Cronaca

‘Bari sposa l’arte’: al Chiringuito la dichiarazione d’amore, al teatro Margherita il matrimonio

L’arte, in questo caso, si fa carne e ossa, esce dai confini del museo per invadere la città e per catturarla nella magia della bellezza, nella forma estetica della passione creativa e nell’ardore della contaminazione degli spazi pubblici. L’arte pubblica, l’arte puntata sul mondo che dal mondo trae il suo cordone ombelicale per sopravvivere. Senza il mondo non ci sarebbe arte.

Nota- Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Il richiamo del mare - accompagnato da quella sensazione di stordimento che il caldo d'estate provoca, soprattutto di notte - e la curiosità verso un'operazione artistica inedita, hanno contaminato i sensi di quanti, ieri sera, sono accorsi al Chiringuito (sul lungomare barese) per partecipare - e farsi coinvolgere - dalla performance che un gruppo di giovani artisti e talenti dell'arte ha messo in piedi spontaneamente. Una scena artistica costruita sull'acqua al dolce canto dell'onda calma del porticciolo e al cauto stridore degli attori.

Due caravelle hanno portato il messaggio dell'amore tra due amanti che, al buio, quasi sorpresi nell'atto di fondersi l'uno nell'altro, si sono esibiti di fronte al finto pubblico invisibile (che da terra li osservava curioso e divertito) nelle trasparenze di un telo montato ad arte e in un gioco di ombre cinesi. La videoart, di Raffaele Fiorella, ha catturato l'attenzione sulle note del 'Romeo e Giulietta' di Prokofiev. L'attenzione del pubblico, che da spettatore stava assumendo i contorni di attore, si è spostata sui banconi del mercato del pesce quando, all'incedere improvviso dei due amanti tradottisi in carne ed ossa sulla terraferma, è stata attratta sul palcoscenico improvvisato della dichiarazione d'amore: "Questa sera - ha recitato Francesco Paolo Ruggiero - noi ci sposiamo". Lo sguardo dei presenti si è addensato su di loro per esplodere in un creativo applauso quando l'attore ha esternato "Stasera noi ci sposiamo con l'arte.. nel nostro tempio. Venite con noi, e sarete testimoni". Effetto immediato: invito lanciato, il pubblico stordito e al contempo solleticato nella curiosità, ha seguito i due giovani interpreti.

Insieme a Ruggiero, Anna Piscopo, entrambi in abiti cerimoniali (decisamente trendy quelli di lui con giacchetta e pantalone pinocchietto, anni Trenta quello di lei, riletto in chiave moderna, con taglio punk e anfibi). Correndo si sono diretti verso il tempio, il Teatro Margherita, per convolare a giuste nozze. Una folla di gente ha seguito i novelli sposi fino alla scalinata per assistere alla cerimonia. Quel canto d'amore che gli artisti hanno acclarato davanti all'edificio-palafitta, il cui simbolismo è l'evidente traduzione del concept della performance. Molte le somiglianze e i richiami, infatti. Dalla palafitta-caravella alla palafitta-teatro, dall'amore virtuale degli ologrammi proiettati all'amore degli artisti scesi nei luoghi pubblici per occuparli.

L'arte, in questo caso, si fa carne e ossa, esce dai confini del museo per invadere la città e per catturarla nella magia della bellezza, nella forma estetica della passione creativa e nell'ardore della contaminazione degli spazi pubblici. L'arte pubblica, l'arte puntata sul mondo che dal mondo trae il suo cordone ombelicale per sopravvivere. Senza il mondo non ci sarebbe arte.

La chiusura affidata a una citazione di Hakim Bey: "Avevate chiesto un'utopia pratica e attuabile, eccola. Non una pura fantasia post-olocausto, nessun castello sulle lune di Giove - un piano che potremmo iniziare domani - Questo è il nostro vero desiderio e per ottenerlo dobbiamo contemplare non solo una vita di pura arte, ma anche di puro crimine, pura insurrezione. Amen".

L'utopia è il non-luogo, il Teatro Margherita.

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