Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca Carbonara

Allarme meteo: il sopralluogo al 'Canalone' di zona Santa Rita

L'allerta per le possibili copiose precipitazioni dei prossimi giorni ci hanno fatto pervenire segnalazioni su alcune zone a rischio. Una di queste è quella nei pressi del 'Canalone' nel quartiere Carbonara-Santa Rita

Un tratto dell'alveo del canalone che costeggia una strada del quartiere Santa Rita

La tragedia che in questi giorni ha colpito Genova sembra aver fatto drizzare le antenne in tutto il resto della penisola: dopo lo sconvolgente alluvione che ha colpito il capoluogo ligure, infatti, pare che sia partita in tutta Italia la corsa ai ripari per le possibili copiose precipitazioni che potrebbero arrivare già nei prossimi giorni. In tal senso, la nostra città non è esente: molti, cioè, iniziano a pensare agli interventi da attuare per evitare altri eventuali disastri come quello genovese. Ieri, ad esempio, in Comune si è tenuta una riunione tecnica sulla 'prevenzione della criticità in caso di piogge abbondanti' che ha visto coinvolti, oltre al sindaco Emiliano, vari rappresentanti di Polizia municipale, Amiu, settore Edilizia e quello stradale.

Nonostante le azioni preventive decise nel suddetto incontro (opere di pulizia dei canali artificiali più assidue da parte dell'Amiu, servizio di allerta meteo tramite sms fornito dalla Polizia municipale e potenziamento delle pompe aspiranti nei sottopassaggi più a rischio), la voce popolare inizia a salire di tono, soprattutto in zone più a rischio di altre: stiamo parlando, cioè, del quartiere Carbonara-Santa Rita. Questa zona, infatti, è stata una delle più colpite, assieme a Cassano e Bitetto, dell'ultimo grande evento alluvionale della nostra città, quello del 22 e del 23 ottobre 2005. Questo è stato solo l'ultimo dei grossi 'traumi alluvionali' della zona visto che, ad esempio, è impossibile non ricordare quello del 4 e 5 novembre 1926 che causò ben 19 morti.

Alla luce di questi dati, quindi, fa scalpore la situazione attuale della zona in questione visto che, da un sopralluogo effettuato in mattinata, emerge in modo chiaro ancora oggi l'evidente pericolo in cui versa una parte del quartiere. Avvalendoci della conoscenza di Roberto Ancona, presidente del comitato di quartiere 'StradaSi', abbiamo, infatti, visionato alcune delle zone più a rischio della circoscrizione, attraversata in modo pressochè totale dal 'Canalone'. L'alveo del canale in questione, cioè, attraversa le tre vie principali d'accesso alla zona (via Rocco di Cillo, viale Santa Rita e strada Donadonisi), oltre a costeggiare in modo persistente tante altre vie periferiche situate, di fatto, nel punto più basso dell'alveo stesso. Facile intuire, quindi, come, in caso di persistenti e ampie precipitazioni, le costruzioni presenti nei pressi (in alcune strade periferiche è facile trovare un deposito dell'azienda di pullman Latorre, un azienda di mobili e altre varie strutture) possano facilmente essere travolte. E se due delle tre vie principali che collegano viale Trisorio Liuzzi alle zone residenziali (ossia via Rocco di Cillo e viale Santa Rita) sono ad un livello di altezza di sicurezza rispetto all'alveo del canalone, diverso è il discorso per strada Donadonisi (e vie limitrofe come, ad esempio, stradella Don Ciccio), quasi ad altezza zero e, di conseguenza, alla mercè di un eventuale straripamento delle acque dagli argini. Il quadro di insicurezza, poi, viene completato dalla presenza, soprattutto nella zona dell'alveo oltre viale Santa Rita procedendo in direzione Loseto-Adelfia, di alberi, arbusti, muri e residui vari che rendono difficoltoso l'eventuale scorrimento del corso d'acqua, senza tralasciare, infine, il posizionamento di alcuni pilastri di viale Trisorio Liuzzi in modo perpendicolare rispetto al flusso acquifero, fatto questo che causerebbe un aumento di pressione e un innalzamento del livello del flusso.

Una situazione, insomma, da tenere in costante osservazione così come specifica anche Roberto Ancona: "Dall'evento del 2005 ci sono state pochissime opere di bonifica per lo svuotamento dell'alveo del canalone, soprattutto nella zona che va verso Adelfia. Ci sono delle zone che andrebbero evacuate perchè ci sono costruzioni e, addirittura, appartamenti costruiti proprio all'interno dell'alveo. Ma la cosa più paradossale - ci svela Ancona - è che alcune delle persone che vivono qui, anche se mettono a rischio la loro incolumità, preferirebbero non lasciare le loro abitazioni perchè questo, in caso di lavori di bonifica, potrebbe significare per qualcuno la perdita della casa". Ancona, poi, pone dei quesiti interessanti in merito ad un possibile rimedio per il deflusso del corso verso l'ex Cava di Maso. Nel sito in questione, infatti, dal 2005, data che portò alla totale sommersione delle strutture presenti, ad oggi non è stata fatta alcuna opera e, essendo questa un'area di enorme metratura, si potrebbe ideare un metodo per far convergere le eventuali acque dal canalone alla cava: "Non capisco perchè - dice il presidente del Comitato StradaSì - non si utilizzi l'ex Cava di Maso come eventuale 'contenitore' per le acque in eccesso essendo ormai in disuso. Sicuramente sarebbe complicato e dispendioso da svuotare in caso di tale utilizzo ma potrebbe essere una buona soluzione per evitare allagamenti ed eventuali danni".

Una piccola postilla: nell'immagine qui sotto, presente sul sito del Comune di Bari nella sezione 'documenti', è possibile notare come anche dal Piano per l'Assetto Idrogeologico (PAI) emerga la situazione di 'rischio medio-elevato' per la zona in questione (quella indicata dalle linee tratteggiate rosse). In più, si nota anche come alla specifica zona sia associato anche il rischio di inondazione.

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