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Armi "pulite" e affari con la droga, l'ascesa di Domenico Milella tra i Parisi e i Palermiti: "Punto di riferimento del gruppo"

E' uno degli elementi di rilievo dell'inchiesta della Dda di Bari che ha portato al blitz di questa notte, eseguito dai Carabinieri, nel capoluogo pugliese, con 12 arresti

 

Armi "pulite" e mai utilizzate, non si sa se a disposizione del clan o ad essere commercializzate verso altri gruppi criminali: un bottino dal valore elevato, non solo in euro, quello a disposizione del clan Parisi-Palermiti-Milella, sequestrato nel 2014 in un anonimo appartamento di via Di Vagno a Bari. Il clamoroso ritrovamento è uno degli elementi di rilievo dell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che ha portato al blitz di questa notte, eseguito dai Carabinieri, nel capoluogo pugliese, con 12 arresti e 3 obblighi di dimora.

Il ruolo di Domenico Milella

Dalle indagini emerge la figura di Domenico Milella, ritenuto elemento di spicco di una delle articolazioni che compongono il gruppo Parisi-Palermiti-Milella, con un ruolo importante già ai tempi di quel sequestro: "Il segmento investigativo che abbiamo percorso dal 2014 al 2016 - ha spiegato il colonnello Gabriele Mambor, Comandante del Reparto Operativo Carabinieri Bari - vedeva Milella in una posizione di livello. Nel 2014, quando avvenne il sequestro era detenuto, sarebbe stato scarcerato di lì a poco e trasferito a Pescara ma era già un punto di riferimento del gruppo criminale". 

"Arsenale degno d'attenzione"

La 'cupa', ovvero l'arsenale del gruppo, era assieme a 10 kg di cocaina: "Non sappiamo se le armi sarebbero state a disposizione per la vendita ad altri soggetti - ha detto Mambor - ma alla luce degli altri sequestri del 2017 e alle sparatorie successive" nel quartiere Japigia, "era un potenziale militare degno d'attenzione", tra fucili d'assalto, mitra, silenziatori e migliaia di munizioni. 

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