Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Barletta, la denuncia dei parenti delle vittime: "Lavoravano in nero"

Dai racconti dei parenti delle quattro operaie morte nel crollo emerge la verità sul lavoro nell'opificio: si lavorava in nero, per meno di quattro euro all'ora. La CGIL Bat conferma: azienda sconosciuta all'Inps

Non avevano un contratto regolare, lavoravano in nero, accontentandosi di guadagnare 4 euro all'ora o poco meno. Un lavoro fatto per sopravvivere, per pagare mutui e bollette. Dal racconto dei parenti di Tina, Matilde, Giovanna, Antonella, le quattro operaie morte nel crollo di Barletta, emerge la verità sulle condizioni lavorative all'interno dell'opificio. Prima ancora che l'indagine della Procura di Trani e l'attività investigativa della Guardia di Finanza possano fare chiarezza sulla regolarità dell'attività del maglificio e sul perchè, in una palazzina quasi del tutto sgomberata dagli abitanti impauriti da crepe e scricchiolii, le operaie fossero invece lì, in quel laboratorio di confezioni a piano terra, come tutti gli altri giorni.

A confermare i racconti dei parenti delle vittime, i dati raccolti dalla Cgil Bat, in base ai quali l'azienda risulterebbe completamente sconosciuta all'Inps.  "Abbiamo fatto delle verifiche - afferma il segretario generale della Cgil Bat, Luigi Antonucci - e dalle nostre ricerche sembra che le donne lavorassero in nero e che l'azienda fosse completamente sconosciuta all'Inps. Purtroppo molte sono le lavoratrici che accettano situazioni analoghe perché guadagnare pochi euro al giorno serve comunque per mandare avanti la famiglia e per prendersi cura dei propri figli".

I corpi delle vittime si trovano tuttora presso il Policlinico di Bari dove ieri sono state eseguite le autopsie.  Nella mattinata di domani saranno trasportati a Barletta, dove a partire dalle ore 13 si svolgeranno i funerali. Le esequie si terranno all'aperto, in piazza Aldo Moro, per pemettere a tutti i cittadini di partecipare. Alla cerimonia funebre sarà presente anche il segretario nazionale della CGIL Susanna Camusso.

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