Cronaca

Soffocò la figlia di 3 mesi ricoverata in ospedale, condannato a 16 anni. I giudici: "Non voleva uccidere la bambina"

Le motivazioni della sentenza nei confronti di Giuseppe Difonzo, 31enne di Altamura ritenuto responsabile della morte della piccola: "Voleva richiamare l’attenzione su di sé come colui che riusciva sempre a farla salvare in extremis"

"I comportamenti lesivi in danno della figlia", la piccola Emanuela di tre mesi, soffocata nel suo lettino nell'ospedale 'Giovanni XXIII' di Bari la notte tra il 12 e il 13 febbraio 2015, avevano l’obiettivo "di richiamare l’attenzione su di sé come colui che riusciva sempre a farla salvare in extremis, come pure ha tentato di fare nell’ultimo episodio letale": è quanto scritto dai giudici della Corte d'Assise di Bari nelle motivazioni della sentenza emessa a marzo scorso con la quale il papà della piccola, Giuseppe Difonzo, 31enne altamurano, è stato condannato a 16 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale aggravato e due episodi di lesioni personali volontarie aggravate. Il provvedimento sarà impugnato dai pm che hanno coordinato le indagini, Simona Filoni e Domenico Minardi.

Per i giudici "tranne che nell’ultimo episodio nel quale si è verificato il decesso, Difonzo tendeva a creare situazioni di pericolo per la bambina, per così dire, controllabili, ossia che non mettessero in pericolo in modo irreversibile la vita della stessa". La piccola Emanuela era stata ricoverata per 67 giorni in circa 3 mesi a causa di crisi respiratorie provocate, per l'accusa, dal padre. I giudici ricostruiscono i momenti precedenti a decesso della bambina: "In quei cinque minuti Difonzo era da solo, - affermano - ha agito al buio cercando di soffocare la bambina verosimilmente utilizzando il lenzuolo che la copriva o col cuscino sulla quale era appoggiata. Tuttavia la Corte ha ritenuto che si possa escludere il dolo di uccidere" perché "l'imputato non ha portato a termine l’azione omicidiaria, come pure avrebbe potuto, ma ha chiamato i soccorsi quando ha visto comparire i segni della cianosi". Inutili i tentativi di rianimare la bambina, in uno stato troppo grave di crisi respiratoria.

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