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"No al business dei canili", animalisti contro la proposta di legge della Regione

Favorevole il Pd, contrari Sinistra e M5S: "Le nuove norme - spiegano - favorirebbero i privati e la speculazione. Si tratta di una legge che ci riporterà indietro di 20 anni"

"No al business dei canili" e un appello alla Regione Puglia per fare marcia indietro sulla proposta di legge che, secondo le associazioni animaliste, "ci riporterebbe indietro di 20 anni" con il rischio di creare un "unico canile privato regionale": le associazioni animaliste protestano contro l'ipotesi avanzata da 11 consiglieri regionali del Pd che agevolerebbe la costruzione e la gestione delle struttre da parte di operatori e associazioni del settore, aprendo di fatto la strada a "privatizzazioni": "La mobilitazione sta coinvolgendo anche i social terwork: su Facebook, infatti, sono già oltre 2500 le adesioni al gruppo che manifesta contrarietà alla proposta: "Secondo un dossier della Lav pubblicato del 2016 relativo ai costi del randagismo nelle varie Regioni - spiegano in una nota gli animalisti - i comuni pugliesi spendono per il mantenimento "ad vitam" dei cani nei canili oltre 73mila euro al giorno, per un totale annuo di circa 27 milioni di euro. Riguardo le adozioni i dati sono esemplificativi: in 5 anni il canile sanitario di San Giogio Jonico (Ta) gestito da un'associazione di volontariato ha affidato (fonti Anagrafe Regionale) 217 cani di contro il canile privato San Raphel (Ta) ha affidato 2 cani. Il canile consortile di Copertino (Le) gestito sempre da un'associazione registra 233 affidi mentre il canile privato di Tricase (Le) solo 4. Il numero di affidi nelle strutture incide in maniera decisa sui costi consentendo ai Comuni proprietari dei cani affidati un consistente risparmio economico".

"Questa proposta - aggiungono -  che di tutela ha ben poco, ci riporta indietro di 20 anni e vanifica i tanti sforzi fatti da una pluralità di soggetti ed enti e in realtà rappresenta solo il sabotaggio di una legge perfetta, che se fosse stata correttamente applicata, avrebbe portato nel medio/lungo termine ad una definitiva risoluzione del fenomeno randagismo dandoci la possibilità di allinearci, forse non al Piemonte, ma comunque alle tante Regioni virtuose di Italia ed è per questo che, evidentemente, bisognava prima boicottarla e adesso definitivamente stopparla. E infatti, la modifica proposta dai consiglieri regionali è a esclusivo vantaggio dei tanti canili privati che, ancora oggi, hanno una posizione dominante nella nostra Regione"

"Esiste - proseguono - un business randagismo in Puglia che sfiora i 30 milioni di euro, ricchezza in buona parte appannaggio dei 'signori' dei canili. Vogliamo rammentare a tutti che il Tar Puglia ha più volte ribadito che il servizio di gestione del fenomeno randagismo era da ritenersi interdetto a società private a fini di lucro, ed in effetti l'organo Amministrativo era ben conscio delle ricadute negative in termini economici a carico dei Comuni e della stessa collettività che avrebbe comportato la gestione del fenomeno in mano ai privati proprietari di strutture".

La norma ha trovato l'opposizione di Noi a Sinistra per la Puglia, rappresentata dal consigliere Cosimo Borraccino, e del M5S: "Invece di impegnarsi per far rispettare la legge regionale vigente per la tutela degli animali d’affezione e la prevenzione del randagismo - affermano i pentastellati in una nota - evitando che i privati possano lucrare sulla vita di esseri viventi, la maggioranza si nasconde dietro una sentenza della corte costituzionale e pensa bene di modificare la legge legittimando l’opera dei privati. Una posizione assurda e lesiva del lavoro di migliaia di volontari che danno il loro fondamentale contributo ogni giorno”.

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