Sabato, 18 Settembre 2021
Cronaca

Pronto soccorso del Policlinico in affanno, la richiesta del dirigente: "Qui solo codici rossi"

A mandare in tilt il più grande ospedale della Puglia anche il sistema i problemi legati al sequestro con facoltà d'uso del padiglione Chini per l'inchiesta sui morti di legionella

Nel Policlinico di Bari "la chiusura del padiglione Chini" posto in parte sotto sequestro ma con facoltà d'uso (assieme ad altri 'pezzi' dell'edificio Asclepios) per l'inchiesta della magistratura su 4 pazienti morti a seguito di infezioni di legionella, "ha praticamente azzerato la possibilità di ricoverare pazienti non Covid di pertinenza internistica generale o specialistica": lo afferma, in un documento pubblicato da Open, il primario del Pronto Soccorso del Policlinico, il dottor Vito Procacci.

La lettera, destinata al direttore sanitario e alla centrale operativa del 118, è datata 2 dicembre e farebbe emergere tutte le difficoltà quotidiane nell'affrontare, in particolare, i casi non riguardanti l'emergenza coronavirus, in particolare al Pronto Soccorso: "Sono allettati 12 pazienti nella shock room, di cui alcuni ormai da sette giorni - spiega il primario - con impossibilità nella gestione dell’accoglienza dei codici rossi". La situazione sarebbe ulteriormente complicata anche a causa della "scarsa ricettività di strutture esterne al Policlinico e la mancanza di un servizio stabile di bed management di area vasta".

Di qui la richiesta anche di un "rinforzo del personale medico, infermieristico e oss", questione annosa della sanità pugliese, e la proposta al direttore del 118 di indirizzare al Policlinico "esclusivamente pazienti Covid e non Covid in codice rosso, definito da politrauma, insufficienza coronarica acuta, grave insufficienza respiratoria e cardiorespiratoria, aritmie a rischio di vita, arresto cardiaco, shock, stato di coma, ictus".

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