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Guerra tra i clan a Japigia per il controllo della piazza di spaccio, si chiude il cerchio: arrestato l'ultimo ricercato

A ottobre furono 24 le persone arrestate, al termine dell'indagine che fece chiarezza sugli omicidi compiuti tra i clan Palermiti-Parisi e Busco

Arrestato all’alba di domenica 15 dicembre, dagli agenti della Squadra Mobile di Bari, con la collaborazione del Servizio Centrale Operativo e del Servizio di Polizia Scientifica, Giuseppe Signorile, detto 'il gommista'. Si tratta dell'unico soggetto sottrattosi alla cattura il 25 ottobre scorso, quando finirono agli arresti 24 esponenti del clan Parisi-Palermiti e del gruppo Busco nell'ambito di una maxi operazione di polizia che mostrò le guerre tra le famiglie criminali per il controllo della piazza di spaccio sul territorio.

L'arresto di Signorile: era in una cantinola di Bitetto

Signorile aveva trovato rifugio a Bitetto, nel Barese, e dormiva con la moglie nel vano tecnico di uno stabile abitato da persone insospettabili, adibito a mini appartamento. Al momento dell’irruzione aveva la pronta disponibilità, sul comodino, di una pistola calibro 9 mm corto, munita di silenziatore e munizionamento oltre che di quasi diecimila euro in contanti. Non ha opposto resistenza alla vista degli agenti. Sequestrata anche l'auto utilizzata per gli spostamenti: una Jeep Renegade precedentemente rubata.

Signorile, oltre che della detenzione illegale dell’arma e della ricettazione del mezzo di trasporto sequestrati nella giornata di ieri, risponde dell’omicidio di Giuseppe Gelao (di anni 39) e del tentato omicidio di Antonino Palermiti (di anni 31), commessi a Bari il 6 marzo 2017 ed oggetto dell’imputazione cautelare dell’ottobre scorso. 

Gli omicidi contestati a Japigia

Le indagini, condotte dalla Sezione Reati conto la Persona si svilupparono a seguito di alcuni omicidi perpetrati nei primi mesi del 2017 nel quartiere Japigia di Bari, roccaforte del clan Parisi PaIermiti. Tutto parte la sera del 17 gennaio 2017, a pochi metri dal Liceo Scientifico Gaetano Salvemini,  quando Francesco Barbieri, detto “U’ varvir” (di anni 40), venne freddato mentre era alla guida della sua Fiat Freemont. Il sicario, a bordo di uno scooter guidato dal complice, colpì la vittima al tronco e alla testa con una pistola semiautomatica calibro 9x21 mm. Successivamente, la sera del 6 marzo 2017, in via Peucetia, venne assassinato Giuseppe Gelao (di anni 39) e venne gravemente ferito Antonino Palermiti(di anni 31), nipote di Eugenio detto “U’ nonn” (di anni 65), esponente di vertice del clan Parisi. I quattro sicari, nell’agguato, utilizzarono una mitraglietta “Skorpion” 7.65 mm ed una pistola semiautomatica 9x21 mm;

Nel tardo pomeriggio del 12 aprile 2017 un commando munito di un fucile d’assalto AK 47 Kalashnikov e di 3 pistole semiautomatiche 9x21 mm, a bordo di un’Alfa Romeo 147 rubata, trucidava in via Archimede DE SANTIS Nicola, detto “Nico il palestrato” (di anni 29). Le indagini, estremamente complesse, hanno provato l’esistenza di un collegamento tra i fatti di sangue, permettendo di individuarne le cause e gli autori.

Si tratta in effetti di una serie di azioni e risposte sviluppatesi all’interno del clan Parisi-Palermiti che – come vedremo – non si è consumata solo nei tre omicidi di cui si è detto, ma anche in una lunga serie di violenze che hanno alla fine portato il gruppo facente capo a BUSCO Antonio a doversi forzatamente allontanare da Japigia. Infatti, nell’ambito dell’ampia compagine denominata “clan Parisi”, stanziata nella cd. zona 45 del quartiere Japigia (“quadrilatero”), Antonio Busco (che aveva iniziato la carriera criminale nel clan Capriati), affiliatosi a Savino Parisi, aveva conquistato pian piano un ruolo dominante all’interno del clan, anche approfittando del lungo periodo detentivo di “Savinuccio”.

L’ascesa non era gradita, però, agli esponenti più vicini al gruppo di Eugenio Palermiti (stanziato nella porzione del quartiere Japigia più vicina al mercato ortofrutticolo di via dei Caduti Partigiani) che in più occasioni entravano in contrasto con Busco. Francesco Barbieri, considerato uno dei più validi spacciatori di cocaina al minuto di Bari, che per anni aveva smerciato circa 20 kg. di cocaina con cadenza mensile, acquistandoli dal gruppo Palermiti, si era allontanato dai Palermiti (era detenuto), avvicinandosi a Busco e acquistando la droga da lui. Pochi giorni dopo Barbieri venne assassinato. Il 6 marzo 2017 Giuseppe Gelao e Antonino Palermiti vengono colpiti mentre alla guida dei rispettivi motocicli si allontanavano dal luogo di ritrovo abituale, un box nello stabile di Milella e di Ruggieri in via Peucetia.

Le indagini

Le indagini hanno accertato che il commando era composto da Antonio Busco, Davide Monti, Giuseppe Signorile e Nicola De Santis. Gelao morì, mentre Palermiti fuggì nonostante le ferite all’addome e alla gamba. Con una delle chiavi trovate addosso al cadavere di Gelao gli investigatori riuscivano ad aprire il box nella sua disponibilità, in via Santa Teresa, nel quale vennero sequestrati tre motocicli rubati, più di 100 grammi di cocaina, un giubbotto antiproiettile, caschi, guanti ed una scatola di munizioni con all’interno 23 cartucce 9x21 mm. Il ritrovamento delle munizioni si rivelava particolarmente importante. Infatti, le indagini balistiche della Polizia Scientifica hanno dimostrato non solo che le cartucce sequestrate, particolarmente rare e del tipo “black mamba”, erano uguali a quelle utilizzate per uccidere Barbieri, ma anche che presentavano lo stesso conio di produzione, lasciando ipotizzare il coinvolgimento di Gelao nell’omicidio Barbieri.

L’ulteriore reazione si consuma il 12 aprile 2017: DNicola era in compagnia di Busco, Monti e Signorile sotto casa dell’ultimo, in via Archimede; un gruppo di sicari, a bordo di un’Alfa Romeo 147 rubata, coglievano il gruppo, aprendo il fuoco. Busco, Monti e Signorile riuscirono a fuggire, mentre De Santis, armato di pistola e alla guida di una moto di grossa cilindrata, cercò di dileguarsi ma venne inseguito e raggiunto dai colpi di arma da fuoco e morì a pochi metri dal Liceo Scientifico Salvemini.

"Va ribadito che il primo dei tre omicidi, quello di Barbieri - spiegano in un video - non rappresentava solo una crudele punizione nei confronti di quest’ultimo, ma rappresentava un forte segnale indirizzato a BUSCO che, all’interno del clan, doveva essere ridimensionato. Al contrario, Busco reagiva con altrettanta violenza, uccidendo Gelao e ferendo Antonino Palermiti, forse vero obiettivo dell’azione. Tra gli obiettivi vi era certamente anche Domenico Milella, nel frattempo scarcerato, che si era da poco allontanato.

Va ricordato che la Squadra Mobile intercettava e bloccava, due ore dopo l’omicidio, Monti e Signorile, a cui venivano sequestrati i cellulari, che venivano analizzati e che permettevano di ricostruirne gli spostamenti, perfettamente compatibili con la consumazione dell’omicidio e l’allontanamento dalla scena del crimine. Anche il prelievo dei residui dello sparo risultò positivo sulla mano del Monti.

I quattro sicari venivano riconosciuti da Antonino Palermiti e in seguito dagli altri componenti del clan (in primis Domenico Milella), attraverso la visione delle videocamere installate dal sodalizio sul perimetro dello stabile del Milella e del Ruggierie attraverso le visione delle altre telecamere disseminate nel quartiere. Da quel momento iniziava nel quartiere Japigia una caccia all’uomo.

L’omicidio di Nicola De Santis ha costituito la risposta del gruppo Palermiti al fatto di sangue del 6 marzo precedente.  A questa serie di scontri armati sono seguite una serie di azioni di forza tese a cacciare BUSCO ed i suoi da Japigia, in perfetto stile mafioso, per il controllo incontrastato del territorio: tentativi di rintracciare e ad assassinare BUSCO, MONTI e SIGNORILE, nonché di allontanare dal quartiere Japigia tutti i loro familiari ed anche Giovanni Di Cosimo (risultato a loro vicino), incendi di autovetture (dei familiari di Busco e di Signorile, nonché della vedova di Barbieri e di sua sorella, colpevoli di aver augurato sui social networks, ai responsabili dell’assassinio del congiunto, analoga fine), danneggiamenti ed incendi di immobili (le case a Japigia e a Torre a Mare di Antonio Busco e Giuseppe Signorile) e persino “stese”, in puro stile camorristico, come ad esempio quella  della notte del 27 maggio 2017, in via Guglielmo Appulo, messa in atto da più di dieci persone armate, nei confronti di Giovanni Di Cosimo, il quale già ristretto agli “arresti domiciliari”, veniva di fatto costretto a tornare nel suo quartiere originario, Madonnella, e dopo ulteriori incursioni, ad evadere e rifugiarsi in Albania, dove  recentemente è stato arrestato.

Altro atto di forza viene compiuto a danno di Giovanni Signorile (di anni 51), padre di Giuseppe il “Gommista”: durante lo stato detentivo del figlio gli vengono rapinate due autovetture in officina, per la cui restituzione è costretto a pagare 25mila euro.

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