A Carbonara la tappa della Carovana Antimafie, "Dalle periferie riscatto e lotta per la legalità"

Questa mattina la tappa barese dell'iniziativa promossa da Arci, con Avviso Pubblico e Libera. Intanto il parroco di 'Santa Maria del Fonte', chiesa che ha ospitato la manifestazione, smentisce le voci su presunte minacce ricevute in relazione all'organizzazione della festa patronale

Studenti e semplici cittadini, giovani e adulti insieme, per parlare di legalità e antimafia sociale. Dopo le tappe di Monte Sant’Angelo e Trani, il ‘tour’ pugliese della Carovana internazionale Antimafie è approdato questa mattina a Bari. Ad ospitare l’iniziativa promossa da Arci in collaborazione con Avviso Pubblico e Libera e l’adesione di Cgil, Cisl e Uil, i locali della parrocchia ‘Santa Maria del Fonte’ di Carbonara, dove ragazzi delle scuole del quartiere e residenti si sono ritrovati per discutere e confrontarsi.  

“Periferie al centro”, il tema scelto quest’anno per la manifestazione. “Periferie come luoghi del disagio, ma soprattutto come luoghi del riscatto, in cui esistono forze e volontà capaci di creare risposte positive”, spiega Alessandro Cobianchi, coordinatore nazionale della Carovana Antimafie e referente pugliese di Libera.  “Rispetto a quello che accade – prosegue Cobianchi -  noi dobbiamo provare anche a raccontare quello che funziona. Questo non vuol dire nascondere sotto il tappeto episodi di cronaca e delitti. Però la presenza delle mafie è data molte volte dal silenzio,e allora c’è bisogno di far rumore sulle cose positive che accadono”. E soprattutto di “mettere in rete”  le realtà del territorio: parrocchie, istituzioni, associazioni per “riprendersi quegli spazi che qualcun altro ha voluto occupare”.  

Ma proprio nel giorno in cui a Carbonara arriva la Carovana Antimafie, nel quartiere non si fa che parlare delle presunte minacce ricevute dal parroco di ‘Santa Maria del Fonte’, don Mimmo Chiarantoni, carovana antimafie carbonara (4)-2in occasione della festa patronale in onore di San Michele Arcangelo, conclusasi proprio ieri. Minacce che sarebbero scaturite dal rifiuto del parroco di far passare la processione davanti ad alcune abitazioni di “potenti” del quartiere. Una notizia rimbalzata sui social network e diffusa da alcuni media locali, ma che questa mattina il sacerdote ha voluto smentire: “E’ assolutamente falso. Il caso si è creato da una notizia falsa, che poi non ha fatto altro che rovinare l'immagine di questo quartiere, e l’immagine di una festa che invece è andata abbastanza bene”.  

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Polemiche e dissensi sull’organizzazione della festa non sono mancati, ammette don Mimmo, ma “come accade in qualsiasi altro paese”.“Certamente – aggiunge il sacerdote – ci sono stati i soliti motivi di dissenso che avvengono in tutte le organizzazioni di feste patronali. Sono utili anche le voci contrarie, perché ci aiutano a essere più attenti, ma almeno per le feste religiose che fanno capo a questa parrocchia non c'è questo legame tra la malavita e la religiosità”. "Come chiesa - aggiunge poi don Mimmo riferendosi all'organizzazione della festa - stiamo scegliendo la via sobria, cercando di interessarci solo dell'aspetto religioso e culturale, e lasciando al paese l'organizzazione della parte civile". "Cerchiamo di dare dei segni di sobrietà e di attenzione alla storia, anche attraverso la festa. Come questo percorso sulla legalità - conclude riferendosi alla tappa della Carovana Antimafie - abbiamo legato la festa di San Michele con l'educazione alla legalità".

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