Cronaca

"Bancarotta fraudolenta e riciclaggio", indagini sul 'gruppo Ciccolella': coinvolto anche Giancaspro

Perquisizioni della Finanza: ipotizzata la distrazione di fondi in relazione al fallimento del gruppo, avvenuto nel 2015. Al vaglio anche la posizione del presidente della Fc Bari

Bancarotta fraudolenta e riciclaggio: sono queste le ipotesi di reato al centro di un'indagine coordinata dalla Procura di Trani e condotta dai finanzieri del nucleo di Polizia economico-finanziaria di Bari, relativamente al fallimento del gruppo 'Ciccolella spa'. 

Da questa mattina i militari delle Fiamme Gialle stanno eseguendo, su disposizione della Procura, una serie di perquisizioni domiciliari al fine di acquisire documentazione, cartacea ed informatica, utile alle indagini.

Le perquisizioni

In particolare, si legge in una nota della Procura relativamente all'operazione, denominata 'Back to Malta', "i soggetti coinvolti nelle dette perquisizioni sono i tre fratelli Ciccolella (Corrado, Vincenzo e Antonio) di Molfetta, a cui fa capo il noto 'gruppo Ciccolella', un insieme di società operanti principalmente nel settore della floro-vivaistica". Nel mirino degli investigatori sono finiti però "anche altri soggetti ritenuti legati ai Ciccolella e concorrenti nei reati loro ascritti, come gli avvocati Michele Bellomo e Francesco Quarto di Bari, il commercialista Gianluca Petrera di Bari, nonché Cosmo Antonio Giancaspro di Molfetta", presidente dell'Fc Bari 1908.

Le perquisizioni sono state disposte "per la ritenuta necessità di assicurare la genuinità delle fonti di prova, in relazione ai gravi indizi di reato emersi nell'ambito delle complesse indagini" - tuttora in corso - dirette dalla Procura di Trani e affidate alla dottoressa Silvia Curione.

Le ipotesi di reato

"Sono già emerse infatti dalle indagini dei finanzieri del Gruppo tutela spesa pubblica del citato Nucleo di Polizia economico-Finanziaria - chiarisce ancora la nota della Procira - alcune ipotesi di distrazione di fondi della Ciccolella spa (società già quotata in borsa e fallita nel gennaio 2015) e conseguente riciclaggio degli stessi, tramite complessi passaggi di denaro e quote societarie tra società infragruppo e soggetti operanti in Italia e in Paesi esteri (Malta e Gran Bretagna)".
 

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