Cronaca

Droga, armi, estorsioni, gli affari degli Strisciuglio tra i quartieri baresi e la provincia: "Così il clan controllava il territorio"

99 arresti nell'operazione 'Vortice Maestrale', coordinata dalla Dda e portata a termine da carabinieri e polizia. L'indagine ha ricostruito attività illecite e gerarchie del gruppo criminale dal 2015 a oggi

Sono stati complessivamente 99 i soggetti raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare (96 in carcere, tre ai domiciliari) nell'ambito dell'operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che oggi ha colpito il clan Strisciuglio. In manette presunti capi e affiliati del gruppo criminale, accusati a vario titolo, di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto di armi, anche da guerra, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, omicidi e tentati omicidi, estorsioni, minacce, lesioni e rissa.

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Decine sono state le perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e droga, operate dagli agenti della Polizia di Stato e dai militari dell’Arma, supportati da unità cinofile, da due elicotteri, dai Cacciatori Eliportati di Foggia, dal personale dei Reparti Prevenzione Crimine della Polizia di Stato e delle Sezioni di Intervento Operativo dei Carabinieri. Impegnati oltre 400 uomini e donne del Comando Provinciale dei Carabinieri e della Questura di Bari.

L’operazione di oggi, denominata convenzionalmente 'Vortice-Maestrale', costituisce l'esito di un’indagine avviata nel 2015, diretta da un pool composto da magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e della Direzione Nazionale Antimafia e condotta, in stretta e costante sinergia, dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo dei Carabinieri di Bari, mediante articolate e convergenti attività tecniche e dinamiche, che hanno portato al sequestro, negli ultimi anni, anche di considerevoli quantitativi di droghe di ogni tipo e di armi, nella piena e certa disponibilità di uomini del clan.

L'egemonia sui quartieri baresi e in provincia

L’attività - spiegano gli investigatori - ha fatto emergere la perdurante operatività criminale del clan Strisciuglio e delle sue articolazioni territoriali, attive nei quartieri Libertà, San Paolo (cui fa riferimento anche una frangia operativa nel Comune di Palo del Colle), Enziteto - San Pio - Catino e San Girolamo (oltre ad una propaggine periferica nei Comuni di Conversano e Rutigliano), nonostante la carcerazione di importanti esponenti di vertice. Molteplici i reati accertati, tra cui l’illecita commercializzazione di stupefacenti, reati contro la persona (omicidi e tentati omicidi), reati contro il patrimonio (in specie estorsioni) e in materia di armi.

I vertici del clan e le articolazioni territoriali

Nel corso delle attività di indagine sono state "registrate le mire espansionistiche della compagine mafiosa e la proliferazione della stessa nell’intera area della città metropolitana, attorno alle figure dei boss Caldarola Lorenzo, Valentino Vito, Ruta Alessandro, Faccilongo Saverio e Campanale Giacomo, responsabili delle diverse articolazioni territoriali".

Lo spaccio, gli affari e i contrasti con gli altri clan baresi

E’ stato, altresì, accertato "come il sodalizio abbia assunto il controllo delle piazze di spaccio, riversando nella vendita al dettaglio gli ingenti rifornimenti di sostanze stupefacenti, assicurati, sino al 2017, anche da alcuni appartenenti al clan Parisi-Palermiti (con sede operativa nel quartiere Japigia di Bari), che in quel periodo stavano cercando di acquisire una propria autonomia e avevano stretto importanti rapporti commerciali con alcuni esponenti apicali del clan Strisciuglio".  L’organizzazione mafiosa colpita quest’oggi, "nel periodo oggetto delle investigazioni, con micidiali e sanguinose azioni di fuoco - evidenziano gli investigatori - aveva preso il sopravvento sul clan Mercante all’interno del quartiere Libertà, acquisendo, in quella parte nevralgica del capoluogo pugliese, il controllo esclusivo delle attività di spaccio e delle estorsioni ai danni dei titolari di attività produttive; in particolare, era riuscita ad imporre ai gestori di alcuni esercizi pubblici ubicati nel cuore della città di Bari, l’installazione di apparecchi per il gioco, con vincite in danaro, forniti da un’azienda gestita da uno dei sodali, il quale versava, poi, parte degli introiti nelle casse della cosca, ottenendo in cambio il monopolio di fatto nel settore".

La rissa nel carcere di Bari per l'espansione del controllo sul territorio

Le indagini hanno consentito anche di fare luce sulla violenta rissa avvenuta all’interno del carcere di Bari, l’11 gennaio 2016, tra numerosi detenuti ristretti nel circuito della “alta sicurezza”, nel corso della quale si erano fronteggiati, tra gli altri, elementi apicali del clan Misceo, già attivo nel quartiere San Paolo e in Palo del Colle ed esponenti di vertice del clan Strisciuglio: episodio da cui sarebbe poi scaturita l’espansione di quest’ultimo sodalizio mafioso nel paese di Palo del Colle, mediante il compimento di azioni violente che hanno consentito l’acquisizione del controllo territoriale.

Gli ordini dati dal carcere

Un dato "particolarmente allarmante" ancora evidenziato dagli invetsigatori è rappresentato dalla capacità del sodalizio di associare al capillare controllo delle strade e delle piazze di importanti quartieri del capoluogo pugliese, una altrettanto pressante attività di condizionamento e di infiltrazione mafiosa all’interno del carcere di Bari, imponendo il proprio ruolo egemonico in talune sezioni della suddetta struttura detentiva e svolgendo un’ instancabile attività di proselitismo, soprattutto nei confronti delle giovani generazioni. Dalle investigazioni è anche emerso che i vertici del clan hanno continuato a gestire le attività illecite, nonché ad impartire ordini e direttive anche durante la detenzione. Ciò facendo, non solo tramite le ambasciate comunicate all’esterno mediante i prossimi congiunti, ma anche in via diretta, utilizzando telefoni cellulari consegnati clandestinamente in carcere, avvalendosi anche dei più moderni mezzi tecnologici. Emblematico è l’episodio avvenuto il 24 ottobre 2018 presso il carcere di Taranto, ove era recluso Saverio Faccilongo. Al fine di fargli recapitare due telefoni cellulari e un congruo quantitativo di hashish e cocaina, era stato utilizzato dai fiancheggiatori un drone, tuttavia senza successo.

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