Il Consiglio di Stato dice no al ricorso Fer.Live a Bitonto, il M5S: "Scongiurato rischio discarica del ferro"

In una nota il Movimento esprime soddisfazione per la sentenza che chiude una vicenda cominciata nel 2011: "Il ciclo dei rifiuti va gestito pensando al bene della collettività, non agli interessi di qualcuno"

“La sentenza del Consiglio di Stato è fondamentale per impedire la realizzazione dell’impianto per il trattamento e il recupero di rifiuti ferrosi proposto dalla società Fer.Live a Bitonto. Un’attività industriale che contaminerebbe il territorio e metterebbe a repentaglio la salute dei cittadini”. E' il commento della deputata M5S Francesca Anna Ruggiero e dei consiglieri regionali pugliesi del Movimento, Antonella Laricchia e Antonio Trevisi alla sentenza che ha chiuso una vicenda avviata nel 2011. Il Consiglio di Stato ha condannato Fer.Live a pagare complessivamente 20 mila euro di spese di giudizioalle parti costituitesi.

Le tappe della vicenda

Sette anni fa l'allora amministrazione Provinciale di Bari, aveva espresso parere favorevole al provvedimento di VIA per il progetto presentato dalla società Fer.Live, tuttavia nel 2013 la stessa Provincia aveva negato l’istanza di AIA, in quanto l’area destinata alla realizzazione era classificata come zona agricola e quindi incompatibile come sede di localizzazione dell’impianto, in forza del Piano regionale per la gestione di rifiuti speciali. Tesi sostenuta nel 2016 anche dal TAR di Bari in seguito al ricorso promosso dalla società contro il diniego dell’AIA e confermata dalla sentenza del Consiglio di Stato. 

Il M5S: "Bitonto diventi luogo sano"

“Un risultato - affermano i pentastellati in una nota - per il quale dobbiamo ringraziare l’avvocato Rossella Chieffi e il comitato Ambiente è Vita, il cui operato assieme quello di tutti i volontari è stato fondamentale per informare e sensibilizzare i cittadini sulle conseguenze che l’impianto avrebbe avuto e per smuovere l’amministrazione comunale. Il cammino è ancora lungo affinché Bitonto diventi un luogo davvero sano e questo è solo il primo passo per una conversione di tutto il tessuto industriale limitrofo, che metta al primo posto la salvaguardia del territorio e la salute dei cittadini e non i profitti. Il ciclo dei rifiuti va gestito pensando al bene della collettività, non agli interessi di qualcuno. Ora aspettiamo il responso del ricorso al Capo dello Stato, in cui sarà fondamentale il parere del ministero con cui stiamo lavorando affinché questo ecomostro non venga impiantato. Non molleremo un centimetro dei nostri terreni agricoli e continueremo a difenderli, a differenza di quanto fatto dalla vecchia politica che li ha svenduti negli scorsi anni” 

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