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Volontari multati durante il lockdown, Decaro e Bottalico: "Paghiamo noi". La replica: "No, grazie"

Il sindaco di Bari e l'assessora ai Servizi sociali si sono offerti di pagare di tasca propria le somme delle ammende che la polizia municipale ha inflitto a due volontari per divieto di sosta

Il sindaco di Bari Antonio Decaro e l'assessora ai Servizi sociali Francesca Bottalico si sono offerti di pagare di tasca propria le somme delle ammende che la polizia municipale ha inflitto a due volontari per divieto di sosta il 26 aprile dello scorso anno, durante il blocco totale dovuto allo scoppio della pandemia Covid. Lo hanno comunicato a Marcello Tedesco, avvocato di Pietro Favia, uno dei due volontari che si sono trovati sul parabrezza dell'auto la sanzione amministrativa per l'infrazione del codice della strada mentre scaricavano chilogrammi di pacchi di pasta, latte e altri alimenti destinati alle persone bisognose. Una beffa non andata giù a Favia e all'altro volontario che ha ricevuto la multa soprattutto perché non si aspettavano che il Comune si presentasse in giudizio contro il loro ricorso per pretendere il pagamento dell'ammenda. Così la somma, dopo la decisione del giudice di pace, è lievitata da 27 euro a oltre 100. Per l'auto quella di un altro volontario, invece, il giudizio è previsto ad aprile, la somma è maggiore e la sanzione ha previsto anche il decurtamento di punti dell patente .Le auto erano ferme in corso Vittorio Emanuele una sul posto dedicato ai motocicli e l'altra alla fermata bus, mentre i volontari, presenti negli elenchi del Comune e coordinati dall'assessorato ai Servizi sociali scaricavano i cartoni pieni di cibo da donare, in una città deserta in pieno locdown). Una situazione definita paradossale dai volontari avevano chiarito come non fossero le somme da pagare il problema.

L'associazione La giusta causa ha replicato all'offerta di Decaro e Bottalico con un comunicato, condiviso sui social, dal titolo Il vigile, corredato con la foto di Alberto Sordi, impegnato nel celebre film del '60 diretto da Luigi Zampa. "Il fatto - scrivono i volontari - è semplice. Nell’aprile dello scorso anno, in pieno lockdown, la nostra associazione promosse a Bari una raccolta di denaro e generi di prima necessità per le persone in difficoltà, affiancando con le nostre volontarie e i nostri volontari il lavoro dell’assessorato al Welfare e degli enti, ecclesiastici e laici, che si occupano della lotta alle povertà. Ovviamente la nostra iniziativa fu ufficializzata al Comune, in modo da legittimare gli spostamenti per la raccolta e la consegna dei beni.
Se non che il 26 aprile, mentre erano in corso le operazioni di carico e scarico da due auto davanti alla sede di Corso Vittorio Emanuele - ferme con le quattro frecce lampeggianti - siamo stati multati per divieto di sosta. Senza preavviso, senza chiederci di spostare i mezzi, senza neppure avvertirci. Le sanzioni non sono state annullate in autotutela e abbiamo proposto opposizione al giudice di pace, perché credevamo - e crediamo - che la sosta fosse legittimata dalla necessità di svolgere le attività per cui eravamo stati autorizzati".

La replica prosegue con considerazioni attorno a una vicenda che sembrerebbe alquanto paradossale. "Eravamo convinti - scrivono dall'associazione - che, alla fine, il Comune ci avrebbe affiancato. Non è andata così: il Comune si è costituito nel giudizio chiedendo che l’opposizione fosse respinta con la condanna alle spese di lite. E il 3 marzo scorso il giudice di pace ha rigettato la nostra domanda in quanto 'l’attività, seppur sicuramente encomiabile sul piano sociale, non integra, in punto di diritto, l'invocata scriminante, poiché non è stata determinata dall'esigenza di fronteggiare l'urgenza rappresentata dal timore imminente di una malattia o dalla necessità di salvare sè stesso o altri dal pericolo attuale di danno grave'. La notizia naturalmente è diventata di dominio pubblico. In molti, compreso il sindaco, ci hanno generosamente offerto di pagare di tasca propria la sanzione. Abbiamo ringraziato ma declinato la proposta: non è questione di denaro, ma di principio. Continueremo a opporci alla contravvenzione e, se alla fine dovremo pagare, pagheremo noi, perchè i responsabili della raccolta e della consegna dei beni siamo noi. Resta il problema: davvero un divieto di sosta può essere annullato solo nel caso di  'pericolo di vita'?".

A ciò, i volontari nella replica aggiungono: ""Siamo tutti in pericolo, come disse Pasolini, e nessuno si salva da solo, come hanno detto in molti, in questo durissimo anno di emergenza sanitaria e sociale. Nemmeno dalle multe, a quanto pare. Ma la solidarietà ha un costo, non solo economico: se dovremo pagare, pagheremo, sia pure malvolentieri, e se saremo costretti a violare un divieto di sosta per aiutare chi ne ha bisogno lo faremo ancora. Sperando che nel frattempo qualcun altro cambi idea. Noi no. A proposito: oggi è la giornata dedicata alle vittime della pandemia".

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