Mercoledì, 4 Agosto 2021
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Carbonara ricorda Giuseppe Mizzi, l'appello dei familiari: "Chi ha visto racconti la verità"

In via Venezia scoperta una targa per ricordare il 39enne ucciso per errore in una sparatoria nel marzo 2011. Da sindaco e familiari l'invito a spezzare l'omertà


Una targa con il suo nome in via Venezia, a pochi passi da casa sua, proprio dove quella sera del 16 marzo 2011, a 39 anni, fu freddato a colpi di pistola per un tragico scambio di persona. Così oggi il quartiere di Carbonara ha ricordato Giuseppe Mizzi, vittima innocente di mafia.

Durante la cerimonia, alla quale ha preso parte anche il sindaco Michele Emiliano, familiari e primo cittadino hanno lanciato un forte appello contro l'omertà. Il processo contro i presunti assassini di Giuseppe è ricominciato qualche settimana fa e il Comune di Bari si è costituito parte civile.

"La mafia costringe le persone a vivere con il peso di non avere la forza di spezzare l'omertà. - ha detto Emiliano IMG_1270-2- È quella l’arma che utilizzano, ma in realtà sono dei vigliacchi. Questa gente non è forte, loro sanno bene che contro la comunità e contro lo Stato non possono vincere. La nostra impressione è che ci sia qualcuno che possa dare degli indizi fondamentali per ricostruire la verità e non lo ha ancora fatto". "Il dolore di una madre, di una moglie, di un figlio per un lutto così grave è incolmabile, ciò che è stato perso è insostituibile. Giungere alla verità è l’unico modo per dare loro il senso di non essere soli, di essere parte di una comunità. Questo sarebbe l’unico risarcimento possibile. Pensate cosa significa - ha detto il sindaco - incrociare ogni giorno lo sguardo di chi si conosce, con il dubbio che possa sapere qualcosa. Il senso di una comunità sta proprio nell’essere partecipi l’uno della vita dell’altro. Oggi stiamo commemorando Giuseppe Mizzi, ma lo facciamo con la coscienza collettiva non perfettamente pulita, perché non abbiamo collaborato pienamente con le forze dell’ordine e con la magistratura, che finora hanno lavorato da sole, senza l’aiuto dei cittadini. Il processo sarà lungo e complicato e avrebbe bisogno di maggiori delucidazioni, per questo oggi vi chiedo: chi sa, parli. L’intera città li difenderebbe perché una cosa qui non è mai mancata, la solidarietà reciproca. Non dimenticheremo questo episodio finché tutto non sarà chiaro. Scoprire questa targa, oggi, significa ribadire questo impegno nei confronti della famiglia Mizzi, di Carbonara, di Bari".

Alle parole di Emiliano hanno fatto eco quelle della moglie di Giuseppe Mizzi: "Quando è stato ucciso - ha detto la signora Katia - quella sera c’era tanta gente, tante persone che hanno assistito alla scena. Perché nessuno ha parlato? Perché non hanno mai detto la verità su ciò che è successo, ciò che hanno visto? Mio marito era una persona speciale, lui non avrebbe mai fatto finta di niente".

La cerimonia in via Venezia è stata preceduta da un incontro organizzato dall’Agenzia per la lotta non repressiva alla criminalità organizzata del Comune di Bari e l’associazione Libera presso l’Istituto Calamandrei, tra gli studenti e i familiari di Mizzi e di Sergio Cosmai, anch’egli vittima innocente di mafia ucciso a Cosenza dove lavorava come Direttore del carcere.

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