Martedì, 19 Ottobre 2021
Cronaca

La spedizione punitiva per questioni di spaccio, il pestaggio e la 'stesa' del commando armato: blitz contro il clan Strisciuglio, nove arresti

L'operazione condotta da carabinieri e polizia, e coordinata dalla Dda, ha fatto luce su due episodi avvenuti il 26 giugno 2019. Vittima un pregiudicato, poi diventato collaboratore di giustizia. Gli arrestati sono ritenuti responsabili, tra le accuse, di tentato sequestro di persona e tentato omicidio, con l'aggravante mafiosa

Prima la spedizione punitiva a casa dello spacciatore, con l'intento (fallito) di sequestrare la vittima, poi la 'stesa' del commando armato partito da San Pio, con almeno 23 colpi d'arma da fuoco esplosi contro l'abitazione in cui si pensava che il 'bersaglio' avesse trovato rifugio. Due episodi avvenuti in rapida successione la sera del 26 giugno 2019: le indagini, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, e condotte dagli agenti della Squadra Mobile e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari, hanno permesso di far luce sui fatti, portando oggi all'esecuzione di un’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Bari, a carico di 8 soggetti (una nona persona è riuscita a sfuggire ed è attivamente ricercata). I nove indagati (l'ultimo destinatario della misura cautelare, inizialmente sfuggito all'arresto, è stato catturato in mattinata, ndr) sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di tentato sequestro di persona, lesioni personali aggravate, tentato omicidio aggravato, detenzione e porto illegali di armi da fuoco, ricettazione e induzione a non rendere dichiarazioni o a rendere dichiarazioni mendaci all’Autorità Giudiziaria. Per tutti i reati descritti è stata contestata anche l’aggravante mafiosa. (I NOMI DEGLI ARRESTATI)

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La spedizione punitiva contro lo spacciatore: le botte (anche a donna e bimbo) e la 'stesa'

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, alcuni degli odierni arrestati, quella sera si sarebbero recati presso l’abitazione di un pregiudicato, divenuto poi collaboratore di giustizia, e, alla presenza della compagna e del figlio della stessa, lo avrebbero trascinato all’esterno, percuotendolo, tentando poi di sequestrarlo. Il proposito criminoso non era stato portato a termine, grazie all’intervento dei familiari in difesa della vittima, che scatenava, però la violenta reazione dei malviventi che non avrebbero esitato a colpire con un violento pugno al volto il bambino, di soli sei anni, nonché, con un calcio, la donna, all’ottavo mese di gravidanza. A distanza di poco più di un’ora, un commando armato si sarebbe quindi mosso dal quartiere San Pio, come ritorsione, subito dopo aver ricevuto dai parenti della vittima, una telefonata di rimostranze, "percepita come un affronto", ricostruiscono gli investigatori. I malviventi armati avrebbero dunque operato una vera e propria “stesa” nei confronti del loro obiettivo, esplodendo, con armi lunghe e corte, 23 colpi d’arma da fuoco, ad altezza d’uomo, all’indirizzo dell’abitazione ove si presumeva che il bersaglio avesse trovato rifugio. La sparatoria non determinava conseguenze ulteriori solo grazie alla prontezza degli occupanti dell’abitazione che si stendevano a terra. L’attività investigativa immediatamente svolta ha consentito agli investigatori di accertare che l’agguato sarebbe scattato per punire l’uomo, reo di aver spacciato sostanza stupefacente nel quartiere Palese, senza la preventiva autorizzazione dei responsabili dell’articolazione del clan “Strisciuglio”, operante sul quartiere di Enziteto-Catino San Pio e facente capo a Faccilongo Saverio, attualmente detenuto in regime di 41 bis.

Il sequestro delle armi e le pressioni sui familiari del collaboratore di giustizia

Molteplici sono stati i riscontri operati a conferma delle dichiarazioni rese dalla vittima e da numerosi collaboratori di Giustizia, ascoltati in relazione all’episodio dagli agenti della Squadra Mobile e dai Carabinieri del Nucleo Investigativo. Le indagini avrebbero così permesso "di corroborare una serie di elementi a carico degli odierni indagati che ne sancivano compiti, ruoli e responsabilità". I militari dell’Arma avevano, peraltro, già rinvenuto le armi utilizzate per l’agguato, sequestrando, il 30 settembre 2019, tra l’altro, un fucile d’assalto tipo “Kalashnikov” e una pistola, sottoposti ad accertamento balistico da parte del Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica di Bari. Inoltre, dall’attività investigativa sono emerse "le pesanti pressioni e le minacce di morte esercitate dal gruppo - evidenziano gli investigatori - nei confronti dei familiari della vittima, per indurre l’aspirante collaboratore di giustizia a non rendere dichiarazioni all’Autorità Giudiziaria e a cessare la collaborazione. Tanto per rimarcare la forza intimidatrice propria del vincolo associativo, finalizzata all’affermazione, mediante violenza, della posizione di preminenza di un gruppo organizzato". "La finalità agevolativa del sodalizio mafioso denominato clan Strisciuglio contestata - spiegano ancora gli investigatori - risulta a maggior ragione ipotizzabile a seguito degli esiti delle indagini confluite nell'ordinanza cautelare dell'operazione “Vortice-Maestrale”, eseguita, nell’aprile scorso, da Polizia e Carabinieri nei confronti di 99 soggetti, più volte citata nel provvedimento eseguito in data odierna, in cui alcuni degli indagati si sono visti contestare l’art.416 bis c.p. e, in forza della quale, si trovano, ad oggi, reclusi".

*Ultimo aggiornamento ore 12.30

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