Sabato, 31 Luglio 2021
Cronaca

Calcioscommesse: calciatori riferirono alla società delle minacce, Angelozzi: "Tappatevi le orecchie"

Secondo quanto riportato nel provvedimento di arresto per e minacce ricevute dagli ultras furono riferite dai calciatori al direttore sportivo Guido Angelozzi ma questi replicò: "Tappatevi le orecchie e giocatevi la partita".

Gli ex calciatori del Bari Jean Francois Gillet, Marco Rossi e Alessandro Parisi durante i loro interrogatori dinanzi alla procura di Bari "sembrano essere mossi" dalla "prevalente finalità di non aggravare la propria posizione individuale al cospetto degli organi disciplinari e di salvare la propria immagine sportiva di calciatori professionisti". Lo scrive il gip di Bari Giovanni Abbattista nel provvedimento di arresto notificato a tre ultrà del Bari. Il giudice rileva anche che sugli atleti "verosimilmente incombeva l'obbligo di denunciare l'accaduto agli organi federali" ma "a dire il vero, non erano nemmeno stati sollecitati in tal senso dai vertici della società per la quale erano tesserati e che avrebbe dovuto tutelarli sia dalle minacce dei tifosi sia dalle legittime iniziative dell'ufficio indagini della Federcalcio". A questo proposito il gip sottolinea che le minacce furono riferite dai calciatori al direttore sportivo Guido Angelozzi ma questi replicò: "Tappatevi le orecchie e giocatevi la partita".

Il magistrato fa riferimento al fatto che i tre calciatori hanno riferito al pm di aver respinto le richieste dei tre capi ultrà che avevano chiesto loro di perdere partite come Cesena-Bari e Bari-Samp e di aver quindi espresso la volontà di 'giocarsi' le gare. Il gip Abbattista annota che gli atleti, dopo le minacce ricevute dagli ultrà, hanno evidentemente voluto allontanare il rischio di ogni possibile ritorsione nei loro confronti da parte della tifoseria organizzata; allo stesso tempo hanno voluto fornire alla magistratura una immagine adeguata a salvare la propria onorabilità e dignità calcistica; infine, hanno voluto "contenere il più possibile, nelle loro dichiarazioni, le possibili conseguenze derivanti dal non inverosimile intervento degli organi disciplinari della Figc, vera spada di Damocle pendente sulla testa di calciatori professionisti tesserati". "Tanto spiega - prosegue il magistrato - la dichiarata reazione pregna di orgoglio, che si estrinseca nella asserita volontà degli atleti di 'giocarsi' le partite oggetto di minaccia, e l'insanabile contrasto con un rendimento agonistico sicuramente influenzato, in entrambi i casi, da quelle minacce dei capi-ultrà che le stesse cronache giornalistiche non esitano a fotografare impietosamente come frutto di 'un cocktail di errori'' e "sconcertante".

 

(Ansa)

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