Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca Murat / Corso Camillo Benso Cavour

Bif&st 2013, Verdone: "Per girare in Puglia dovrei viverci qualche mese"

Carlo e Luca Verdone hanno presentato il documentario su Alberto Sordi e hanno parlato della situazione del cinema italiano, spesso resa difficile dalla poca credibilità all'estero: "Il film di Allen su Roma fa schifo"

Oggi al Teatro Petruzzelli per il Bif&st è il turno dei fratelli Verdone: Carlo e Luca, il primo tra gli attori più conosciuti dal pubblico italiano, il secondo, anche lui regista, è conosciuto al grande pubblico per aver diretto "7 chili in 7 giorni". Arrivano nel teatro barese per la loro “lezione di cinema” che diventa  subito un confronto con il pubblico. A partire dalla figura di Alberto Sordi, a cui i due fratelli hanno dedicato il loro documentario “Alberto il grande” trasmesso poco prima sempre nel teatro barese, la conversazione passa a temi più generali.

I fratelli Verdone raccontano la superiorità di Sordi, capace di essere un vero e proprio innovatore nella recitazione italiana, ma anche a volte vittima di se stesso. La sua capacità di essere “quasi futurista” nel modo di spezzare la recitazione distinguendosi da tutti gli attori che venivano dall'arte drammatica, lo ha portato a non essere credibile nei film più impegnati, di denuncia, dove la sua 'maschera' oscurava un po' tutto il film, ricollegandosi ad alcune parole spese in merito da Scola nei giorni scorsi.

Quello che raccontano i fratelli Verdone è un Sordi legato al suo passato, la cui vita isolata non gli ha però permesso un confronto per rinnovarsi e andare avanti. Un Sordi orgoglioso di tutto il suo lavoro fino a “Fumo di Londra”, oltre il quale però si perdeva un po' e ammetteva il suo non comprendere l'arte moderna, “come quella volta – racconta Carlo Verdone – che disse a Uto Ughi 'nun se metterà a sonà quelle cose tiritì. Io mi fermo a Rossini”.

È poi il turno delle domande sul cinema italiano, parlano di un ritorno al documentario grazie alle tv satellitari, ma anche di una spaccatura netta nel pubblico tra quello di nicchia e quello super commerciale, con cui, ammette Carlo Verdone,  “ci abbiamo campato tutti”. Poi spiega come “molti film del passato ora non sarebbe possibile realizzarli, io vorrei fare altro, ho bisogno di fare cose nuove, ma la mancanza di una cultura del passato e la richiesta dei produttori di 'fare soldi' dato il momento di crisi rende la cosa difficile”.

Chiude poi l'attore romano parlando del cinema italiano di oggi: “All'estero conoscono il cinema realista italiano, ma quello nuovo anche se valido non riesce ad arrivare, forse proprio perchè l'Italia ha perso credibilità – continua – L'Italia all'estero è quella del film di Woody Allen su Roma, un film che fa schifo perché è il film di uno che ha visto Roma dalla macchina, proprio per questo per fare un film in Puglia mi ci dovrei trasferire e viverci per mesi guidato da un cicerone locale che mi trasmetta il colore del luogo”.

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