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I contrasti per lo spaccio e le avances a una donna: due arresti per l'omicidio Genchi

Indagini chiuse sul delitto del 40enne avvenuto il 5 luglio 2014 a Carbonara: l'uccisione maturata all'interno del clan Di Cosola, per questioni legate al controllo della 'piazza' di Valenzano e per contrasti personali. Gli arrestati incastrati da alcuni errori

Un delitto maturato all'interno dello stesso clan, quello dei Di Cosola-Stramaglia, per contrasti legati al controllo dello spaccio sulla piazza di Valenzano, ma anche per le avances fatte dalla vittima alla sorella di uno dei due presunti assassini.

A due anni distanza, gli agenti della Squadra mobile di Bari hanno chiuso il cerchio sull'omicidio di Giovanni Battista Genchi, avvenuto il 5 luglio 2014 a Carbonara, proprio davanti alla scuola elementare del quartiere. In manette, sono finiti il 38enne Giovanni Antonacci, detto "Il militare", per aver prestato servizio nell'esercito per dieci anni, prima di esserne allontanato, e il 34enne Luigi Carulli, detto "Il Ciccione", per la sua stazza fisica, entrambi ritenuti vicini al clan Di Cosola.

Un omicidio, quello di Genchi, legato a vecchi contrasti tra i tre ma probabilmente anche 'accelerato' dal blitz che la Squadra mobile aveva eseguito proprio il giorno precedente al delitto, portando in carcere, con l'operazione "Hinterland II", i vertici del gruppo criminale

Genchi - ricostruiscono gli investigatori - è inizialmente legato al clan Stramaglia, è autista e uomo di fiducia del boss Michelangelo. Ed esattamente sette anni prima della sua uccisione, nello stesso giorno, rimane ferito in uno scontro armato nell'ambito della lotta che vede contrapposti i clan Stramaglia e Di Cosola. Successivamente, dopo la pacificazione tra i due gruppi criminali, confluisce nel clan Di Cosola. Come i due arrestati, Antonacci e Carulli, anche Genchi ruota intorno alla 'piazza' dello spaccio di Valenzano, controllata dai Di Cosola-Stramaglia. E la mattina stessa dell'omicidio, la vittima si trova a Valenzano proprio con quelli che poche ore dopo - stando alle indagini - saranno i suoi assassini. Gli uomini della Squadra mobile ricostruiscono quelle ore, e i rapporti tra i tre, attraverso indagini "classiche", basate su intercettazioni, ambientali e telefoniche, e su indagini tecniche, e anche grazie alle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. Ancora una volta, le attività investigative si scontrano con un muro di omertà: nessun testimone oculare del delitto, che pure avviene - sebbene alle 14 di un torrido pomeriggio di luglio - nella strada principale del quartiere. 

VIDEO: I PRESUNTI KILLER PER LE STRADE DI CARBONARA

Ma ad incastrare quelli che per la Squadra mobile sono gli autori del delitto, sono una serie di errori compiuti dagli stessi, che forniscono agli investigatori le prove del loro coinvolgimento. Sono da poco passate le due del pomeriggio quando Genchi viene ucciso con due colpi calibro 38 alla testa, esplosi a distanza ravvicinata, in via Vittorio Veneto a Carbonara, a pochi passi dalla scuola elementare 'Diaz'. Il suo corpo è riverso davanti ad alcuni bidoni della spazzatura: era uscito di casa - racconta poi la moglie agli investigatori - per gettare dei rifiuti, pare alcune cicche di sigaretta. La sua abitazione, in cui è andato a vivere da poco, trasferendosi da Valenzano, è a poca distanza. Pochi minuti prima del delitto, e quindi prima di uscire di casa, i due presunti assassini chiamano Genchi: il suo cellulare - accerta la Squadra mobile - riceve uno squillo da Carulli, poi una telefonata da Antonacci, il cui telefono aggancia una cella che lo colloca a Carbonara. I due, quindi, probabilmente fissano un appuntamento con la vittima. 

Nel momento in cui, poco dopo, i killer sparano contro il 40enne, esplodendo all'incirca cinque colpi, uno dei proiettili raggiunge il finestrino di un'auto in transito: a bordo c'è una coppia albanese, e la donna resta ferita dalle schegge di vetro. La loro testimonianza permette almeno di individuare l'auto dei killer, immortalata da alcune telecamere di videosorveglianza. E' un'Alfa 156 grigia,  l'auto di Antonacci, e per gli investigatori è proprio lui a guidarla. Ma gli occhi elettronici riprendono anche un altro dettaglio: un tatuaggio sull'avambraccio del passeggero, che corrisponde a quello poi fotografato sul braccio di Carulli. Non è ancora chiaro - dicono gli investigatori - se in quei pochi minuti, prima dell'esplosione dei colpi, tra i due e Genchi ci siata una discussione. A sparare, invece, secondo quanto emerge da un'intercettazione, sarebbe stato "Il militare", ovvero Antonacci. Ma su questo punto non c'è certezza, anche perchè non ci sono testimonianze. Antonacci, tuttavia, in passato era già stato arrestato due volte per essere stato trovato in possesso di un'arma dello stesso tipo di quella utilizzata per il delitto.

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