Tonnellate di droga tra l'Adriatico e l'hub Puglia, 43 arresti nel blitz Dia: "Basi a Bari e Mola"

Oltre 200 uomini impegnati in un'imponente operazione che ha smantellato un ingente traffico di stupefacente: "Colpiti anche importanti esponenti del narcotraffico albanese"

Fiumi di droga dall'Albania alla Puglia, hub preferito dove far arrivare lo stupefacente e smerciarlo in tutta Italia, dalla Calabria alla Campania al Settentrione, fino all'Europa Continentale e Nordica. Una piattaforma ideale dove sbarcare con i carichi e, all'occorrenza, da evitare poiché troppo presidiata dalle Forze dell'Ordine, 'scartata' in favore di altre destinazioni adriatiche come Abruzzi e Marche. La Direzione Investigativa Antimafia ha gettato un luce sui lucrosi traffici tra le due sponde mettendo a segno il blitz 'Shefi': 43 le ordinanze di custodia cautelare emesse (4 in carcere) dal Gip di Bari Roberto Oliveri del Castillo su richiesta dei pm della Dda Ettore Cardinali e Lidia Giorgio, eseguite in varie zone d'Italia, tra Puglia, Sicilia, Campania, Calabria e Abruzzo, ma anche nel Paese delle Aquile, dove, ad un attento coordinamento, è stato possibile arrestare pezzi importanti del narcotraffico. Quest'ultimo rappresenta un aspetto fondamentale dell'indagine, sottolineato dal procuratore di Bari Giuseppe Volpe che ha parlato di "sforzo importante" da parte delle istituzioni albanesi e di "dato assoluto" reso possibile da un "grande impegno della locale Procura locale per i reati gravi".

Il blitz 'Shefi': i nomi degli arrestati

Gli albanesi al comando, gli italiani in posizione subalterna

La droga arrivava in Puglia e veniva gestita, sostanzialmente, da due organizzazioni con basi a Bari e Mola, composte in maniera mista tra italiani e albanesi. A detenere un ruolo di comando, però, ci sarebbero stati questi ultimi che avrebbero detenuto il comando delle operazioni, scegliendo di volta in volta i luoghi dove sbarcare. La malavita locale, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto un ruolo di acquirente dell'enorme flusso di stupefacenti che veniva stoccato in vari depositi, rivolgendosi a questo gruppo definito una specie di 'holding' dagli inquirenti.  Uno di questi è stato localizzato a Carrassi, mentre un altro proprio a Mola, dove, tra le altre sostanze stupefacenti, era stato trovato un panetto con 1 kg di cocaina purissima. Alcuni pregiudicati del territorio, inoltre, sarebbero stati utilizzati come 'manovalanza', ovvero corrieri e custodi dei carichi, alcuni dei quali intercettati a Grottaminarda (Avellino), ma anche a Scicli (Ragusa). Complessivamente sono stati sequestrati 2300 kg di droga tra marijuana, cocaina ed eroina, corrispondenti a oltre 7 milioni di dosi le quali avrebbero fruttato, se vendute, circa 15 milioni di euro in tutto. Il vantaggio di 'affidarsi' a queste organizzazioni, era, per gli acquirenti locali, di rifornirsi di stupefacente dalla buona qualità con un prezzo conveniente.

Le immagini: sequestrate oltre 2,3 tonnellate di droga

"Criminalità albanese sempre più attiva e potente"

Le operazioni hanno visto impegnate circa 200 persone della Dia coadiuvate da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza che, nel corso delle indagini, hanno eseguito appostamenti, intercettazioni e arresti in mare. Il blitz porta il nome di 'Shefi' che in albanese significa testa, in qualche modo a rappresentare il grado di importanza dei traffici smantellati:, ovvero, per il procuratore aggiunto Francesco Giannella, "la base per la criminalità organizzata sul territorio" e sul quale c'è un "impegno importante da parte della Procura Distrettuale di Bari" in termini di indagini. Secondo il direttore della Dia,  il generale Giuseppe Governale, l'operazione è stata resa possibile da una "sinergia con le forze di polizia e giudiziarie di uno stato estero. Il personale Dia si è trovato per la prima volta a operare in uno stato estero. Il traffico di stupefacenti è sempre più preoccupante e vede la Puglia come hub di riferimento. La criminalità albanese riesce ormai anche a intimorire le altre, come quella calabrese e siciliana"

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