"Fatture false e bancarotta fraudolenta": arrestati console onorario del Marocco ed ex sindaco Casamassima

Due ordinanze di custodia cautelare eseguite dalla Finanza: oltre a Vincenzo Abbinante, colpito da ordinanza di custodia cautelare in carcere, ai domiciliari è finito Domenico Birardi, consulente del lavoro ed ex sindaco di Casamassima

Sarebbero stati coinvolti in una serie di "condotte di bancarotta fraudolenta distrattiva e documentale", emettendo anche fatture o altri documenti per operazioni inesistenti. Con queste accuse questa mattina i finanzieri della Compagnia di Monopoli della Guardia di Finanza hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip del Tribunale di Bari su richiesta della Procura di Bari, a carico di due persone: Vincenzo Abbinante, 46 anni (in carcere), attuale console onorario del Marocco in Italia, e Domenico Birardi, 56 anni (ai domiciliari), anch'egli consulente del lavoro e sindaco di Casamassima dal 2011 al 2014.

La denuncia di un imprenditore e l'avvio delle indagini

I provvedimenti cautelari scaturiscono da un’articolata attività di indagine delegata dalla Procura alle Fiamme Gialle baresi dopo una specifica denuncia, presentata nell'ottobre 2017, dal titolare di una società. In particolare - spiega una nota della Guardia di Finanza che dà notizia degli arresti - l'imprenditore aveva riferito di aver affidato, dal 2013 al 2017 (periodo cui si riferiscono i fatti contestati), la gestione del personale della propria società al suo consulente del lavoro, Domenico Birardi; "verso la fine del 2016 - prosegue la nota della Finanza riferendosi alla denuncia - aveva appreso casualmente che la società aveva proceduto nel corso del tempo all’assunzione di circa 450 dipendenti a fronte degli iniziali 40 lavoratori; aveva contattato in più occasioni il Birardi per avere notizie in merito a tali assunzioni, senza avere alcuna spiegazione; aveva constatato che numerosi dipendenti risultavano essere stati assunti dalla società  godendo dei benefici e delle agevolazioni previste dalla normativa di settore; aveva disconosciuto come propria la firma apposta sui singoli contratti di assunzione. La Prestigia S.r.l., posta in liquidazione dal 3 marzo 2017, veniva successivamente dichiarata fallita con sentenza del 25 settembre 2017".

Il presunto sistema fraudolento attraverso una 'scatola vuota'

Le attività investigative della Guardia di Finanza - svolte attraverso l’esame di copiosa documentazione amministrativa e contabile, l’assunzione a sommarie informazioni dei titolari delle società committenti nonché mediante l’esecuzione di intercettazioni telefoniche - avrebbero consentito di accertare, si legge nella nota della Finanza, "che la Prestigia S.r.l., società attiva nella gestione di servizi a favore di imprese alberghiere e turistiche, aveva sottoscritto numerosi contratti di appalto in qualità di appaltatore nei confronti di società committenti che svolgevano le più svariate attività imprenditoriali: dal commercio al dettaglio di prodotti alimentari, alla produzione di paste alimentari, passando all’attività di fabbricazione di cisterne, serbatoi e contenitori in metallo, ed ancora attività di produzione di piastrelle in ceramica o di affitto di aziende ed in fine attività postali e di corriere. In realtà - proseguono gli investigatori - la Prestigia S.r.l. era una vera e propria scatola vuota, collocata al centro di un articolato e ingegnoso sistema fraudolento architettato da Abbinante Vincenzo e Birardi Domenico - risultati essere gli amministratori di fatto della stessa società - finalizzato all’evasione delle imposte e all’omissione del pagamento dei contributi previdenziali. In particolare la società - risultata priva di strutture e attrezzature idonee allo svolgimento dei vari servizi appaltati (tenuto conto, altresì, della eterogeneità delle attività svolte di volta in volta dalle società committenti) - garantiva la somministrazione di manodopera alle società committenti, provvedendo ad assumere formalmente i dipendenti che, di fatto, svolgevano le proprie mansioni esclusivamente presso queste ultime. Conseguentemente, l’assunzione formale della veste di datore di lavoro ha determinato in capo alla Prestigia S.r.l. la titolarità esclusiva dei debiti fiscali e previdenziali, il cui sistematico omesso pagamento ha causato un’esposizione erariale di oltre 3 milioni di euro che ha inevitabilmente condotto al fallimento della società".

Le distrazioni di fondi e le false fatture

In tale contesto gli investigatori avrebbero accertato che "Abbinante e Birardi, nella loro qualità di amministratori di fatto della Prestigia S.r.l., a fronte della progressiva e rilevante esposizione debitoria della stessa nei confronti dell’Erario, hanno distratto disponibilità pari a circa 4 milioni di euro dai conti correnti ovvero dalle casse societarie mediante una serie di prelevamenti di contanti non giustificati, bonifici senza titolo in favore dello stesso Abbinante ovvero in favore della Brokers International Management Italia, nella piena disponibilità dello stesso Abbinante Vincenzo, sottraendo altresì i libri e le scritture contabili sociali o, comunque, tenendole in guisa tale da non rendere possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento di affari". "Inoltre, gli stessi - sempre quali amministratori di fatto della Prestigia S.r.l. - hanno emesso molteplici fatture per operazioni inesistenti, nel periodo 2013-2017, per un imponibile complessivo superiore a 3,6 milioni di euro nei confronti delle predette imprese committenti al fine di consentire loro l’evasione delle imposte, in quanto facevano apparire come appalti di servizio quelle che erano in concreto effettive prestazioni di somministrazione di lavoratori".

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Gli affari e il reddito dichiarato di 4mila euro

Secondo le accuse, Abbinante, in particolare, avrebbe "in maniera sistematica" "depredato il patrimonio della Prestigia S.r.l., autoliquidandosi somme di denaro per asserite prestazioni professionali in realtà inesistenti". Infine, a fronte di affari ritenuti dagli investigatori di "dimensioni notevoli",  "nel 2018 - si legge nella nota della Finanza - l’Abbinante ha presentato un modello Unico Redditi Persone Fisiche da cui risulta un reddito complessivo pari a 4.222,00 euro, del tutto incompatibile con le attività imprenditoriali allo stesso riferibili".

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