Martedì, 3 Agosto 2021
Cronaca Libertà / Piazza Enrico de Nicola

"La prossima udienza? Nel 2015", donna si incatena ai cancelli del tribunale

Il gesto di estrema protesta di una 42enne di Polignano: dal 2006 attende la fine della causa per il riconoscimento dell'invalidità causata da un incidente sul lavoro. A febbraio aveva minacciato il suicidio

Un'attesa lunga sette anni, fatta di udienze rinviate e di slittamenti, aspettando la conclusione della causa che dovrà portare al riconoscimento della sua invalidità, provocata da un incidente sul lavoro avvenuto nel 2006. Così, esasperata per una vicenda che sembra non aver mai fine, ha deciso di incatenarsi per protesta ai cancelli del tribunale di piazza De Nicola. Caterina Ritoli, 42 anni, di Polignano a Mare, è lì da due giorni. A febbraio scorso, presa dalla disperazione per l'ennesima udienza rinviata a causa del giudice in ferie, aveva minacciato il suicidio arrampicandosi sul parapetto di una finestra al quarto piano dello stesso Palazzo di Giustizia. Dopo la protesta, la donna ottenne la fissazione a breve dell'ultima udienza del processo di primo grado, che le ha riconosciuto un'invalidità dell'11 per cento per l'incidente subìto.

L'INCIDENTE - Nel gennaio 2006, in servizio come ausiliaria nel reparto di cardiologia dell'ospedale di Monopoli, Caterina è rimasta schiacciata da un carrello di 10 quintali che le ha provocato trauma cranico, disidratazione del disco, l'invecchiamento della spina dorsale di 30 anni e una frattura al braccio, oltre ad aver tenuto il busto ingessato per mesi. Finita la riabilitazione è tornata a lavoro, trasferita al poliambulatorio di Polignano, dove attualmente lavora. I tre mesi in terapia intensiva hanno costretto il marito, autista soccorritore, a lasciare il lavoro (è ancora disoccupato) per accudire i tre figli, oggi di 12, 15 e 20 anni.

UDIENZA NEL 2015 - Per Caterina quell'11 per cento riconosciuto dai giudici non è però sufficiente. Tramite il suo legale ha depositato appello ma le hanno fatto sapere che l'udienza non sarà fissata prima del 2015. "Ci sono miliardi di padri e madri - ha detto Caterina - che come me hanno subito incidenti sul lavoro e aspettano da anni che gli venga riconosciuto quello che gli spetta. Questa non è giustizia".

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