Il surimi, il pesce al sapore di polpa di granchio: sapete cosa mangiate?

Cosa nascondono i cilindretti arancioni dal sapore esotico

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Molti di noi impazziscono per i sapori che provengono dall'Oriente. Oggi spopolano i ristoranti giapponesi a base di pesce crudo, come sushi e sashimi. C'è poi chi non può fare a meno di simpatici bastoncini bianchi e arancioni a base di pesce dal tipico gusto orientale che ricordano quello del granchio, i famosi surimi. 
Ma cosa si nasconde all'interno di questo cibo che tanto piace all'Occidente? Scopriamolo insieme.

Cos'è il surimi

Innazitutto il surimi, che solitamente vediamo commercializzato, non viene dall'Oriente, ma è un alimento inventato dall'industria alimentare e poi diffuso in tutto il mondo attraverso le moderne tecniche di produzione e conservazione industriale. Inoltre la sua natura artefatta viene confermata da una serie di processi di congelamento, scongelamento e cottura. Queste fasi alterano la sua composizione e la rendono dubbia e anche poco raccomandabile per la nostra salute. 

Di cosa sono fatti i cilindretti di surimi

Lo possiamo considerare un falso cibo e quindi da eliminare se parliamo di sana alimentazione fatta di ingredienti naturali. Molti lo chiamano ''polpa di granchio'' ma in effetti non lo è, visto che rappresenta un surrogato di cibi artificiali e aromatizzati a tal punto da sembrare granchio al nostro palato.

Cosa contengono:

Surimi in Giapponese significa pesce tritato e qui infatti troviamo varietà di pesci tutti elegantemente tritati: nemipteri, il suri, lo sgombro di Atka e specie di carpa asiatica, avanzi di lavorazione o ritagli industriali di pesce che durante il processo produttivo vengono tutti tritati.
Ma il sapore di granchio? Per gli appassionati del surimi dobbiamo sfatare questo mito, si tratta di pura illusione. Quello che ricorda il granchio altro non è che un mix di aromi artificiali come sale, zuccheri e polifosfati che oltretutto non fanno bene alla nostra salute se contenuti oltre una certa quantità. 

C'è inoltre una percentuale di fecola di patate, utilizzata per ottimizzare la conservazione, l’albume dell'uovo, usato per chiarificare il prodotto e poi gli aromi artificiali al gusto di aragosta e granchio, il glutammato monosodico, un esaltatore di sapidità e l'olio di colza e l’olio di palma.

Quindi se parliamo di pesce, il surimi ne contene davvero poco, circa il 30 e il 40% , e di questa percentuale gran parte è fatta di scarti alimentari industriali. Il restante 60 % quindi è pieno di additivi, conservanti. 

Ecco quindi una riflessione spontanea: il pesce rappresenta un alimento cardine della sana alimentazione e proprio per questo occorre sempre scegliere quello fresco e soprattutto vero anzichè un surrogato di scarti al sapore ''similpesce''.  

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