Cronaca

"Rispettosi e rispettati": una riflessione sul lavoro del giornalista

Il giorno dopo l'arresto del cronista Andrea Morrone per presunto "accesso abusivo al sistema informatico della Procura", un editoriale del Corriere del Mezzogiorno sul mestiere del giornalista

A ventiquattr'ore dalla notizia dell'arresto di Andrea Morrone, giornalista ed ex consulente informatico della Procura di Bari, accusato di essere il presunto responsabile della fuga di notizie che nell'estate 2009 portò all'attenzione pubblica l'inchiesta su Giampaolo Tarantini e il giro di escort nelle residenze private di Berlusconi, il vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno, Maddalena Tulanti, scrive un editoriale.

E lo fa non per difendere il suo collaboratore (dal febbraio 2010 Morrone scrive per il Corriere del Mezzogiorno da Lecce) sulla cui posizione - scrive Tulanti - sarà presto fatta chiarezza, ma per riflettere, e invitare a riflettere, sul mestiere del giornalista: «Cosa facciamo noi ogni giorno? Cerchiamo di costruire una coscienza civile informando su quello che accade, controllando poteri piccoli e grandi, descrivendo quello che i nostri occhi vedono e le nostre sensibilità sentono. Spesso (quasi sempre?) lo facciamo in maniera insufficiente, talvolta gridando troppo, talvolta gridando troppo poco».

E' una riflessione che parte da lontano, ma che punta dritto alla sostanza delle vicende che hanno portato in questi giorni all'arresto di Andrea Morrone. Citando direttamente le parole di Paola Laforgia e Raffaele Lorusso, presidenti di Ordine dei giornalisti e Assostampa, il direttore del Corriere del Mezzogiorno esprime le sue preoccupazioni: «dalla lettura del provvedimento cautelare emesso nell’ambito dell’inchiesta sulla fuga di notizie nell’inchiesta Tarantini, emerge uno scenario preoccupante nel quale risulta che l’autorità giudiziaria ha sottoposto ad intercettazioni diversi cronisti di giudiziaria di Bari con lo scopo di risalire agli autori del presunto reato». Il timore è allora - scrive Tulanti - che dal giorno in cui il Corriere della Sera ha pubblicato i verbali, la fuga di notizie sia diventata il reato più molesto da perseguire.

«Per carità - conclude il vicedirettore del Corriere del Mezzogiorno - siamo cittadini come altri e dobbiamo essere puniti se non osserviamo le leggi. Ma anche rispettati per non diventare vittime di atteggiamenti che talvolta possono apparire minatori o ritorsivi».

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