Jacobini senior "governava la banca con lo sguardo": Popolare di Bari, dietro la facciata "buchi e bilanci truccati"

E' quanto si legge nel provvedimento del gip Francesco Pellecchia che ha portato all'arresto degli ex vertici della BpB, Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, nonché del dirigente Elia Circelli

Foto Ansa/Donato Fasano

Un ruolo "assolutamente preponderante di Marco Jacobini e Gianluca Jacobini nella gestione e nel controllo" della Banca Popolare di Bari, "l'importanza del ruolo svolto da Circelli Elia nella redazione dei bilanci societari e la continua interlocuzione fra costui ed il Presidente del Cda" e 'estrema accondiscendenza dei vertici della Banca d'Italia, che pur avendo rilevato la grave e ristagnante situazione conseguente al conflitto d'interessi venutasi a creare in seno alla Bpb, non ha mai esercitato i poteri di 'removing' attribuiti dalla legge allo stesso supremo organo di vigilanza": è quanto si legge nel provvedimento del gip Francesco Pellecchia che ha portato all'arresto degli ex vertici della BpB, Marco Jacobini e suo figlio Gianluca, nonché di Elia Circelli, attuale responsabile della Funzione Bilancio e Amministrazione dello stesso istituto di credito. Lo riporta l'Adn Kronos citando il dispositivo del Gip che fa riferimento alle dichiarazioni di Giorgio Papa, uno degli indagati nella vicenda, che ha ricoperto un ruolo "apicale" nella BpB fino al 3 dicembre 2018.

L'inchiesta della GdF, coordinata dalla Procura, vede Marco e Gianluca Jacobini, rispettivamente ex presidente del  Consiglio di amministrazione e vice direttore generale dell'istituto di credito accusati di falso in bilancio, falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza, maltrattamenti ed estorsioni. Circelli, attuale responsabile della Funzione Bilancio e Amministrazione dello stesso istituto di credito, è indagato per false comunicazioni sociali. Interdizione del divieto temporaneo di esercitare la professione di dirigente di istituti bancari nonché degli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese., invece, per Vincenzo De Bustis Figarola, già direttore generale della banca ed ex amministratore delegato, indagato per false comunicazioni sociali, falso in prospetto, ostacolo alla vigilanza, maltrattamenti ed estorsioni

I rapporti della BpB con il Gruppo Fusillo "dichiarato fallito"

Secondo quanto affermato da Benedetto Maggi dipendente di Bpb, il 17 dicembre scorso, emerge che "i rapporti con il più grande cliente della banca, gruppo Fusillo di recente dichiarato fallito, con un impressionante esposizione debitoria di centinaia di milioni veniva gestito da Gianluca Jacobini privo dei poteri che lo legittimavano al contatto con il cliente; il rapporto con l'imprenditore Vito Fusillo era gestito integralmente da Marco Jacobini e Gianluca Jacobini privi dei rapporti regolamentari per realizzare tale gestione; Marco Jacobini partecipava al comitato crediti (senza che ci fosse verbalizzazione) pur non avendone alcun titolo; le verbalizzazioni del comitato crediti erano falsificate per non far emergere la presenza della famiglia Jacobini non legittimata a essere presente".

"Marco Jacobini governava la banca con lo sguardo"

Il gip sottolinea che dalle dichiarazioni sarebbe emerso che "Marco Jacobini governava la Banca con lo sguardo;  vi era un potere assoluto del duo Marco Jacobini e Gianluca Jacobini; l'intera rete dei capi distretto è stata decisa da Gianluca Jacobini come esercizio di potere di fatto; Gianluca Jacobini ha provato a contattare il Maggi dopo le sue dichiarazioni alla Banca d'Italia". Per il giudice delle indagini preliminari "le condotte delittuose di riferimento sono state addebitate ai soggetti risultati titolari della funzione di gestione sociale (nelle rispettive qualità indicate di amministratori, direttori generali e dirigenti preposti alla redazione di documenti contabili), tanto sulla base del dato formale, quanto in base al dato sostanziale emergente dal complesso delle risultanze investigative (rilievi ispettivi degli organi di vigilanza, intercettazioni telefoniche, dichiarazioni del coindagato Giorgio Papa e di Maggi Benedetto ecc..)".

Gli ultimi (travagliati) anni della Banca Popolare di Bari

Operazioni rischiose, condotte ritenute illecite, bilanci "aggiustati" e altro: il dissesto della Banca Popolare di Bari si sarebbe consumato negli ultimi anni, per un istituto che nel 2020 dovrebbe festeggiare i suoi 60 anni di storia. La Banca fu fondata nel 1960 grazie a 76 soci, diventando, nel corso degli anni, il primo gruppo creditizio autonomo del Sud. Il declino sarebbe poi cominciato dal 2014, quando l'istituto rilevò Tercas  la Cassa di Risparmio di Teramo, con 750 milioni di perdite e 1,4 miliardi di sofferenze. In quell'occasione fu varato un aumento di capitale da 800 milioni tagliando il valore delle azioni. La voragine dei conti si sarebbe poi allargata con il bilancio del 2018 dove le perdite raggiunsero quota 420 milioni di euro. E, ancora, la situazione peggiora nel primo semestre del 2019 che si è chiuso con una perdita netta di 73,3 milioni e un Cet1 del 6,22%, ben di al di sotto il requisito del 9,45% fissato da Bankitalia. Gli ultimi mesi, hanno poi visto, a dicembre il commissariamento dell'istituto barese e il decreto di salvataggio del Governo, ancora in corso di conversione in Parlamento (manca il voto in Senato). Fino agli arresti di questo venerdì.

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