Martedì, 15 Giugno 2021
Cronaca

Detenuto morto in carcere: spunta una nuova ipotesi sul suicidio

Carlo Saturno, il 22enne morto il 7 aprile scorso dopo aver tentato il suicidio nel carcere di Bari, avrebbe compiuto il gesto per attirare l'attenzione degli agenti, senza la reale intenzione di togliersi la vita

Si affaccia una nuova ipotesi nelle indagini della Procura di Bari volte ad accertare le circostanze della morte di Carlo Saturno, il 22enne di Manduria morto il 7 aprile scorso dopo sette giorni di agonia per aver tentato il suicidio impiccandosi con un lenzuolo al letto a castello della sua cella.

Subito dopo la sua morte, la Procura aveva aperto un fascicolo di indagine ipotizzando il reato di "istigazione al suicidio" contro ignoti. Gli inquirenti avevano cercato di fare chiarezza sulle ultime ore di vita del ragazzo, concentrando la loro attenzione su un pestaggio che Saturno avrebbe subito da parte della polizia penitenziaria il giorno prima di togliersi la vita.

Tuttavia dopo l'ultimo sopralluogo effettuato nella cella in cui Saturno si è tolto la vita, gli investigatori hanno avanzato una nuova supposizione, ipotizzando che il gesto del giovane sia stato dettato dalla volontà di richiamare l'attenzione su di sè e non dalla reale intenzione di togliersi la vita. Saturno, infatti, si sarebbe impiccato proprio davanti al finestrino della cella, nella speranza, forse, che qualcuno si accorgesse di lui e lo fermasse in tempo. Al contrario, ragionano gli inquirenti, Carlo si sarebbe nascosto nella cella, magari legando il lenzuolo al capo opposto del letto.

Nel frattempo le prove raccolte dagli investigatori rafforzano l'idea che la morte sia comunque avvenuta per le conseguenze dell'impiccagione, e non, come si era sospettato inizialmente, per le conseguenze delle botte ricevute da Carlo il giorno prima del suicidio. La dottoressa dell'infermeria del carcere, la prima a soccorrere Carlo dopo la sua colluttazione con gli agenti, avrebbe spiegato al pm che il ragazzo non presentava nessuna grave lesione, al contrario della guardia, a cui Saturno aveva fratturato il polso. L'autopsia disposta dalla Procura dopo la morte del giovane, eseguita dal medico legale dell'Università di Bari, il professor Francesco Introna, ha confermato che il 22enne è morto per asfissia a seguito del suicidio, mentre sul suo corpo non sono stati trovati segni di lesioni recenti.

A rafforzare l'idea che sia trattato di una messinscena finita in tragedia contribuiscono anche i precedenti tentativi di suicidio fatti da Carlo in carcere. Il 17 novembre infatti Saturno aveva già provato a suicidarsi tagliandosi le vene, ma infilò la lametta nella parte superiore delle braccia e non nei polsi. Proprio perché non aveva davvero intenzione di uccidersi. In quel caso infatti le lesioni che riuscì a procurarsi furono lievi e gli agenti di polizia penitenziaria lo bloccarono in tempo.

Non la pensano così invece i parenti del ragazzo, che in occasione dei funerali di Carlo, celebrati l'altro pomeriggio a Manduria, hanno ribadito di essere certi che non si sia trattato di suicidio, ma che Carlo sia stato invece in qualche modo indotto al gesto dagli agenti della polizia penitenziaria.

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