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Giovedì, 2 Dicembre 2021
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Donne vittime di maltrattamenti e abusi, al Cav di Bari oltre 200 richieste di aiuto da inizio anno: "Sradicare gli stereotipi per fermare la violenza"

Dal sostegno alle vittime alle attività di sensibilizzazione, l'impegno del centro antiviolenza comunale. La coordinatrice Marika Massara: "Dalla violenza si può uscire, con il giusto supporto e le giuste informazioni"

"La violenza ha radici culturali, e se non sradichiamo gli stereotipi, arrivando a tutti i cittadini e le cittadine, di ogni fascia d'età, a cominciare dai più piccoli, femminicidi e violenze sulle donne continueranno. Dobbiamo dire a gran voce che la responsabilità della violenza è di chi la compie, mai della vittima".

Marika Massara è la coordinatrice del Centro antiviolenza dell'assessorato al Welfare del Comune di Bari, gestito dalla cooperativa 'Comunità San Francesco'. In occasione del 25 novembre, Giornata internazionale per contro la violenza sulle donne, il Cav ha curato una serie di iniziative di sensibilizzazione, racchiuse nel progetto 'Generare Culture non violente'. Un programma che vede uno dei suoi momenti principali nel flash mob organizzato questo pomeriggio in via Sparano, ma che include anche attività in scuole medie baresi e all'Università (due gli sportelli del Cav attivi, all'Uniba e al Politecnico) e una campagna di comunicazione che coinvolge le attività commerciali cittadine, che distribuiranno adesivi e borse con i contatti del Centro antiviolenza (attivi il numero verde 800 202330  e il 328 8212906).

Nel ripercorrere l'impegno del Cav a sostegno delle donne vittime di violenza, Massara sottolinea innanzitutto un punto. Quello della dimensione culturale, degli stereotipi più radicati, di quella mentalità dura a morire che ha come frutto quei commenti ancora troppo spesso ripetuti, quando si parla di violenza sulle donne: "Se l'è cercata, è stata lei a provocarlo". Un fardello, quello di un 'giudizio pubblico' del tutto distorto, che si aggiunge alla sofferenza e al senso di vergogna che spesso una donna deve già affrontare, prima di giungere alla decisione di chiedere aiuto: "Una donna, che magari ha subito violenze per anni, spesso si sente responsabile, si sente colpevole. E' già difficile fare quella telefonata per contattare il Cav, raggiungere il centro per un colloquio. Anche per questo - sottolinea Massara - è importante ricordare che da noi le donne vengono accolte in anonimato, viene garantita la loro privacy, il nostro è un ascolto non giudicante. La donna si troverà davanti un'operatrice preparata, che sarà lì per ascoltarla e sostenerla. Chi si rivolge a noi non è obbligata a denunciare: noi offriamo consulenza psicologica e legale, le spieghiamo tutto ciò che può fare per tutelare sè stessa e i propri figli. Poi è la donna che decide, ognuna ha i suoi tempi, noi siamo al suo fianco".

Un aspetto determinante, oltre al sostegno psicologico, riguarda proprio la consulenza legale offerta dal Cav. "Spesso la donna - evidenzia Massara - quando si reca a denunciare, racconta solo l'ultimo episodio violenza subito, perché è quello che magari le ha fatto più paura". Ma in sede di denuncia è importante invece ricostruire la storia di violenze, fornire tutte le informazioni, affinché si attivino anche i provvedimenti di tutela più adatti. "Per questo noi come centro antiviolenza offriamo il sostegno legale, e ci siamo anche per accompagnare la donna presso le forze dell'ordine, proprio per tutelarla e fare in modo che siano raccontate tutte le cose importanti".

Complessivamente, nel 2020 in Puglia sono stati 2349 gli accessi ai Centri antiviolenza, il 14% in più rispetto all'anno precedente. All'incirca duecento le richieste di aiuto arrivate al Cav di Bari, mentre nel 2021 (i dati si riferiscono al mese in corso) questa soglia è stata già superata. Numeri in aumento che raccontano purtroppo - insieme alla cronaca di ogni giorno - quanto il fenomeno della violenza sulle donne assuma contorni sempre più allarmanti. E nell'analisi dei dati non si può non tenere conto di quanto accaduto lo scorso anno, con il lockdown che ha acuito, nella convivenza forzata, le situazioni di violenza, con le donne che hanno avuto ancora più difficoltà a chiedere aiuto: "A febbraio-marzo abbiamo registrato un sensibile calo delle richieste - conferma Massara - da una media di 15 a 7-8. Le donne stando in stretto contatto col maltrattante non riuscivano più a contattarci, ma la violenza non si è fermata, anzi. Abbiamo messo in atto una campagna mediatica, promuovendo canali alternativi di contatto, con chat di Messenger, di whatsapp, che ci hanno poi consentito comunque di comunicare con le donne, per cui i casi sono aumentati, e soprattutto quelli di allontanamento di emergenza". In particolare, a partire da aprile-maggio le richieste di aiuto al Cav di Bari sono raddoppiate, mentre attualmente oscillano tra le 15 e le 30 al mese.

I dati, dunque, raccontano di un aumento dei casi, ma c'è anche un altro aspetto. Più donne, forse, decidono di uscire dal silenzio, di chiedere aiuto "C'è una maggiore consapevolezza - afferma Massara - ma tante donne hanno ancora paura, molte ancora si vergognano. E' importante invece parlare, e chiedere aiuto qualificato, come quello che un Centro antiviolenza può offrire". 

Ma il supporto delle operatrici del Cav prosegue anche dopo l'eventuale denuncia e la scelta della donna di allontanarsi dal maltrattante. Una decisione spesso resa più complicata dall'assenza di un'indipendenza economica. "Ci sono specifici programmi attuati tramite finanziamenti della Regione Puglia - ricorda la coordinatrice del Cav barese - con percorsi individualizzati di reinserimento lavorativo e anche sostegno per l'alloggio. Ad esempio, ci sono contributi per le prime mensilità d'affitto, o per pagare le prime mensilità delle utenze, oppure anche dei buoni spesa,: a questo proposito c'è una nostra collaborazione con la Coop e con il Comune di Bari". Ci sono poi i progetti promossi dal Cav, come 'La bottega delle donne', un laboratorio di artigianato in cui le utenti del centro, guidate da un'esperta d'arte, progettano e realizzano piccoli manufatti artigianali. E ancora, ci sono le iniziative pensate per dare alle donne l'occasione di ritrovarsi e confrontarsi, come i gruppi di mutuo aiuto e il progetto 'L'orto della Rinascita', realizzato in collaborazione con Orto Domingo.

"Il lavoro di ricostruzione che facciamo con le donne vittime di violenza è lungo - ricorda Marika Massara - c'è la violenza fisica, ma c'è anche quella psicologica, invisibile, fatta di svalutazioni, denigrazioni, che scava nel profondo. Ma dalla violenza si può uscire, con i giusti sostegni, le giuste informazioni: non sei sola, è questo il messaggio che dobbiamo dare". Un invito, quello a chiedere aiuto, a rompere il silenzio, che guarda anche alla recente vicenda che vede indagato il ginecologo barese Miniello: "Noi ci siamo, per qualsiasi donna volesse rivolgersi a noi".

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