Anziana uccisa per errore a Bitonto, presi i presunti responsabili. In manette 7 esponenti dei clan Conte e Cipriano

Operazione congiunta di polizia e carabinieri: arresti nei due gruppi criminali, in contrasto per il controllo delle attività di spaccio nella cittadina

Il luogo dell'omicidio Tarantino a Bitonto - Foto Ansa

Operazione congiunta di polizia e carabinieri in corso dalle prime ore dell'alba a Bitonto. Le forze dell'ordine stanno eseguendo un'ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP presso il Tribunale di Bari, arrestando diversi esponenti dei gruppi criminali Conte e Cipriano, attivi nello spaccio di stupefacenti a Bitonto e in contrasto tra di loro. I soggetti sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di omicidio, tentato omicidio, spari in luogo pubblico, detenzione e porto abusivo di armi, minaccia e violenza privata; reati tutti aggravati dall’aver agito con l’utilizzo del metodo mafioso.

Il blitz di Polizia e Carabinieri: i nomi degli arrestati

Le indagini, coordinate dalla D.D.A. della Procura della Repubblica di Bari, hanno consentito di fare piena luce sulle cruente sparatorie avvenute nella mattinata del 30 dicembre 2017 nel centro abitato di Bitonto, nel corso di una delle quali, nella centralissima via delle Marteri, veniva uccisa la pensionata Annarosa Tarantino di 83 anni e ferito il 20enne Casadibari Giuseppe, appartenente ad uno dei due sodalizi in lotta.

I colpi di pistola e le urla: le immagini di quella tragica mattinata

Il contesto criminale: tensione tra Cipriano e Conte

I fatti, secondo gli inquirenti, rientrerebbero nel più ampio contesto di una "faida criminale" in atto a Bitonto tra i clan Conte, attivo in periferia e soprattutto tra le case popolari di via Pertini, e i Cipriano, operativi invece nel centro storico bitontino. Entrambi gli schieramenti sfruttano i traffici di stupefacenti controllando le rispettive zone dello spaccio. I contrasti, già datati, sono ulteriormente peggiorati dall'autunno scorso quando alcuni esponenti dei Cipriano sono transitati nel gruppo rivale, avvantaggiando così i Conte che avrebbero potuto contare su una 'piazza' attiva per la droga attiva anche nella città vecchia.

Gli eventi precipitano minuto dopo minuto

La tensione tra i due gruppi è così cresciuta fino a quando, il 29 dicembre, alcuni esponenti del gruppo Cipriano avrebbero intimato all'ex sodale Cosimo Liso (fratello di Domenico),anche lui transitato tra i Conte, di abbandonare la propria abitazione nel centro storico. Cosimo Liso avrebbe quindi reagito nella prima mattina del 30 dicembre: alle 6.30 avrebbe esploso alcuni colpi di pistola, nella città vecchia, contro un manufatto frequentato da componenti del sodalizio rivale. Mezz'ora dopo, affiliati del clan Cipriano, in risposta all'azione, avrebbero raggiunto l'abitazione di Liso nel borgo antico bitontino, non trovandolo e devastando il portone d'ingresso. Passano le 8 e quattro esponenti dei Cipriano, tra cui, per gli inquirenti, Francesco Colasuonno, Benito Ruggiero e Rocco Mena, armati e con il volto travisato a bordo di due ciclomotori, si sarebbero recati verso la roccaforte del gruppo avversario, nella periferica via Pertini: lì vennero poi esplosi numerosi colpi di arma da fuoco sul portone della palazzina dove ha sede la piazza di spaccio di droga controllata dai Cipriano. Il gruppo avrebbe deliberatamente ucciso sul posto un pastore tedesco. Dieci minuti dopo, alle 8.25, la 'controffensiva' dei Conte: alcuni sicari, con l'ordine "di colpire qualsivoglia esponente della consorteria avversaria" si recavano a tutta velocità nella città vecchia. In via delle Marteri intecettavano Giuseppe Casadibari, addetto allo spaccio del clan Cipriano, sparandogli contro alcuni colpi di pistola, alcuni dei quali, però, colpirono in modo fatale Anna Rosa Tarantino trovatasi tragicamente nel mezzo dell'agguato.

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Le dichiarazioni del pentito e gli arresti

Attraverso le dichiarazioni del pentito Vito Antonio Tarullo, già al vertice del clan Conte, gli investigatori hanno potuto acquisire "seri e concreti elementi di colpevolezza a carico degli indagati Michele Sabba  e Rocco Papaleo, ritenuti responsabili della tragica azione armata di via delle Marteri. Le indagini, oltre ai numerosi sopralluoghi e all'ascolto dei testinomi, hanno visto la collaborazione anche dello stesso Casadibari, ferito nell'agguato. A Benito Ruggiero e Michele Rizzo sono  contestati i gravi episodi di minacce ed intimidazioni dagli stessi poste in essere in pregiudizio di taluni congiunti e familiari dello stesso Casadibari. Questi sarebbero stati messi in atto "per impedire la collaborazione con la giustizia da parte del loro ex sodale" rimasto ferito il 30 dicembre 2017.
 

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