Domenica, 1 Agosto 2021
Cronaca

Boss barese denuncia maltrattamenti in cella, il legale: "Lividi e ferite sul viso, irriconoscibile"

Ieri la denuncia presentata dalla moglie di Antonio Battista, pluripregiudicato barese detenuto in carcere a Parma. Oggi il suo avvocato l'ha incontrato nel penitenziario emiliano: "E' irriconoscibile, non mangia e non beve per paura di essere avvelenato"

Visibilmente dimagrito, pieno di lividi e ferite su collo e viso, in condizioni psicologiche "preoccupanti". Dopo la denuncia presentata ieri dalla moglie in Procura a Bari, il pluripregiudicato Antonio Battista, detenuto in carcere a Parma in regime di 41 bis, ha ricevuto questa mattina la visita del suo legale, che si è detto allarmato per le condizioni in cui ha trovato il suo assistito.

Ieri la moglie di Battista ha presentato un esposto in cui riferisce dei presunti maltrattamenti a cui il marito sarebbe sottoposto all'interno del carcere di Parma.

"Ha lividi su collo e viso, ferite e l'ho trovato molto dimagrito", ha riferito all'ANSA il legale Giuseppe Giulitto. Alla domanda se gli avesse rivelato l'identità di chi lo aveva picchiato, l'avvocato ha detto: "Battista ripeteva 'quelli del carcere'". Anche al legale il pregiudicato barese ha riferito di una sostanza, "ammoniaca", che qualcuno aggiungerebbe al suo cibo e alla sua acqua, motivo per il quale non mangia e non beve da oltre dieci giorni. "Dice che lo stanno facendo impazzire - ha detto l'avvocato Giulitto - e le sue condizioni psicologiche sono davvero preoccupanti". Gli agenti di Polizia Penitenziaria hanno, però, riferito al legale che l'uomo si sarebbe procurato da solo le lesioni.

"Lo conosco bene - ha detto l'avvocato - in passato ha scontato altri 10 anni di carcere per un omicidio e non farebbe mai tutto questo per uscire da una cella". Battista è attualmente detenuto per i reati di associazione mafiosa e traffico di droga. Sconta una condanna a 15 anni di reclusione (non ancora definitiva) ed è sottoposto al regime del carcere duro da settembre scorso, prima a Cuneo e poi, da circa un mese, nel penitenziario di Parma. Il suo avvocato ha depositato un'istanza perché venga visitato da un medico esterno al carcere e domani, ha annunciato, depositerà presso la Corte d'Appello di Parma una richiesta di trasferimento in una struttura sanitaria.

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