Fiumi di droga nel Barese, il capo gestiva il sistema dal carcere: acquirenti 'attesi' nella palazzina in centro a Mola

In manette sono finite 11 persone (due agli arresti domiciliari). A capo del sodalizio c'era Lorenzo Macchia (classe '71), che nella gestione si faceva aiutare dalle donne del gruppo

Un market della droga nascosto in una palazzina del centro di Mola di Bari, con un rigido sistema di accessi per i 'clienti'. Era il centro del sistema di spaccio smantellato dopo il blitz avvenuto nella notte nel Barese: l'intervento del Comando provinciale dei carabinieri di Bari, delle unità cinofile, dello Squadrone eliportato Cacciatori puglia, e del VI nucleo carabinieri Bari ha portato a 9 ordinanze di custodia cautelare e due arresti domiciliari, accusati di associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti. Già in precedenti operazioni, erano state arrestate 5 persone in flagranza di reato e sequestrati ingenti quantitativi di hashish (27 chilogrammI) oltre a 750 grammi di cocaina.

Le immagini del blitz 

Il sistema gestito dal carcere (con l'aiuto delle donne)

Al vertice dell'organizzazione dedita allo spaccio su Mola (ma con diramazioni anche su Noicattaro, Putignano e Bari), c'era Lorenzo Macchia, classe '71, che anche dal carcere riusciva a gestire il sodalizio criminale. Essendo Macchia impossibilitato a gestire il traffico sul posto, molte attività di controllo erano demandate alle donne, "che gestivano la contabilità - spiegano dal Comando provinciale dei carabinieri - e si assicuravano che le partite di droga fossero regolarmente pagate. Anche se più volte Macchia si è raccomandato di non eseguire ordini che non arrivassero direttamente da lui". 

Le indagini, partite nel 2018, hanno permesso di scoprire anche una schiera di assuntori (40), che si approvvigionavano regolarmente dal gruppo, solito smerciare cocaina e hashish in arrivo da due fornitori, Marco Pesce (classe 81) e Nicola Marinelli (classe 69): uno operava a Putignano e l'altro tra Noicattaro e Bari. "I due fornitori non sono legati ai clan criminali - ha assicurato durante la presentazione dell'indagine Emanuele D'Onofri, capitano dei carabinieri di Monopoli - anche se parliamo di personaggi di alto spessore criminale".

Un intricato sistema che sembrava fruttare bene al gruppo, non a caso all'interno dell'abitazione utilizzata come centrale dello spazio, sono stati trovati 12mila euro, nascosti all'interno di un muro. Fondamentale era la pubblicità della 'merce': secondo quanto emerso dalle indagini, si vantavano di avere la droga migliore sul mercato e non perdevano occasione di ripeterlo agli assuntori, che a loro volta lo comunicavano via voce a nuovi potenziali clienti. 

I controlli in casa

A creare sospetti agli inquirenti, è stato anche il continuo viavai dalla palazzina nel centro di Noicattaro - risultata essere l'abitazione di Macchia - come già detto con misure di sicurezza elevatissime. I clienti che volevano acquistare la droga dovevano infatti prima superare il controllo delle vedette, poi in casa si vedevano la droga tagliata davanti ai loro occhi. E se l'affare andava a buon fine, i clienti erano costretti a nasconderla in bocca appena usciti dall'abitazione, "così da poterla ingoiare istantaneamente in caso di controllo da parte delle forze dell'ordine" aggiunge D'Onofri. 

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Un sistema gestito anche grazie alla paura: diversi gli atti intimidatori perpretati dal gruppo, sia nei confronti dei compratori insolventi, sia nei confronti dei vicini di casa. Per uno di loro era stata ad esempio preparata una lettera con minacce di morte e di atti vandalici - alla fine non recapitata - così da costringerli a non chiamare la polizia per denunciare quanto avveniva nella palazzina.
 

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