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Cronaca

Maxi Blitz 'Levante', 59 arresti: frodi fiscali e riciclaggio, milioni di euro nascosti nei muri. Coinvolti anche clan Parisi e professionisti baresi

In tutto sono 75 le ordinanze emesse dal gip del capoluogo pugliese su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia: in particolare 15 dei provvedimenti riguardano arresti in carcere e 44 domiciliari ai quali si aggiungono 14 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 2 destinatari di misure interdittive

Cinquantanove persone sono state arrestate, alle prime luci dell'alba, nel corso di un maxi blitz denominato 'Levante' messo a segno dalla Direzione Investigativa Antimafia e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bari, ai danni di due presunti sodalizi criminali ritenuti attivi nelle frodi fiscali, nel riciclaggio e nel traffico di droga. In tutto sono 75 le ordinanze emesse dal gip del capoluogo pugliese su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia: in particolare 15 dei provvedimenti riguardano arresti in carcere e 44 domiciliari ai quali si aggiungono 14 obblighi di presentazione alla Polizia Giudiziaria e 2 destinatari di misure interdittive. Complessivamente sono stati sequestrati beni per un valore di 18 milioni di euro. 

Le immagini del blitz: 500 operatori delle Forze dell'Ordine in azione dall'alba

L'operazione, particolarmente articolata, ha visto l'impiego di 500 operatori della Gdf e della Dia in varie regioni italiane, tra cui, oltre alla Puglia, anche Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Lombardia, Piemonte, Toscana e Veneto. Il blitz è stato effettuato anche con il contributo di personale degli Uffici e dei Reparti territoriali e speciali della Polizia di Stato e dell’Arma dei Carabinieri, nonché con il supporto di mezzi aerei, unità cinofile per la ricerca di stupefacente e denaro delle Fiamme Gialle.

In tutto sono 86 gli indagati totali, tra imprenditori, professionisti e pubblici ufficiali. Tra i reati contestati, a vario titolo, anche associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alle frodi fiscali, al riciclaggio e all’autoriciclaggio dei relativi proventi nonché al trasferimento fraudolento di valori, al “contrabbando” di prodotti energetici, alle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti e alla detenzione illegale di armi.  In base alle indagini, partite nel 2016, le ipotesi di reato riguarderebbero presunte condotte illecite di soggetti ritenuti organici a una prima associazione criminale attiva nel capoluogo pugliese e in Lombardia, la cui operatività sarebbe stata disvelata dalle attività della Dia. Secondo gli inquirenti, la presunta organizzazione criminale, attraverso un sistema di aziende consorziate nel settore del commercio delle carni, avrebbe sviluppato un volume di affari illecito pari a circa 170 milioni di euro mediante ingenti frodi fiscali attraverso l’indicazione di crediti iva fittizi da inesistenti operazioni passive indicate nelle dichiarazioni fiscali in assenza delle relative fatture. "Denaro pubblico - ha voluto sottolineare il procuratore Rossi in conferenza stampa - che sarebbe stato utilizzato per medicinali, scuole, opere pubbliche e che invece veniva utilizzato per i personali interessi di imprenditori e criminalità organizzata".

I crediti, attraverso la complicità di alcuni professionisti, sarebbero stati utilizzati dal sodalizio, attraverso prestanome, "per compensare poste attive o i versamenti relativi ai contributi previdenziali e assistenziali, alle ritenute fiscali e alle altre somme dovute". Un sistema che avrebbe generato guadagni illeciti di alto valore, da rimettere in circolo con operazioni di riciclaggio. E, proprio nella fase della “monetizzazione” dei proventi illeciti sarebbe emerso il coinvolgimento della criminalità organizzata barese, in grado di reclutare centinaia di “fiduciari” - probabilmente anche inconsapevoli, come ricordato dal procuratore Roberto Rossi, a cui intestare carte di credito con le quali drenare, secondo una tempistica prestabilita, le provviste illecitamente conseguite dal sodalizio per il successivo reinvestimento anche nel narcotraffico. A insospettire gli inquirenti, anche l'orario in cui il denaro veniva ritirato, ad esempio nella tarda nottata o all'alba; mossa del clan per evitare troppa confusione al bancomat.

Nelle carte dell'inchiesta anche il presunto coinvolgimento di un colonnello della Guardia di Finanza in servizio a Roma (sottoposto a misura), il quale, in cambio di "utilità economiche e di altra natura" avrebbe fatto eseguire abusivi accessi al sistema informatico utili ad acquisire notizie da comunicare a uno dei promotori dell’organizzazione criminale.

Altre indagini, invece, hanno riguardato la presunta esistenza di un altro sodalizio criminale di carattere transnazionale, con base operativa in provincia di Bari, e attivo nell’illecita commercializzazione di oli lubrificanti, in evasione delle accise dovute all’Erario. In particolare, le Fiamme Gialle baresi avrebbero accertato numerose cessioni di basi lubrificanti - provenienti dall’est Europa - formalmente dirette, nella maggioranza dei casi, a società cipriote greche o maltesi, ma in realtà destinate in Italia ad uso autotrazione a favore di compiacenti imprese operanti nel settore della commercializzazione e della distribuzione stradale di carburanti, con una conseguente evasione di accise per oltre 2 milioni di euro.

In questo secondo filone investigativo gli inquirenti avrebbero ricostruito una rete d'intestazioni fittizie da parte di un esponente di spicco del clan Parisi di Bari in favore di terzi prestanome, scevri da precedenti di polizia e penali, con l'obiettivo di eludere l’applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale a suo carico. Tutto ciò sarebbe avvenuto con la collaborazione di un ragioniere commercialista e di 3 avvocati con studi a Bari e in provincia, tutti destinatari di misure cautelari personali. Nel corso delle indagini, la Dia e il Nucleo Pef hanno sequestrato 186 kg di sostanze stupefacenti, nonchè di 4,4 milioni di euro in contanti occultati nelle intercapedini murarie di alcune abitazioni ritenute nelle disponibilità dei vertici dei sodalizi, nonché 43.000 litri di miscele lubrificanti destinati all’autotrazione in evasione delle accise. Sequestrate anche abitazioni di lusso, auto di grossa cilindrata, oltre a contanti e compendi aziendali. Nel 'sistema' per l'attuazione dell'evasione fiscale è emersa poi la presenza di una terza società, facente capo a una donna bulgara, che aveva il compito di effettuare i bonifici per l'acquisto dell'olio minerale, così che risultasse diretto all'estero, anziché in Italia. 

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