Mercoledì, 16 Giugno 2021
Cronaca

Immunologo sospeso, pazienti senza assistenza: le famiglie si mobilitano

Il caso del dott. Mauro Minelli, sospeso dall'Ordine dei Medici di Lecce: era a capo dell'Imid di Campi Salentina, primo centro al Sud per le malattie infiammatorie croniche immunomediate. Centinaia i pazienti, anche baresi, rimasti senza assistenza, che hanno avviato due petizioni fatte pervenire al ministro Lorenzin. Ma la Regione tace

A dieci giorni di sospensione professionale del dott. Mauro Minelli dall’Ordine dei Medici di Lecce, il dramma si può toccare con mano nelle centinaia di famiglie appese al filo del rientro in servizio dell’immunologo pugliese. Centinaia di famiglie pugliesi ed italiane che vivono il dramma di malattie rare e immunomediate, compreso l’uranio impoverito di cui il dott. Minelli è specialista riconosciuto a livello internazionale, e che per difendere il loro diritto alle cure (ed alla dignità del malato) hanno avviato due petizioni, una on line, l’altra cartacea fatta pervenire direttamente al Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin.

In poche ore hanno raccolto migliaia di firme, tante quante sono le prestazioni inevase che si stanno accumulando sulla scrivania, oggi vuota, dell’immunologo leccese. A favore della causa si sono mobilitati tutti i territori, riuniti in un’unica, grande vertenza dallo sportello dei Diritti del cittadino. E non poteva essere diversamente atteso che i pazienti del dott. Mauro Minelli provengono da ogni parte d’Italia.

L’IMID, LA SPERANZA. Avevano la garanzia del diritto alla dignità delle cure allorché la Regione Puglia garantiva il funzionamento dell’Imid di Campi Salentina, il primo centro al Sud per le malattie infiammatorie croniche immunomediate da lui fortemente voluto col benestare del primo assessore alla Sanità del secondo mandato Vendola, Tommaso Fiore.

Un piccolo ospedale di provincia, nulla di speciale, destinato alla chiusura come tanti altri, ma che grazie al lavoro indefesso dei suoi operatori diviene presto fiore all’occhiello della sanità vendoliana, unico punto di riferimento nel Mezzogiorno d’Italia per pazienti colpiti da un’ampia gamma di patologie causate da un cattivo funzionamento del sistema immunitario (per intenderci, si va dal diabete all’artrite reumatoide, dal lupus alla celiachia all’asma,  al morbo di Krohn).

Con Fiore diviene anche primo centro prescrittore di farmaci biologici (facoltà consentita sino ad oggi alle sole lobbies reumatologiche) e si candida a diventare centro nazionale per le malattie emergenti. Un successo, insomma. Una grande speranza per pazienti da ogni dove che raggiungono a frotte il piccolo centro di quell’angolo d’Italia. Ogni anno 4mila pazienti transitano per quella struttura, tra ricoveri e prestazioni ambulatoriali. I numeri della mobilità attiva, drenata dentro e fuori regione, danno ben presto conferma della bontà della scelta. Sino al 2013.

BUFERA SU MINELLI, IL DECLINO DELL’IMID. Le cronache locali, infatti, fissano in quell’anno l’inizio della parabola discendente del centro salentino. E’ in quell’anno che avrebbe preso il via il duro braccio di ferro tra l’Imid e l’Ordine dei Medici di Lecce, nello specifico tra il dott. Minelli ed il presidente dell’Ordine, Luigi Pepe, che contro l’immunologo avvierà un vero e proprio procedimento disciplinare. E sarà sempre sul finire di quell’anno che Minelli deciderà di dimettersi dall’Imid, lasciando vacanti una serie di specializzazioni che nessun’altro nome riuscirà più a ricoprire. L’Ordine si scaglierà prima contro l’inadeguatezza strutturale del centro, poi contro il suo direttore responsabile, Minelli appunto.

LE ACCUSE. Presto dette le accuse, ai più apparse risibili e che andrebbero da pubblicizzazione irregolare su carta intestata del centro Imid di prestazioni non conformi ad autorizzazioni acquisite ad uso improprio di qualifica da parte di Minelli (nel mirino il titolo di “direttore” del centro salentino, nonché di “professore”, come risulta dai verbali del Senato sulle risultanze delle indagini svolte dalla Commissione Parlamentare d’inchiesta sull‘Uranio impoverito della quale il dott. Minelli era stato nominato consulente nel 2010).

Presunti abusi che gli costeranno un mese di sospensione dall’Ordine, peraltro confermata dal Cceps, la Commissione Centrale per gli esercenti le professioni sanitarie istituita presso il Ministero della Salute, alla quale lo specialista farà ricorso. Per i suoi legali, intenzionati a proseguire la vertenza in Cassazione, non solo la sanzione sarebbe sproporzionata rispetto alle succitate irregolarità ma le stesse non sussisterebbero atteso che, carte alla mano, ambedue le qualifiche andrebbero ritenute in capo a Minelli e che le specialità riportate su carta intestata del centro seguirebbero pedissequamente delibere regionali.

IL SILENZIO DELLA POLITICA. Regione che sul caso non spenderà molte parole, limitandosi ad indire il bando per la successione di Minelli alla direzione dell’Imid, avviso che però andrà miseramente deserto.  Il centro è tornato ad essere oggi la piccola Udt di provincia che era in passato,  tra lo sconforto di quelle centinaia di pazienti che nell’Imid avevano ravvisato un angolo di luce per patologie diversamente difficilmente curabili (e finanche riconoscibili) e che oggi pendono dalle sorti professionali del suo ex dirigente responsabile.

Impossibilitato, al momento, finanche ad offrire consulenza telefonica gratuita. La domanda sorge spontanea: al netto della vicenda personale del dott. Minelli, di fronte ad una enorme vertenza salute apertasi dentro e fuori la Puglia, la politica che fa? Come intende garantire il diritto alle cure di centinaia di pazienti lasciati da soli e nella disperazione più nera? Il nuovo assessore alla Salute, Donato Pentassuglia, ha sul tavolo questo dossier?


 

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