Cronaca

Brindisi, migliaia di persone in piazza: "Non ci fate paura, vigliacchi"

Piazza della Vittoria gremita di cittadini arrivati da tutta la Puglia. Dal palco il messaggio dei compagni di scuola di Melissa: "Adesso ammazzateci tutti"

Migliaia di persone. Una marea umana che riempie piazza della Vittoria in ogni suo angolo, che si estende anche alle spalle del palco, ai suoi lati, sui gradini degli edifici che affacciano nella piazza. Persone venute da tutta la Puglia, per stringersi alla città di Brindisi e al suo dolore per un gesto vile, assurdo, inaccettabile, che ha brutalmente strappato alla vita una ragazza di 16 anni. Un gesto che chiede giustizia, che impone una reazione, un segnale forte di rifiuto, di condanna, da parte di tutta la società civile. "Adesso ammazzateci tutti", recita uno dei due striscioni esposti sul palco dai ragazzi dell'istituto Morvillo-Falcone. Sul palco ci sono i rappresentanti delle istituzioni: il neo sindaco Mimmo Consales, il sindaco di Mesagne, Franco Scoditti, il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, il presidente della Regione, Nichi Vendola. E ancora i segretari generali di Cgil e Uil, Susanna Camusso e Luigi Angeletti, il sottosegretario Manlio Rossi Doria, il vicepresidente della Camera dei deputati Rocco Buttiglione, il presidente dell'associazione 'Libera', don Luigi Ciotti. Ma soprattutto ci sono loro, i compagni di scuola di Vanessa. "E' una guerra tra Stato e mafia ma le vittime siamo noi", recita l'altro striscione. Uno dopo l'altro, si avvicendano al microfono, e le loro parole, le loro frasi, sono pesanti come macigni: "Le vittime siamo noi, che non veniamo mai ascoltati, questa è l'unica verità. Non ci danno la possibilità di scegliere, non ci danno la possibilità di parlare e di decidere per poter finalmente cambiare le cose". Si avvicendano al microfono per esprimere il loro sdegno, la loro rabbia, la volontà di non arrendersi a quello che è successo "Non ci voleva un attentato per capire che qui c'è la mafia, ma rimarremo uniti, non riusciranno a dividerci".

"Oggi Brindisi è capitale del dolore e della vergogna - esordisce il presidente della Regione Nichi Vendola - che vigliaccheria colpire i figli, colpire la scuola. Ma quello che è successo oggi, ci fa capire una cosa. Ci fa capire che non possiamo stare alla finestra, che dobbiamo scegliere da che parte stare, con chi lottare".



Sul palco c'è anche l'arcivescovo di Brindisi e Ostuni, monsignor Rocco Talucci, che ricorda Melissa e lancia il suo monito agli autori dell'attentato, invitandoli a pentirsi. Ma da qualche parte della piazza si levano fischi e contestazioni, "Un discorso freddo, senza sostanza", mormora qualcuno tra il pubblico. Il sindaco Consales cerca di sedare le contestazioni, ma fischi e brusii si sollevano ancora, quando sul palco sale il ministro dell'Istruzione Profumo: "Lunedì mattina dobbiamo tornare a scuola, dobbiamo dare un segnale forte. Lo Stato deve vincere, lo Stato non può perdere".

Ma a suggellare il senso della manifestazione, di quell'essersi ritrovati tutti insieme in quella grande piazza, sono le parole di Don Luigi Ciotti, il fondatore di Libera, la cui carovana antimafia avrebbe dovuto essere proprio oggi a Brindisi. Don Ciotti sale sul palco a manifestazione quasi finita, con la gente che lo chiama a gran voce mentre le altre autorità stanno già per lasciare il palco. Poche frasi, che vanno dritte al cuore. "Noi non sappiamo ancora di che cosa si è trattato, se di un attentato mafioso o di un atto terroristico, però una cosa la sappiamo con certezza: sono degli assassini, e non dimenticatelo. E questi assassini sono tra noi, ci stanno guardando". "E ricordate anche una cosa - ha scandito poi Don Ciotti - la lotta alla mafia e al terrorismo si fa nel territorio, ma si fa anche e soprattutto e Roma, in Parlamento". Poi il suo pensiero è andato alle scene viste sul lugo dell'attentato, e ai ragazzi. "Davanti alla scuola, sull'asfalto, ho trovato un quaderno. L'ho aperto, parlava di costituzione, di democrazia. Con questi quaderni, con queste parole andavano oggi a scuola quelle ragazze". "La democrazia, però, si fonda sulla giustizia e sui diritti, ma non si regge se non esiste un terzo pilastro, e cioè la responsabilità". "I ragazzi hanno bisogno di adulti veri, coerenti, credibili. Hanno bisogno di vedere in noi passione e autenticità. Sono meravigliosi questi ragazzi, non deludiamoli". "Io oggi - ha concluso poi Don Ciotti - posso solo augurare una cosa: che Dio dia a tutti noi una bella pedata per continuare ad andare avanti".
 

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