Pistole, kalashnikov, munizioni e droga: scoperto arsenale dei clan, un arresto

Il blitz dei carabinieri in un condominio di via Di Vagno, al confine tra i quartieri Madonnella e Japigia. Decine le armi sequestrate, insieme ad una partita di cocaina del valore di due milioni di euro. In manette un 'insospettabile' 66enne

Le armi sequestrate

Quaranta pezzi tra pistole, mitra e kalashnivok, tutti perfettamente funzionanti e accuratamente custoditi nelle loro valigette, caricatori, silenziatori e migliaia di munizioni anche da guerra. Un vero e proprio arsenale, stipato all'interno di un bilocale di appena quaranta metri quadri, all'ottavo piano di un insospettabile condominio, in via Di Vagno 1, al confine tra Japigia e Madonnella, a poca distanza dalla sede del Comando provinciale dei Carabinieri.

Armi nascoste dappertutto - negli armadi, nei cassetti, sotto il letto - insieme a dieci chili di cocaina, del valore complessivo di due milioni di euro, sostanze da taglio e numerosi attrezzi per il confezionamento della droga, compresa una pressa, posizionata sul terrazzino della piccola abitazione.

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A scoprire il covo sono stati i carabinieri, che all'appartamento sono arrivati seguendo la consegna di una partita di droga. L'indagine, condotta dai militari della Compagnia di Barletta e del Nucleo Operativo di Bari, era la stessa che già qualche tempo fa aveva consentito ai carabinieri di sventare il sequestro di 37enne, rapito dalla banda con la minaccia di finire "in pasto ai maiali" come punizione per un affare andato male. Così, ieri mattina, i militari hanno fatto irruzione nel condominio di via Di Vagno, ma, oltre alla droga, hanno trovato ben altro.

Un ritrovamento inquietante, non solo per la quantità, ma anche per la tipologia delle armi sequestrate: armi da guerra, di quelle tipicamente utilizzate negli assalti ai tir, o ai caveau. Un arsenale che, ritengono gli investigatori, sarebbe stato "a disposizione di uno o più clan", pronti ad agire non soltanto sul territorio cittadino ma anche in provincia. Su questo i carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, stanno indagando. In carcere per ora resta l'insospettabile "custode" dell'arsenale: Alessandro Patruno, 66 anni, era conosciuto nella zona per aver in passato anche lavorato come barista. Ma tra i residenti e gli inquilini del palazzo nessuno avrebbe mai sospettato di ciò che accadeva in quell'abitazione all'ultimo piano.

Il condominio in cui è avvenuta la scoperta, tra l'altro, è dotato di un sistema di videosorveglianza, le cui immagini saranno esaminate dagli investigatori alla ricerca di indizi utili alle indagini. Le armi sequestrate, invece, saranno attentamente analizzate dai carabinieri della Sezione Investigazioni Scientifiche, per accertare se siano già state utilizzate e se sia possibile individuare su di esse la presenza di impronte digitali.

Tra le decine di pistole, fucili, mitra, bustine e bilancini di precisione, dosi di droga già pronte e cocaina da confezionare, gli investigatori hanno fatto anche un ritrovamento ritenuto "molto significativo: il libro "L'oro della camorra", in cui la giornalista Rosaria Capacchione ricostruisce le dinamiche che hanno portato i boss casalesi a diventare sempre più influenti 'manager', capaci di controllare l'imprenditoria e influenzare l'economia italiana.

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