"Non cancellare il villaggio neolitico", a Palese mobilitazione contro cantiere per realizzare villini

Il Comitato promotore dell’Arcipelago Neolitico Metropolitano ha annunciato una manifestazione per sabato prossimo, in vista dell'apertura dei lavori, prevista per lunedì

Una manifestazione pubblica per dire no alla realizzazione di un complesso di villini su un'area di Palese dove qualche anno fa erano stati scoperti i resti di un villaggio neolitico antico di ben 8500 anni. L'appuntamento, organizzato dal Comitato promotore dell’Arcipelago Neolitico Metropolitano, si svolgerà sabato prossimo alle 18 davanti ai cancelli del previsto cantiere, in via Vittorio Veneto a Palese. I lavori di edificazione, infatti, dovrebbero cominciare il prossimo lunedì. 

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"Si rischia di cancellare straordinaria testimonianza storica"

Sulla vicenda è intervenuto il presidente del Comitato, l'architetto Eugenio Lombardi: "Le recenti scoperte nell’area di ampliamento della pista aeroportuale - spiega - avevano fatto rinascere la speranza di una riconsiderazione di quanto emerso cinque anni fa nell’area costiera di Palese, un pezzo integro di un villaggio neolitico i cui reperti tombali, rarissimi, furono portati via dalla Soprintendenza prima dell’autorizzazione alla cancellazione di una straordinaria testimonianza della nostra Storia e di cui, da allora, non si è saputo più niente. La visione di un sistema territoriale storico-identitario stava, nei nostri cuori puliti e onesti, decollando. Ma non è servito a nulla, anzi forse, nella più ottusa delle ipotesi, così come ottusa fu la corsa a distruggere quanto emerso con le ruspe il giorno dopo il rilascio del nulla osta della Soprintendenza, ha suggerito - sostiene - di accellerare l’inizio della colata di cemento: quel cemento che, come stabilito per altri recenti tragici accadimenti, coprirà millenni di vita per resistere non oltre cinquant’anni". Il comitato, si legge in una nota, " attuerà tutte le forme civilmente previste di protesta e si appellerà alla Commissione Italiana per l’UNESCO, affinchè venga salvato  da una vera foga talebana quanto ad oggi ha resistito e venga restituito alla disponibilità e fruizione di una comunità stanca dell’assenza di futuro".

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