Fino a 40mila euro per aprire imprese sociali in città: presentato il bando Urbis, domande fino a dicembre

La misura promossa dal Comune consentirà di avviare attività non profit attraverso un finanziamento a fondo perduto ed è finanziata con il Pon metropolitano

Un incentivo a fondo perduto, tra i 15mila e i 40mila euro (a fronte di un cofinanziamento del 15%) per creare nuove imprese sociali e culturali nelle aree più fragili della città dal punto di vista socio-economico ed urbanistico: è quanto prevede il nuovo bando 'Urbis' finanziato con il Pon Città Metropolitane 2014/2020 e promosso dal Comune. Il regolamento sarà disponibile e consultabile (già da domani mercoledì 19 settembre) sul sito istituzionale di Palazzo di Città. 'Urbis' consentirà di candidare proposte imprenditoriali su quattro diversi temi: città, comunità, creatività e prossimità. Tra i progetti d'interesse, ad esempio, quelli d'impresa sociale nel campo dell’inclusione sociale attiva, dell’educazione e dell’istruzione, della tutela e promozione del territorio, della radiodiffusione e dell’editoria, della riqualificazione e riuso di beni inutilizzati a fini sociali. 

Progetti da presentare entro il 10 dicembre

Con Urbis potranno essere quindi aperte attività come palestre popolari, ciclofficine, portierati di quartiere, centri ludici, cinema di quartiere e tutti quei servizi che incrementino la qualità di vita delle comunità presso le aree bersaglio: tutte le attività, specifica il Comune,  dovranno essere non profit e potranno partecipare all’avviso i soggetti del terzo settore (organizzazioni di volontariato, cooperative sociali, fondazioni, enti morali ed ecclesiastici, associazioni) o gruppi informali che vogliano costituirsi e attivare una nuova iniziativa sui quartieri bersaglio. Le domande potranno essere presentate entro il 10 dicembre e le proposte progettuali saranno valutate da una commissione.

Decaro: "Creare comunità unita"

“URBIS è la chiusura del cerchio che rappresenta la nostra idea di sviluppo di una comunità, che nella nostra visione di città si compone di riqualificazione degli spazi, creazione di reti che animano e si prendono cura di quegli spazi e promozione di attività, anche imprenditoriali, che mettano a valore il mondo della cooperazione e della solidarietà che è un grosso sostegno per chi rischia di restare indietro - ha dichiarato il sindaco Antonio Decaro -. Il nostro obiettivo è creare una comunità unita, che cresce insieme, e Urbis è uno strumento che vuole alimentare e sostenere i presidi sociali sparsi nei quartieri, una parte importante in questo processo. Questa misura è la riposta dell’Amministrazione al mondo della cooperazione che in questi anni ha saputo esprimere un significativo fermento e che ha oggi la possibilità di trasformare la propria idea in un progetto di impresa. Crediamo che l’impresa sociale abbia la giusta flessibilità e sensibilità per farlo. Gli incentivi tra i 15mila e i 40mila euro consentiranno di operare investimenti adeguati in termini di allestimento di spazi, acquisto di attrezzature e risorse umane per avviare una vera e propria start-up di quartiere, fornendo gli strumenti iniziali per una futura auto-sostenibilità e, soprattutto, per creare in città una trama di hub sociali che possano essere punto di riferimento per la comunità. Una comunità in movimento, la nostra, che il 22 settembre si ritroverà unita nel parco di largo 2 Giugno durante l’evento Bari per Bari, un’occasione per stare insieme e conoscere i cambiamenti in atto e le progettualità attive su tutti i Municipi grazie al protagonismo dei cittadini”.

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Romano: "Fermento in città"

“Urbis nasce dalla progettazione condivisa con il partenariato economico-sociale e parte dall’osservazione di ciò che accade nei quartieri della nostra città - ha commentato l’assessora Paola Romano -. A Bari in questi anni si è registrato un grande fermento nel mondo dell’associazionismo e del terzo settore, con la nascita di realtà sociali innovative quali palestre popolari, cinema di quartiere, spazi di co-working, empori sociali. Realtà che rispondono ai nuovi e vecchi bisogni dei cittadini in modo sostenibile e inclusivo spesso coinvolgendo i destinatari delle misure nei percorsi di progettazione. Dinamiche analoghe a quanto accade in altre città d’Italia e d’Europa dove l’economia sociale rappresenta una voce in costante crescita del Pil".

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