che dall’alto sembravamo tanti puntini attaccati. C’era la tavolata di amici al ristorante, prendo la pizza diversa dalla tua così ce la dividiamo, il viaggio a Tokyo senza prenotare, la cena con i compagni del liceo che in fondo siamo sempre gli stessi e la libertà di poter rimanere a casa che poi, chi ci rimane più, dentro quelle quattro mura? C’era il lavoro, gli aerei che ripartono e le stazioni piene".

"C’era il rossetto rosso che più rosso non si può, la valigia stipata, l’invito a casa che ognuno porta qualcosa, il pigiama party e la corsa tutti insieme. C’era piacere mi chiamo Ilaria stringendo la mano dell’altro senza avere paura, un sonno tranquillo e confini aperti. C’erano i computer chiusi e gli insegnanti che parlavano zigzagando tra i banchi, l’ora di religione a studiare latino e i bigliettini passati di mano in mano. C’erano i visi tutti interi con labbra sottili, carnose, irregolari o rifatte. C’era la palestra con l’odore di sudore, up and down al ritmo della musica, le candeline soffiate su una torta e poi tutti a mangiare la propria fetta".

"C’era il senso di altruismo - aggiunge -  perché il vaccino si fa per se stessi ma soprattutto per gli altri e c’era quel senso di pace che si impossessa di te quando stai lavorando per tutti. Ecco perché chi si vaccina lo fa vedere. Perché in quel momento abbiamo vissuto un bellissimo viaggio e, soprattutto, perché ve lo auguriamo con tutto il cuore", conclude Donadio.

*Ultimo aggiornamento ore 8/01
 

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