Mercoledì, 23 Giugno 2021
Cronaca

Nelle palazzine di Japigia la centrale dello spaccio, a Mola la 'succursale' degli affari illeciti: 34 arresti, sgominata associazione

L'operazione 'Astra' coordinata dalla Dda e portata a termine dai carabinieri: il fulcro delle attività in via Caldarola, ma gli affari si estendevano anche nel Sud-est barese. Le indagini partite dalla denuncia della sorella di una tossicodipendente: oltre 25mila gli episodi di cessione documentati

La 'centrale dello spaccio' era tra le palazzine di via Caldarola, al quartiere Japigia, ma gli affari dell'organizzazione si estendevano anche nel territorio del sud-est barese, in particolare a Mola, con quella che gli investigatori hanno definito una vera e propria 'succursale'. 

Sono complessivamente 35 i soggetti indagati nell'ambito dell'operazione 'Astra', raggiunti dall’ordinanza di custodia cautelare (20 in carcere, sei quali già detenuti, 14 agli arresti domiciliari e un obbligo di presentazione alla pg) emessa dal Tribunale di Bari – Sezione GIP, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia che ha coordinato le indagini, ed eseguita questa mattina dai carabinieri del Comando provinciale di Bari. Nel blitz, che ha portato a smantellare un’associazione dedita al traffico di stupefacenti ritenuta contigua al clan Palermiti, operante su Bari e provincia, sono stati impegnati circa 150 militari.  Nel corso dell’operazione sono state eseguite perquisizioni domiciliari alla ricerca di armi e droga con il supporto da unità cinofile, di un elicottero, dei Cacciatori Eliportati di Foggia e da personale delle Squadre di Intervento Operativo dei Carabinieri.

>>> I NOMI DEI 35 INDAGATI <<<

Le indagini: i sequestri di droga, contanti e armi

L’operazione di oggi costituisce il compendio di un’indagine, avviata nel 2016, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari e condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Bari Centro, mediante articolate attività tecniche e dinamiche, che hanno portato al sequestro di considerevoli quantitativi di droghe di ogni tipo e di armi (circa 1,6 kg di cocaina, 41 kg di hashish, 19 kg di marijuana e 67 g di eroina, nonché 30.000 euro in contanti, una mitraglietta modello Skorpion con relativo munizionamento cal. 7.65 e 2 pistole giocattolo prive del tappo rosso), oltre a consentire l’arresto in flagranza di reato di 15 persone.  Emblematico il sequestro, effettuato nell’ottobre 2017, a Mola di Bari, quando in un blitz nell’agro di proprietà dei due fratelli Bellantuono (tra gli odierni destinatati della misura cautelare), i carabinieri avevano sorpreso gli stessi mentre stavano ancora interrando della sostanza stupefacente. Nella circostanza, furono sequestrati 30 kg di hashish, 2 kg di marijuana e 78 g di cocaina, 10.000 euro in contanti, una mitraglietta Skorpion con relativo munizionamento cal. 7.65 e 2 pistole giocattolo prive del tappo rosso.

>>> LE INTERCETTAZIONI: "UN GIRO DA 5 KG DI ERBA A SETTIMANA" <<<

La 'centrale' a Japigia e gli affari del gruppo

Secondo quanto accertato nel corso delle indagini, le palazzine di Via Caldarola 39/A del quartiere Japigia, e il particolare la palazzina “L”, rappresentavano "una centrale di spaccio tra le più floride della città". A capo dell'organizzazione (dodici sono gli indagati a cui è contestata l'associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti), secondo gli investigatori, soggetti appartenenti alla famiglia Martiradonna, i quali "lucravano tali e tanti guadagni da poter allargare il giro d’affari fino ad investire nel comune di Mola di Bari, dove veniva aperta una vera succursale". Sono state ricostruite le dinamiche di spaccio, documentando oltre 25.000 episodi di cessione al dettaglio che, unitamente al valore dello stupefacente sequestrato, hanno consentito agli investigatori di stimare il giro d’affari complessivo in oltre un milione di euro. Dalle investigazioni è anche emerso che i membri dell’associazione, dalle carceri, avrebbero continuato a partecipare alle attività illecite, a impartire direttive e a finanziare acquisti di droga, attraversi le ambasciate comunicate all’esterno nel corso dei colloqui con i familiari. L'associazione avrebbe "incessantemente per reperire sempre nuovi canali di approvvigionamento, trasportare in sicurezza ed occultare mediante “interramento” droga, armi e denaro, oltre a distribuire capillarmente il prodotto nelle piazze di spaccio".

Le indagini partite dalla richiesta di aiuto dalla sorella di tossicodipendente

L’indagine nasce da una richiesta d’aiuto fatta dalla sorella di una donna tossicodipendente che, nell’ottobre 2016, si recò, ormai esausta della vicenda di disagio familiare in cui, suo malgrado, era coinvolta, presso la Stazione Carabinieri di Bari Principale per denunciare gli spacciatori che vendevano droga alla sorella, un’impiegata a tempo indeterminato, la quale dilapidava costantemente, da circa un decennio, il proprio stipendio e le risorse economiche della famiglia. I militari, d'intesa con la Procura, dopo aver rincuorato la denunciante avevano così cominciato a monitorare i contatti della donna, riuscendo a identificare ben presto diversi soggetti gravati da pregiudizi in materia di spaccio di droga e a ricostruire tutto il circuito criminale. Successivamente il procedimento è stato affidato ad un pool di tre magistrati.

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