Cronaca

Coppia in crisi dopo il bebè? Ci pensa lo psicologo

Nuovo servizio di assistenza contro il disagio psichico delle neo mamme e dei neo papà dell'associazione Ereisma. Ma il Welfare in città sembra a rischio per i prossimi mesi: "Servono 10 milioni di euro", allarma l'assessore

Favorire il sano instaurarsi della relazione di attaccamento del bambino, creare una relazione genitoriale e prevenire il disagio psichico e i suoi esiti psicopatologici. Sono questi i punti sul quale si basa il nuovissimo progetto targato Ereisma, 'Sostegno psicologico alle neo mamme e ai neo papà’, presentato questa mattina a Palazzo di Città dall'assessore al Welfare, Ludovico Abbaticchio, e dal presidente dell'associazione Maria Favia. La dottoressa, insieme alla sua equipe, entrerà direttamente nelle case di tutte quelle coppie che hanno da poco avuto un pargolo cercando di relazionarsi con loro e lavorando sul far superare la cosiddetta 'crisi post partum'. Gratuitamente.

L'associazione, quindi, offrirà per ognuno che ne farà richiesta, 6 interventi di sostegno psicologico di cui 4 a cadenza settimanale, 2 quindicinale. A supporto di questa operazione, attiva, in fase sperimentale, da questo mese e fino a dicembre prossimo, c'è lo staff della clinica privata, ma convenzionata, Santa Maria.

"Con la prossima chiusura di ospedali e l'eliminazione di posti letto, il tutto nell'ottica della razionalizzazione dei servizi, è giusto che il Comune supporti, seppur non economicamente, questo tipo di iniziative", loda il delegato di Emiliano che coglie l'occasione per parlare della "disastrosa" situazione del Welfare cittadino: "Ci saranno tempi durissimi per questa città. Non so come faremo nei prossimi mesi. Con i tagli che stiamo subendo, 500 addetti rischiano di perdere il posto di lavoro e noi non sappiamo se in futuro riusciremo ancora a garantire i servizi”, come il viaggio alle terme per i disabili, le gite e l’assistenza domiciliare. E i numeri non lasciano ben sperare: “Al momento, per stare tranquilli, servirebbero al Comune almeno 10 milioni di euro per attivare i servizi Welfare. Il rischio di perdere tutto è prossimo”. E conclude: “Dobbiamo ritornare all’assistenza domiciliare, come per il parto, che potrebbe essere fatto nuovamente in casa”.
 

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