L'arsenale dei Parisi-Palermiti-Milella in un anonimo appartamento di Japigia. Chili di cocaina pronti per i clan di tutta la città

Dodici persone arrestate per traffico di droga, spaccio e detenzione di armi: l'avvio delle indagini nel 2014, con il ritrovamento di una 'cupa' in un'abitazione di via Di Vagno, riconducibile alla frangia del gruppo guidata da Domenico Milella

Un anonimo appartamento all'ultimo piano di un edificio di via Di Vagno, tra i quartieri Japigia e Madonnella, abitato da un 'insospettabile' 66enne, era diventato il covo dove il clan Parisi-Palermiti-Milella custodiva il proprio arsenale - decine di armi comuni e da guerra - e la droga da preparare per lo spaccio. Su quella scoperta, avvenuta nell'ottobre 2014, i carabinieri hanno chiuso oggi il cerchio, riconducendo quell'arsenale al clan Parisi-Palermiti-Milella, e in particolare alla frangia guidata da Domenico Milella. Ai destinatari del provvedimento cautelare eseguito oggi (12 agli arresti in carcere, 3 sottoposti ad obbligo di dimora) sono contestati, a vario titolo, i reati di promozione, organizzazione e partecipazione ad associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti del tipo cocaina, hashish e marijuana; spaccio di sostanze stupefacenti delle suddette tipologie. Nello specifico sono stati contestati, ai singoli indagati, numerosi episodi relativi a cessioni al dettaglio  di droga; detenzione in concorso di un arsenale, costituito da numerose armi da fuoco, da guerra e comuni, talune anche clandestine, nonché migliaia di munizioni per le stesse. 

>>> DODICI IN CARCERE: I NOMI DEGLI ARRESTATI <<<

La scoperta dell'arsenale nel 2014

Le indagini traggono origine da un eccezionale intervento eseguito il 16 ottobre 2014, da parte dei militari della Compagnia di Barletta, all’interno di un appartamento ubicato all’ultimo piano di una palazzina della periferica via Di Vagno, del quartiere Japigia di Bari, adibito ad arsenale/deposito.  In quei locali, infatti, vennero rinvenute e sequestrate complessivamente più di 40 armi da fuoco, comuni e da guerra, tra cui fucili d’assalto AK 47 kalashnikov, pistole mitragliatrici, fucili calibro 12 e numerose pistole, nonché migliaia di munizioni. Nella medesima abitazione si procedette anche al sequestro di 10 kilogrammi di sostanza stupefacente del tipo “Cocaina”, parte della quale già suddivisa in dosi, pronte per la commercializzazione al dettaglio. Nella circostanza venne tratto in arresto, in flagranza di reato, un 66enne, affittuario dell’appartamento, oggi destinatario della custodia in carcere. L'operazione determinò l’avvio di approfondimenti investigativi ulteriori, delegati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari al Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, finalizzati ad individuare a quale gruppo criminale cittadino fossero riconducibili le armi e la droga sequestrata. 

Gli spacciatori della frangia Milella nel covo di via Di Vagno

Le indagini così sviluppate attraverso accertamenti tecnico scientifici, un’articolata rete d’intercettazioni di conversazioni telefoniche e tra presenti, corroborate da servizi di video sorveglianza remotizzata dei luoghi e dinamici, di osservazione, controllo e pedinamento, hanno consentito di accertare la riconducibilità di quanto sequestrato al gruppo criminale Parisi-Palermiti-Milella, egemone nel quartiere Japigia di Bari ed in particolare alla frangia diretta da Domenico Milella, 39enne. Quest’ultimo, all’epoca del sequestro operato, si trovava ristretto presso il carcere di Taranto in custodia cautelare per altre vicende penali. Tuttavia, attraverso la visualizzazione di una telecamera di sicurezza posizionata nel pianerottolo dell’abitazione di via Di Vagno, è stato possibile riscontrare che quei locali erano frequentati da taluni destinatari dell’odierna misura cautelare, documentatamente gravitanti nel circuito criminale del Milella. Tra questi Giuseppe Gelao, successivamente ucciso il 6 marzo 2017, in un agguato in cui venne ferito anche un altro degli attuali indagati. Ancora, impronte dattiloscopiche dei visitatori dell’arsenale/rifugio, sono state trovate su alcune delle armi. Sarebbe stato poi Milella - secondo gli investigatori - attraverso il proprio genitore (destinatario a sua volta della misura cautelare dell’obbligo di firma e contestuale presentazione quotidiana alla P.G.) a farsi carico delle spese legali e di sostentamento della famiglia del custode delle armi e della droga sequestrate, nella circostanza tratto in arresto. La prosecuzione delle indagini, quindi, alla fine dell’anno 2014, ha permesso di ricostruire la vita e l’operatività dell’organizzazione criminale, successivamente alla scarcerazione da Taranto di Milella ed al suo trasferimento a Pescara, per proseguire la detenzione in regime degli arresti domiciliari. 

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Le attività del gruppo Milella: il capo gestiva gli affari anche agli arresti

Nell'arco temporale tra il 2015 ed il 2016, gli investigatori avrebbero quindi accertato l’operatività della consorteria nel settore del traffico, produzione e spaccio di sostanze stupefacenti nel quartiere Japigia di Bari. In tal senso, l’abitazione di Pescara dove Milella era in detenzione, costituiva continua meta di visite da parte di sodali ed affiliati, i quali aggiornavano il capo del gruppo dell’andamento degli affari illeciti attesi e con il medesimo concordavano le linee strategiche a cui attenersi per la condotta di affari criminali. Lo stesso Milella, ritenuto capo e promotore dell’organizzazione, in concorso con altri sodali, in occasione di contrasti sorti in seno al sodalizio, ovvero con terzi rivali. In particolare, alle attività del gruppo viene ricondotta l’esplosione di colpi d’arma da fuoco a scopo intimidatorio al Circolo U.C. Japigia avvenuta il 15 marzo 2015, sulla proprietà del genitore di un soggetto che si era reso responsabile del ferimento, a colpi d’arma da fuoco, di un gregario dell’organizzazione. Di tale azione di fuoco si era reso protagonista lo stesso Milella, approfittando di una sua convocazione presso il Tribunale di Bari, senza scorta, in occasione di un processo che lo vedeva quale imputato. Per tali condotte il Milella è stato già condannato con sentenza di primo grado (confermata in Appello) alla pena di anni 3 e mesi 8 di reclusione, nonché al pagamento di euro 6.400,00 di multa. Ancora, il grupppo criminale si sarebbe resto responsabile di un atto intimidatorio nei confronti di un gregario responsabile di aver picchiato, arbitrariamente e senza preventiva autorizzazione, un proprio sodale, a causa di incomprensioni sulle modalità di custodia di una partita di narcotico. Le indagini hanno inoltre documentato l’articolata e complessa attività di spaccio posta in essere dall’organizzazione nel quartiere Japigia di Bari, attraverso una folta rete di spacciatori i quali, per la commercializzazione al dettaglio del narcotico si avvalevano di criptiche procedure di comunicazione telefonica, nonché di numerose e sempre nuove utenze telefoniche radiomobili fittiziamente intestate a terzi. In tale contesto, nel corso delle indagini, si è proceduto anche all’esecuzione di sequestri probatori di stupefacente e contestuali arresti di spacciatori, nonché segnalazioni ex art 75 DPR 309/90, di assuntori abituali di droga, quale logica attività di riscontro al complesso delle intercettazioni realizzate. Il corposo corredo probatorio raccolto è stato corroborato dalle testimonianze di taluni collaboratori di giustizia, nonché da un’estesa attività di acquisizioni testimoniali da parte di assuntori di stupefacente, acquirenti abituali dei pusher dell’organizzazione. Infine, rispetto al periodo oggetto delle indagini, hanno costituito compendio del quadro probatorio complessivo, anche ulteriori risultanze promanate da successive risultanze investigative che, tra il 2017 ed il 2019 hanno dimostrato la piena operatività della consorteria criminale.  

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