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Centri antiviolenza, donne al fianco delle donne: "Aiutiamo le vittime a riconquistare fiducia e consapevolezza"

A colloquio con Marika Massara, coordinatrice del Cav 'Il Melograno' per Mola e Triggiano: "Accogliamo le donne, supportandole nel loro percorso verso l'autodeterminazione. Il primo passo per uscire dalla violenza è parlarne"

Talvolta possono passare anche anni prima che una donna vittima di violenze decida di chiedere aiuto. Anni di soprusi fisici, psicologici, subiti molto spesso all’interno delle mura domestiche, dal  marito o dal compagno. Perché – il dato è ormai accertato – nella maggioranza dei casi le violenze di genere si consumano proprio in famiglia. Spesso la donna che subisce maltrattamenti decide di cercare supporto soltanto quando arriva a correre pericolo di vita, o ancora di più quando a diventare vittime e a rischiare la vita sono i  propri figli. Nel frattempo, però, può trascorrere molto tempo. Anni di violenze sopportate in silenzio, spesso per la vergogna di raccontare, per la paura di non essere credute, per l’assurdo senso di colpa - frutto di quella costante 'colpevolizzazione' messa in atto da chi opera la violenza - che porta alla convinzione di essere in qualche modo ‘responsabili’ di ciò che si subisce, o nell’illusione che “un giorno lui cambierà”.

E invece, la prima cosa da fare per uscire dalla spirale della violenza è parlare. “Rompere il silenzio, chiedere aiuto, e di non stancarsi di farlo, rivolgendosi ai servizi deputati all’ascolto e al supporto”. Marika Massara è la coordinatrice del servizio antiviolenza del centro “Il Melograno”  per i territori di Mola e Triggiano. Quotidianamente si occupa di accogliere e sostenere le donne che si rivolgono alla struttura. “Il nostro ruolo – spiega – è quello di accompagnare la donna alla fuoriuscita dalla violenza. Lavoriamo  sull’autodeterminazione, sul recupero delle risorse della donna, sull’autostima, sulla fiducia in sé, sulla consapevolezza”.foto-7-15

Il centro antiviolenza “Il Melograno”, nato nel 2010 a Conversano e gestito dalla cooperativa ‘Comunità San Francesco’, copre oggi, attraverso una serie di convenzioni con altri Comuni associati in Ambiti Territoriali Sociali, un’area della provincia di Bari che include, oltre ai territori di Conversano, Polignano, Monopoli, anche Mola, Triggiano, Gioia del Colle, Grumo Appula. Assistenti sociali ed educatrici professionali, psicologhe e psicoterapeute, insieme ad un’avvocata, operano all’interno del centro, pronte a sostenere le donne – sole o con figli minori - che chiedono aiuto. 

Attualmente, sono circa 211 le vittime di violenza seguite dalle operatrici del “Melograno”. Donne di età diverse, con una diversa istruzione ed estrazione sociale. “Perché la violenza di genere – sottolinea Massara – è un fenomeno assolutamente trasversale”. Donne che arrivano nel centro attraverso percorsi diversi:  indirizzate o segnalate dalle forze dell’ordine, o dai servizi sociali, o spontaneamente,  in seguito ad una richiesta di aiuto fatta al numero antiviolenza 1522. Il “Melograno” ha anche un proprio numero telefonico per le richieste di aiuto (080/4953712) attivo h24.

Nel centro la donna trova innanzitutto ascolto, nella garanzia dell’assoluto anonimato. “La donna che arriva da noi lo fa perché mossa dalla volontà di uscire dalla violenza. Certo la paura è sempre presente. Ad esempio può temere che il maltrattante scopra che si è rivolta a noi.  Noi la facciamo sentire al sicuro, assicurandole che nessuno dirà che è stata nel centro.  E poi, la prima cosa che facciamo, è dirle: ‘Noi ti crediamo’. Perché talvolta può capitare che la donna abbia già provato a raccontare, ad esempio a familiari ed amici, e non sia stata creduta”.

Qualora la situazione della vittima sia tale da mettere a rischio la sua incolumità (e quella di eventuali di figli) il centro si attiva per il trasferimento in una casa rifugio. In ogni caso, viene avviato un percorso di ascolto e di supporto che ha come primo obiettivo, appunto, quello di sostenere la donna nel recuperare fiducia, ma anche nel ricucire le relazioni sociali e familiari. Perché la donna vittima di violenza è anche isolata, controllata dal suo aguzzino, talvolta costretta ad allontanarsi dalla famiglia di origine, o a lasciare il lavoro. Un’altra forma di violenza, quella ‘economica’, che si trasforma in ulteriore fonte di dipendenza – e di ricatto – nei confronti della donna. “Accompagniamo la donna alla ricostruzione dei suoi rapporti sociali, e anche a trovare un lavoro: l’ autonomia lavorativa è fondamentale nel percorso”, spiega Marika Massara.

Un percorso che può seguire tempi diversi, che cambiano da donna a donna.  “Ci sono donne che arrivano già consapevoli, ci sono altre che hanno bisogno di più tempo. Donne che magari si rivolgono a noi, ma poi vanno via, per poi tornare dopo qualche tempo. Stiamo facendo tanto, anche grazie al sostegno della Regione. Il nostro è un lavoro di rete – sottolinea Massara – in cui è importante la collaborazione, con le forze dell’ordine, con pronto soccorso e ospedali, con i servizi sociali, con le altre associazioni di donne, con le case rifugio, con il tribunale per i minorenni”. Un lavoro che sta dando i suoi frutti, anche in termini di una maggiore consapevolezza del fenomeno, come emerge dai dati presentati oggi, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, dalla Regione Puglia. Resta, per le vittime, l’appello a parlare, a chiedere aiuto, a denunciare. Rivolgendosi alle forze dell’ordine, contattando il numero antiviolenza 1522 o rivolgendosi ai centri antiviolenza presenti su tutto il territorio regionale. 
 

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