Cronaca

Centro Risvegli a Capurso, per l'apertura manca una firma

Sono in sciopero della fame 15 famiglie che chiedono l'attivazione del servizio all'interno della clinica Giovanni Paolo II della cittadina dell'hinterland barese. Eppure è tutto pronto da mesi ma "non si capisce perchè siamo ancora fermi"

La clinica Giovanni Paolo II di Capurso

Venti giorni di sciopero della fame basteranno a ottenere una firma? Evidentemente no, ma la speranza, come si suol dire, è l'ultima a morire. Sono sul piede di guerra le 15 famiglie che, da giorni, stanno manifestando in questo modo per ottenere, nel più breve tempo possibile, l'apertura del Centro Risvegli in un'ala della clinica Giovanni Paolo II di Capurso. Quello che mancherebbe all'inaugurazione del polo dedicato alla riabilitazione delle persone dopo un lungo coma, sarebbe una firma del primo cittadino del paese dell'hinterland barese. “Non è possibile che i fondi siano disponibili, la struttura pure, ma che per dare nuova vita a queste persone serva una sola e semplice firma”, irrompe la dottoressa MariaTeresa Angelillo, presidente della Fondazione Risvegli, quella che, insieme all’associazione ‘Uniti per il risveglio’ dovrebbe gestire la struttura.

Eppure è dal 2009 che questo progetto va avanti. La Fondazione, infatti, ha prima partecipato, come consulenti della Regione Puglia, alla realizzazione di programmi che utilizzano i fondi sociali dell’Unione Europea. Poi, da luglio, ha messo in atto, come da regolamento regionale, la realizzazione di un centro risvegli. Considerando che da sei mesi è tutto pronto, "non capiamo perchè siamo ancora in stand by" nonostante i macchinari siano pronti, la struttura sia adeguata e il personale medico formato all'estero. “Ora 15 famiglie hanno bisogno di noi – dice la dottoressa –. Hanno in casa parenti che necessitano ancora di cure riabilitative e noi non possiamo fare nulla se non tenerli in casa. Tutto questo è straziante. Il fatto che tutto sia bloccato, ci distrugge”.

Nella struttura saranno disponibili 45 posti letto, “posti letto ai quali le famiglie non possono accedere”. E tenendo conto che "ogni anno, in Puglia, 25 nuove persone hanno bisogno di un servizio come questo”, la domanda è automatica. Chiediamo alla dottoressa se sono stati presi contatti con la Regione su questo tema. La risposta è ancora più scontata ma si possono distinguere due fasi. Una prima che coinvolge l'ex assessore regionale al ramo, Tommaso Fiore: “Con lui stavamo benissimo. Ci ascoltava e dava consigli sul come attivare subito il servizio”. Una seconda poi con Ettore Attolini: “Abbiamo ricevuto solo porte in faccia. I toni del dialogo sono diventati severi e non ci stanno trattando bene”. Insomma, le famiglie sono “sotto tortura”.

Di qui la richiesta di intervento direttamente al governatore Vendola: “Lui è quello che ci ha deluso più di tutti. Ci aveva promesso la massima disponibilità ma adesso è sparito”. Così le mamme di molti ragazzi che vorrebbero essere accolti nella struttura hanno deciso di interpellare la mamma del presidente: “Le mamme – chiude l’Angelillo – si sono rivolte a lei, nella speranza che riesca ad attirare l’attenzione di Vendola su tematiche delicate come queste”.
 

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