Cronaca

Lavitola, le accuse dei pm baresi: "Istigò Tarantini a mentire"

L'ex direttore dell'Avanti, detenuto nel carcere di Poggioreale, nei prossimi giorni sarà sottoposto ad interrogatorio di garanzia per rogatoria dal gip di Napoli. Mentre per il 23 aprile è fissato a Bari l'interrogatorio di Gianpaolo Tarantini

Su Valter Lavitola la magistratura barese ritiene di aver raccolto prove pesanti quanto un macigno. Elementi d'accusa già vagliati dal tribunale del Riesame che ha confermato il carcere per l'ex direttore dell'Avanti, arrestato oggi anche sulla base del provvedimento cautelare emesso dal tribunale pugliese. Il faccendiere è accusato a Bari di induzione a rendere dichiarazioni mendaci all'autorità giudiziaria. Reato compiuto - secondo i giudici - in concorso con l'allora premier Silvio Berlusconi e con il ruolo di intermediario. Nei prossimi giorni Lavitola sarà sottoposto ad interrogatorio di garanzia per rogatoria dal gip di Napoli. Mentre per il 23 aprile è fissato a Bari l'interrogatorio di Gianpaolo Tarantini.

Secondo l'accusa, su istigazione dell'allora capo del governo Silvio Berlusconi e in cambio di almeno 500mila euro ricevuti dall'ex premier, Lavitola ha indotto Tarantini a rendere dichiarazioni false alla procura di Bari nel procedimento relativo alle escort che l'imprenditore barese ha portato negli anni scorsi nelle residenze del premier. Secondo quanto ha sempre sostenuto Tarantini, Berlusconi non sapeva che quelle donne fossero prostitute; secondo i magistrati baresi, invece, emerge dagli atti la consapevolezza dell'allora capo del governo di avere rapporti sessuali con escort. Ma proprio sul ruolo di Lavitola nell"aggiustaré le dichiarazioni di Tarantini e nell'indurlo a patteggiare la pena per non far depositare le intercettazioni-scandalo tra lui e Berlusconi, il tribunale del Riesame di Bari nell'ordinanza depositata il 6 febbraio 2012 è andato giù duro perché ha affermato che l'ex direttore dell'Avanti ha avuto il ruolo di concorrente dell'autore materiale del reato, che nella ricostruzione dei giudici sarebbe Berlusconi. In base a questo ragionamento, il fondatore di Forza Italia dovrebbe essere iscritto nel registro degli indagati ma sulla vicenda il riserbo degli inquirenti è impenetrabile. Scrive il Riesame di Bari, riprendendo l'orientamento già espresso dai giudici partenopei che hanno stabilito la competenza della procura pugliese indagare: "Non vi è dubbio che le dichiarazioni rese dal Tarantini davanti all'autorità giudiziaria di Bari in data 29 e 31 luglio 2009 risultano essere reticenti relativamente al coinvolgimento del premier e a tratti addirittura mendaci, determinando in tal modo, alla stregua dell'illustrato orientamento della Suprema Corte, la consumazione del reato di cui all'articolo 377bis del Codice penale, posto in essere da Silvio Berlusconi". E aggiunge, sempre citando i giudici napoletani: Lavitola ha avuto il "ruolo di intermediario tra Silvio Berlusconi (...) e Gianpaolo Tarantini" e ha tenuto una condotta che deve "essere valutata in termini di concorso nel reato".
(ANSA)

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